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Trentenni ed europeisti, “la propaganda della Lega non ci fa paura”: nasce Volt
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Trentenni ed europeisti, “la propaganda della Lega non ci fa paura”: nasce Volt

Andrea Venzon, fondatore e presidente di Volt a soli 26 anni, racconta a TPI come nasce il movimento paneuropeo e cosa si propone di raggiungere alle prossime elezioni europee

04 Ott. 2018
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“Volt nasce la mattina dopo la Brexit, proprio come una reazione a un evento politico decisivo. Quel primo shock, che poi ne ha preannunciati molti altri, mi ha fatto venire l’idea”.

Andrea Venzon, fondatore e presidente di Volt a soli 26 anni, racconta a TPI come nasce il movimento e cosa si propone di raggiungere alle prossime elezioni europee.

“Insieme a una ragazza francese e a un ragazzo tedesco abbiamo lanciato l’idea, il 29 marzo 2017, il giorno della notifica della Brexit, abbiamo lanciato la pagina fb, abbiamo ricevuto solo quel primo giorno 600 richieste per diventare volontari”, racconta Andrea.

“Da lì ci siamo messi a lavorare. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo creato le basi, l’organizzazione, le politiche. Abbiamo fatto un grande lavoro di preparazione. Da poco prima dell’estate siamo cresciuti, abbiamo da poco superato i 15mila iscritti. Siamo in ogni paese dell’Unione europea, più Albania, Svizzera e adesso stiamo aprendo anche in Macedonia”.

Chi fa parte del movimento?

L’età media è di 35-36 anni, circa il 70 per cento dei nostri iscritti non ha mai fatto parte di un partito politico prima. Stiamo attirando persone fuori dai partiti tradizionali, ed è una cosa molto importante: se vuoi fare qualcosa in meglio è importante che partecipi anche chi non è militante.

Avete attirato un elettorato che si era allontanato dalla politica?

Abbiamo aperto nove partiti politici, tra poco dieci. Entro fine anno ne vogliamo aprire 14 in tutta Europa.

Cosa si propone il movimento?

Nasce come movimento in difesa e con la voglia di riforma dell’Unione europea, e dei valori a essa associati, anche in risposta alle tensioni che l’hanno attraversata.

Non credete che esistesse già qualcosa del genere cui aggregarsi?

Purtroppo no, ci sono ovviamente partiti nazionali che ogni tanto hanno delle idee, ma quello che manca davvero è un partito transnazionale, fatto da persone qualunque, prima di tutto per tornare a credere che è possibile farlo. 

Io, per esempio, seguivo la politica ma non mi ero mai iscritto a un partito politico, quindi tutte le persone che in questo momento hanno bisogno di partecipare sono entrati in Volt.

Ci sono partiti come Diem25, il partito di Varoufakīs, che si era proposto di ricreare una struttura paneuropea, ma con il quale non mi sono sentito molto vicino per almeno tre ragioni: una è il fatto che da subito è stato chiaramente improntato sulla figura di un leader forte, non credo che un progetto sostenibile nel lungo termine possa essere delegato a una persona sola.

Il secondo è l’appartenenza a un orientamento politico. Infine Diem25 ad oggi ha utilizzato una strategia politica un po’ diversa: ha cominciato a inglobare partiti ristretti, cosa che noi come Volt stiamo cercando fortemente di non fare.

L’unico modo per creare un partito transnazionale è confrontarsi con partiti transnazionali.

Vi hanno a volte accostato al M5S, e voi vi siete anche discostati. Eppure come il M5S anche voi volete partire dalle persone comuni. Eppure l’esperienza mostra che a volta questa “inesperienza” politica non abbia dato sempre buoni risultati. Non ha paura che persone comuni che si approcciano alla politica non si ritrovi in situazioni difficili da fronteggiare?

Quello che vedo io è che attiriamo persone di altissima qualità, molti esperti, gente che sa quello che dice e che fa. Per esempio abbiamo gente dall’Onu, accademici, del settore privato, ci sono anche figure di eccellenza oltre i giovani. Più ci si avvicina a sfide elettorali, come le europee, più gente che ha un passato politico si interessa al progetto.

Noi non escludiamo persone che hanno già fatto politica.

Sulla questione migranti come siete orientati in termini di accoglienza?

Sulla parte di immigrazione portiamo vanti un modello europeo. Non abbiamo dei confini europei, questo vuol dire che tutta la pressione ricade sui paesi di frontiera. La prima cosa da fare sono delle riforme per fare in modo che la pressione sia condivisa tra i paesi membri.

Per seconda cosa ci devono essere delle penalizzazioni finanziarie per chi non vuole condividere questo peso.

In particolare su tutti i rifugiati siamo del parere che sia giusto accoglierli tutti, se ci fosse una guerra in Europa è quello che ci aspetteremmo dagli altri. I migranti economici bisognerebbe poterli indirizzare molto più in fretta e rimpatriarli se necessario.

Quindi voi siete comunque per una distinzione tra rifugiati e migranti economici?

Esatto. Per noi i migranti economici da carestie li consideriamo come rifugiati.

Ci saranno molte cose che cambieranno con il decreto Salvini, come siete orientati sull’accoglienza, qual è la vostra linea?

Non siamo d’accordo con la linea adottata da questo governo. Quindi l’idea di chiudere i porti o essere aggressivi con i rifugiati non è l’idea che condividiamo. Siamo molto più favorevoli a una politica dell’efficienza e del controllo. Non bisogna mai perdere di vista la situazione.

Prendiamo il caso della Diciotti, dopo settimane di retorica, dei migranti salvati poi se ne sono perse le tracce. Noi vorremmo che ci fosse più organizzazione, ma non vogliamo che le crisi vengano gestite con la retorica.

Questi sono i grandi limiti dell’Europa, che non ha il potere per gestire la situazione.

Sapete che vi state andando a scontrare, nelle prossime elezioni, con partiti che vogliono dare tutta un’altra impronta allo spirito che animava prima l’Europa?

Volt è nato proprio per questo motivo. È chiaro che ormai da qualche anno che c’è questa deriva: le necessità che l’Europa non riesce più a soddisfare e che portano molti cittadini a non credere più nell’Europa. Vogliamo essere paladini di un sistema di integrazione, ma anche dimostrare che questa Europa non funziona.

Cosa sperate di ottenere come primo risultato?

A livello europeo puntiamo a 25 europarlamentari da sette paesi, per avere un gruppo indipendente con un programma comune. Persone da tutta Europa che lavorano su una linea comune.

Puntiamo a correre in più paesi possibile, in Italia puntiamo comunque a essere una presenza forte. Qui dove ci sono davvero poche alternative. Ai nostri eventi vengono tante persone che dicono “io non so chi votare”, quindi c’è tanta spinta dai cittadini per rappresentarli.

Alla fine chi diceva così votava 5 stelle, è l’alternativa dell’alternativa?

Nei Cinque Stelle si sono rifugiate molte persone sperando di trovare qualcosa di buona, e ora sono a loro volta delusi dal movimento. Non sono più l’alternativa giusta per il 30 per cento degli italiani. Da destra e sinistra comunque ci sono molte persone deluse.

In Italia abbiamo più di 2mila iscritti, siamo in oltre 60 città.

Salvini non vi fa paura?

No, anzi ci dà molta energia. Quando le risposte sono solo slogan, la gente comincia a infastidirsi. Questo sta succedendo con i 5 Stelle e accadrà anche con la Lega. Ci siamo muovendo con uno sforzo programmatico, proprio per contrastare la propaganda.

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