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“Come facciamo a cacciare Salvini?”: il ministro dell’Interno contro un presunto compito in classe di una scuola di Bologna

"Scriverò al ministro della Pubblica Istruzione" denuncia Salvini sui social. Il provveditore: "Il caso non esiste"

Immagine di copertina
Il post di Salvini su Instagram

“Come facciamo a cacciare Salvini?”: lo strano caso del presunto compito in classe di una scuola di Bologna

Lo sfogo sui social arriva forte, contemporaneamente su Facebook, Twitter e Instagram: “A Castel del Rio, Bologna, una insegnante di italiano delle medie avrebbe chiesto agli studenti: “Come facciamo a cacciare Salvini?”. Accomunato a inquinamento, desertificazione, guerra e malattie…” – scrive lo stesso Matteo Salvini sui propri canali ufficiali – “Non ci voglio credere, e infatti andrò fino in fondo per verificare se siamo di fronte a uno scherzo o a una triste realtà. Scriverò al ministro della Pubblica Istruzione. Un abbraccio a quei bimbi da parte di un papà che lavora per una scuola senza pregiudizi politici e in un Paese libero”.

Come facciamo a cacciare Salvini

Il tweet di accusa del ministro

“Come facciamo a cacciare Salvini?”: tutta la storia

La storia però sembrerebbe diversa.

Come racconta Repubblica, non si tratterebbe della traccia di un tema né di un compito a casa: “Si tratta della ‘bottega dei desideri’, una pratica didattica fatta all’inizio di un nuovo ciclo scolastico per far conoscere i bambini tra di loro e all’insegnante” spiega il direttore dell’ufficio scolastico dell’Emilia Romagna Stefano Versari –  “Un caso che non esiste”.

Scrive Repubblica che funziona così: ogni alunno esprime un desiderio e trascrive sul quaderno quelli degli altri, per parlarne poi insieme al docente e conoscersi. Il ‘casus belli’ sarebbe un desiderio particolare, “cacciare Salvini” appunto, che l’insegnante avrebbe anche chiesto di non trascrivere insieme agli altri.

“Per precauzione ho chiesto sull’episodio una relazione scritta” – prosegue Versari – “Ma ho la percezione di una realtà che cerca l’esorbitanza, e che quando l’esorbitanza non c’è tende a costruirla”, a “stravedere rispetto alla realtà”. “Non è un bel segnale” chiosa.

Nel frattempo la macchina social però è partita: i post di Salvini hanno raccolto in meno di un’ora circa 30.000 feedback tra like, retweet e preferiti.