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Edoardo Ziello: “Io, deputato della Lega a 26 anni: così Salvini ha conquistato l’Italia e la mia Toscana”

Intervista al giovane parlamentare eletto a Pisa: "All'università ero l'unico iscritto al Carroccio, Salvini ha cambiato modo di fare politica, ha contatto costante e diretto con la gente normale"

Immagine di copertina
Edoardo Ziello, deputato della Lega

Il prestigioso settimanale statunitense Time qualche settimana fa ha dedicato la copertina al vicepremier italiano, Matteo Salvini, definendolo “il nuovo volto dell’Europa”.

Il governo in carica ha senza ombra di dubbio nel segretario della Lega e nel collega vicepremier Luigi Di Maio, leader M5S, i due attori principali, in grado di far schizzare alle stelle lo spread al solo pronunciare una frase di troppo.

Il connubio giallo-verde, al contempo, può vantare una classe dirigente in linea con la propria identità politica e capace di sovvertire cinquant’anni di egida del centrosinistra da una regione come la Toscana.

Questo è il caso dell’onorevole Edoardo Ziello, vincitore a Pisa nelle elezioni politiche del 4 marzo a soli 26 anni (il terzo deputato più giovane alla Camera), assessore a Cascina e leghista della prima ora.

Ziello racconta a TPI la genesi del successo toscano della Lega, del perché il pensiero salviniano si stia diffondendo a macchia d’olio e di come questo contratto di governo, a suo avviso, abbia tutte le carte in regole per restare al comando del paese per i prossimi cinque anni.

Ziello, le ultime elezioni del 4 marzo l’hanno vista trionfare a Pisa con il 33,77 per cento dei voti. Un risultato storico che dopo Cascina, ex terra del Pci, ha fatto della Toscana una regione un po’ meno rossa. Questa svolta epocale nella geografia politica del paese crede sia più merito suo e della Lega o responsabilità di una sinistra zoppa?

È grazie al nuovo approccio nel fare politica che ha sdoganato Matteo Salvini: il contatto costante e diretto con la gente normale, l’umiltà, la capacità d’ascolto e la messa al primo posto degli italiani nel sociale e nel lavoro sono gli ingredienti che ci hanno permesso di fare breccia in Toscana, soprattutto nell’elettorato che tradizionalmente si collocava a sinistra.

Nonostante i soli 26 anni di età, lei è un leghista della prima ora: all’università, per sua stessa ammissione, era l’unico iscritto alla lista del Carroccio. Perché ha scelto proprio la Lega come suo partito?

Forse ero l’unico leghista iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo pisano. Nei miei anni accademici non siamo mai riusciti a presentare una lista direttamente riconducibile alla Lega, ma ho sempre creduto che prima o poi anche la città della Torre si sarebbe aperta allo spirito di cambiamento del nostro partito e così è stato.

Ho scelto la Lega perché è l’unica forza politica che mette al primo posto, con chiarezza, gli italiani e l’interesse del nostro paese, opponendosi a una visione del mondo globalista e nichilista che rischia di danneggiare la nostra nazione.

La sua ascesa sino alla Camera dei deputati è segno di una politica che sta cambiando. Come pensa di trovare spazio nei piani di governo?

La mia presenza e quella di altri miei coetanei nel gruppo della Lega, alla Camera dei Deputati, è segno che il nostro segretario federale, Matteo Salvini, a differenza di altri leader di partito ha avviato un vero e proprio ricambio generazionale, puntando tantissimo sui giovani. E credo che questa scelta, nel futuro, lo ripagherà.

Non ho la velleità di trovare spazio da nessuna parte. Sono a disposizione del mio partito e uso la funzione di parlamentare per apportare dei benefici al mio territorio in chiave di crescita e sviluppo.

Sicurezza, immigrazione e sociale sono le parole chiave con cui la Lega è riuscita nell’impresa. Quali sono secondo lei le sfide da affrontare nell’immediato per risolvere tali problematiche?

Una delle priorità è fermare l’esodo migratorio, che si sta indirizzando verso l’Europa, passando dall’Italia, come sta già facendo il nostro ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che è riuscito a ridurre drasticamente gli sbarchi dell’80 per cento, rispetto allo scorso anno, passando dalle parole ai fatti, impegnandosi a ridurli ancora di più.

