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Quando la polizia interruppe l’ultimo concerto dei Beatles (su un tetto di Londra)

Il 30 gennaio 1969 i quattro di Liverpool suonarono per l'ultima volta dal vivo e scelsero di farlo sul tetto di un edificio londinese (prima dell'arrivo della polizia)

Immagine di copertina

Quando la polizia interruppe l’ultimo concerto dei Beatles (su un tetto di Londra)

Tutte le più belle avventure hanno una fine, spesso condita di amarezza e dispiacere. Ma anche un finale amaro può comunque essere glorioso e indimenticabile. È probabilmente il caso della grande avventura dei Beatles e del loro ultimo concerto, che si tenne il 30 gennaio 1969.

Il quartetto composto da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr era nato meno di un decennio prima nei locali notturni di Liverpool, nel nord dell’Inghilterra, e solo nel 1963 aveva pubblicato il suo primo album, Please Please Me.

Nei sei anni a seguire i quattro ventenni erano diventati la band più nota al mondo e attraverso una sequenza impressionante di album, sintomi di una verve creativa inarrestabile, erano maturati a vista d’occhio, influenzando al tempo stesso la musica di tutto il panorama rock dei loro contemporanei, nonché il costume della società dell’epoca.

La fine vera e propria sarebbe arrivata solo il 10 aprile 1970, quando Paul McCartney annunciò ufficialmente la sua dipartita dal gruppo, un mese prima dell’uscita dell’ultimo album composto dai quattro, Let It Be, ma quella di gennaio è spesso ricordata come la fine simbolica dei fab four, visto che si trattò dell’ultima volta in cui il gruppo suonò insieme dal vivo, e lo fece in grande stile.

La performance avvenne infatti sul tetto sopra al quinto piano del palazzo dell’etichetta discografica di loro proprietà, la Apple, al numero 3 di Savile Row a Londra, e fu ripresa dalle macchine da presa che stavano girando il documentario Let It Be, che sarebbe stato il documento definitivo dei loro ultimi mesi insieme.

Nell’occasione, i Beatles suonarono diverse versioni di cinque canzoni – Get Back, Don’t Let Me Down, Dig a Pony, I’ve Got a Felling e One After 909 – e dopo 42 minuti di esibizione furono costretti a fermarsi a causa dell’arrivo sul tetto della polizia londinese, obbligata a intervenire per il forte volume e per l’ingorgo che si era creato sotto al palazzo e nelle vie limitrofe una volta sparsasi la voce del concerto.

“C’era l’idea di suonare di nuovo dal vivo, e ci chiedevamo dove saremmo potuti andare: magari al Palladium, o nel Sahara. Ma avremmo dovuto organizzare un grosso spostamento, così abbiamo deciso: ‘Andiamo sul tetto’”, ha ricordato Ringo Starr.

(L’articolo prosegue dopo la foto)

Lo spettacolo sul tetto iniziò verso mezzogiorno, più meno all’ora in cui gli impiegati dei vicini uffici andavano a pranzo. Così, nonostante potesse vederli solo chi si trovava ai piani più alti, in molti si radunarono in basso una volta partita la musica.

Per scongiurare il freddo del gennaio londinese, Lennon aveva preso in prestito la pelliccia di Yoko Ono, mentre Ringo Starr indossò l’impermeabile rosso della moglie Maureen. Inoltre, per evitare che il vento diventasse un problema per il suono, i microfoni furono avvolti con calze da donna, che l’ingegnere del suono Alan Parsons dovette comprare quella mattina.

“Entrai in questo grande magazzino e dissi: ‘Mi servono tre paia di collant. Non importa di quale taglia’”, raccontà Parsons. “Pensavano che fossi un rapinatore di banche o un travestito”.

Il traffico a Savile Row e nelle strade limitrofe si interruppe, fino a quando la polizia non arrivò dalla centrale di West End Central e salì sul tetto per chiedere al gruppo di smettere di suonare.

Terminata l’ultima versione di Get Back, rimase storica la battuta di John Lennon al microfono, che salutò l’invisibile pubblico esclamando: “Vorrei ringraziare a nome del gruppo, spero che abbiamo passato l’audizione”.

Nonostante il loro concerto rimanga il più famoso tra i pochi che abbiano avuto luogo su un tetto, non si trattò del primo. Questo primato va al gruppo californiano dei Jefferson Airplane, che il 7 dicembre 1968, poco più di un mese prima dei Beatles, suonò in cima allo Schuyler Hotel di New York. È rimasto storico anche quello degli U2 che, citando esplicitamente i Beatles, registrarono nel 1987 il video per il loro singolo Where the Streets Have No Name sul tetto di un negozio di liquori di Los Angeles, anche in questo caso prima di smettere a causa dell’intervento delle forze dell’ordine.

L’evento fu tanto più importante perché, sebbene allora nessuno sapesse che si trattava della loro ultima esibizione dal vivo, era in ogni caso la prima dopo tre anni, dall’agosto 1966, quando dopo anni di tour a getto continuo, i quattro avevano deciso di smettere con i live per esaurimento e perché l’isteria del pubblico era tale da non permettere loro nemmeno di ascoltarsi mentre suonavano.

Di quella performance di circa 40 minuti, abbiamo ancora oggi modo di avere un’idea piuttosto precisa…