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Migranti, la gaffe del ministro Bonisoli: “Rischio specie infestante, la cultura come antidoto”

Il ministro ha espresso il suo parere su immigrazione e accoglienza definendo i migranti che non si integrano come una specie infestante

Immagine di copertina
Il ministro Bonisoli. Credit: Getty Images

“Quando arrivano alcune specie di piante da fuori, se non c’è un processo artificiale che regola l’acclimatamento, la specie diventa un infestante e manifesta i suoi effetti negativi”.

Queste le parole del ministro ai Beni culturali, Alberto Bonisoli, che ha usato una metafora per esprimere la sua opinione in riferimento all’integrazione dei migranti che arrivano in Italia e in Europa.

“Qui invece  vogliamo che attraverso la diversità, che è una ricchezza, si raggiunga un’altra ricchezza che è la crescita del tessuto sociale e della qualità della vita. Abbiamo una concreta opportunità di farcela e la cultura è uno degli elementi che può aiutare questo processo”.

Sempre proseguendo con la sua metafora botanica, il ministro ai Beni culturali ha aggiunto: “Quando una pianta arriva da fuori ha bisogno di tempo per acclimatarsi, ma questo tempo nel nostro paese non credo sia stato sufficiente, abbiamo situazioni di disagio, di paura da parte di gente che non ha capito questo cambiamento e come possa essere affrontato”.

“La cultura può essere un modo per accelerare questa modalità di acclimamento, quando arrivano queste specie da fuori, per far sì che non diventi un infestante, con effetti negativi che non sono quelli che stiamo cercando”.

Ricorrendo a una metafora che può facilmente essere mal interpretata, il ministro ha espresso la sua opinione su accoglienza e immigrazione, due temi resi ancora più delicati a seguito della recente approvazione del decreto Sicurezza.

La cultura, secondo Bonisoli, può essere un ottimo strumento per permettere una maggiore e più facile integrazione per chi arriva in Italia, evitando quindi che si generino episodi di violenza o di mancato “acclimatamento” con risvolti negativi per la società italiana.

Non è la prima volta che le affermazioni del ministro dei Beni culturali fanno discutere. Solo alcuni giorni fa, Bonisoli aveva affermato scherzosamente che abolirebbe volentieri Storia dell’arte dal programma scolastico perché  “al liceo era una pena”.