Sempre tra le priorità rientrano le politiche sociali e del lavoro. Nelle graduatorie dedicate alle case popolari e ai contributi economici bisogna dare la precedenza agli italiani, prevedendo dei criteri di indirizzo, a livello nazionale che possano essere recepiti al livello regionale e comunale.

Con la flat tax e il superamento della legge Fornero riusciremo ad aumentare le assunzioni, consentendo a migliaia di lavoratori anziani di uscire dal mondo del lavoro e di farci entrare le migliaia di giovani che attendono da anni un’occupazione.

La sicurezza rappresenta un’altra nostra priorità. A livello comunale i nostri sindaci investono sempre tanto negli organici della Polizia municipale e nella digitalizzazione, funzionale al potenziamento degli impianti di video sorveglianza.

A livello nazionale, poi, bisogna dare una svolta sotto il profilo della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata in chiave preventiva e repressiva. E infatti nel decreto Salvini abbiamo voluto dare un chiaro segnale di forte cambiamento nella gestione delle politiche di sicurezza, con il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla Mafia, l’ampliamento dell’applicazione del Daspo urbano, dei rigidi controlli per tutti i noleggi di autocaravan, al fine di evitare situazioni simili a quella del lungomare di Nizza e la cancellazione della cittadinanza italiana a tutti quegli immigrati condannati per reati di terrorismo.

Campagna regione lazio

Per un laureato in Giurisprudenza non deve esser stato piacevole vedere il proprio leader politico attaccare pubblicamente la magistratura italiana dopo il caso Diciotti. Si riconosce in quelle dichiarazioni?

L’avviso di garanzia al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, semplicemente per il fatto che ha difeso i confini, per salvaguardare la sicurezza nazionale, è una medaglia al valore. Sono fiero di avere un segretario, nonché ministro, come Matteo Salvini.

Il nodo immigrazione è al centro di quasi ogni dichiarazione fatta dal governo. Anche se i dati parlano di una diminuzione degli sbarchi, Salvini grida all’invasione. Non crede che un comportamento del genere nei confronti di questo fenomeno possa contribuire a inasprire un clima nazionale già di per sé preoccupante?

La vera diminuzione degli sbarchi si è avuta grazie alla politica di Matteo Salvini. I 700mila immigrati sbarcati in Italia negli ultimi cinque anni, piaccia o no, sono numeri che parlano da soli.

Non vedo alcun clima preoccupante. L’unico elemento preoccupante era l’elevato numero di immigrati che sbarcavano nel nostro paese che molto spesso contribuivano a generare ancora più insicurezza e marginalità sociale.

I legami stretti dal suo partito, vedi l’incontro con Orbán, sono state al centro di numerose polemiche, anche da parte del Movimento Cinque Stelle. Non contando che Salvini in questi ultimi giorni ha ripreso contatti, per future candidature locali, con i leader di FdI e FI. Pura strategia in vista delle elezioni europee di maggio o il centrodestra si prepara per quando i presupposti di questo contratto di governo svaniranno?

L’esecutivo durerà cinque anni. Con il M5S abbiamo un’alleanza di governo per il bene del paese. Paese, che per colpa di una legge elettorale sbagliata del Pd rischiava l’ingovernabilità.

Noi all’ingovernabilità abbiamo preferito il senso di responsabilità, trovando un accordo con il M5S che si è tramutato nel contratto di governo. La coalizione di centrodestra resta comunque la nostra posizione naturale.

Sul suo futuro invece, lei rispecchia in toto i canoni della nuova classe dirigente leghista, quindi le chiedo: pensa mai ad una sua candidatura per il dopo Salvini?

La ringrazio per il complimento ma sono sicuro che Matteo Salvini durerà ancora un bel po’, alla faccia dei gufi, poiché è una persona capace, umile e coerente per cui ‘il dopo Salvini’ non è una questione che mi preoccupa. Bisogna pensare a far tornare grande e forte il nostro paese e non ai ruoli dirigenziali.