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Si può vivere senz’auto? Il gruppo di famiglie italiane che vi ha rinunciato
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famiglie senza auto
Linda Maggiori, fondatrice del gruppo 'Famiglie senz'auto', con il marito e i loro quattro figli

Si può vivere senz’auto? Il gruppo di famiglie italiane che vi ha rinunciato

"Si risparmiano soldi e si guadagna in salute": le storie di chi ha scelto di fare a meno della macchina. Ma sulla mobilità sostenibile l'Italia è ancora molto indietro

04 Ott. 2018
famiglie senza auto
Linda Maggiori, fondatrice del gruppo 'Famiglie senz'auto', con il marito e i loro quattro figli

Sei bici, un cargo bike, un rimorchio. Ma nel garage della famiglia di Linda e Giovanni, non c’è nemmeno un auto. La coppia, da circa otto anni, ha deciso di rinunciare al più comune e utilizzato mezzo di trasporto.

“Una decisione presa quando un’auto ha invaso la nostra carreggiata e ci ha distrutto la macchina”, racconta Linda Maggiori a TPI. “Siamo vivi per miracolo e da allora non l’abbiamo più ricomprata, inizialmente appunto per paura e per motivi economici, poi si sono aggiunti i motivi etici, ecologici e di salute. L’auto inquina, consuma spazio, crea traffico e incidenti, e il combustibile è causa di tante guerre nel mondo”.

Residenti a Faenza, in provincia di Ravenna, Linda, suo marito e i loro quattro bambini hanno trovato modalità differenti per spostarsi in città e oltre.

“Nei tragitti brevi (nel raggio di 8 chilometri) andiamo in bici: per andare a scuola, al lavoro, a fare spesa”, spiegano. “Nei tragitti lunghi andiamo coi mezzi pubblici. Solo raramente chiediamo auto in prestito ai nonni: purtroppo da noi non c’è carsharing, ma lo avremmo comunque usato raramente”.

Quello di Linda e Giovanni non è, però, un caso isolato. La signora Maggiori, che conta anche varie pubblicazioni a tema ambientale (tra le tante, anche Impatto Zero. Vademecum per famiglie a rifiuti zero per Dissensi edizioni), ha parlato “di un 14 per cento di italiani che non hanno un’auto di proprietà, famiglie che vivono più che altro nel nord Italia, in grandi città dove la presenza di mezzi pubblici è ingente”.

Dopo aver aperto su Facebook il gruppo ‘Famiglie senz’auto’, i due genitori hanno scoperto di non essere gli unici ad aver scelto di dire no all’automobile: la community conta oltre mille iscritti, provenienti da tutta Italia, che condividono sul social network le loro esperienze di mobilità sostenibile. E, naturalmente, i vantaggi che ne derivano.

“I benefici sono di natura salutare, economica e di tempo”, prosegue Linda. “Ci ammaliamo poco, i nostri figli sono abituati fin da piccoli a pedalare anche con il freddo o con la pioggia. Risparmiamo tantissimo, quasi un mezzo stipendio l’anno, tanto che possiamo permetterci di lavorare di meno”.

“Federconsumatori dice che per mantenere un’auto si spende circa da 4mila ai 7mila euro l’anno. Vantaggi anche di tempo, visto che possiamo stare più vicini ai nostri figli. Infine non bisogna escludere i risvolti etici di non contribuire ad un sistema ingiusto. I benefici sono anche per la comunità, visto che prediligiamo fare spesa in negozi di quartiere, mercatini locali, produttori locali”.

Linda Maggiori, fondatrice del gruppo ‘Famiglie senz’auto’

Eppure, nonostante il numero in crescita di famiglie che vivono senz’auto o che la utilizzano soltanto in rari casi, le loro esperienze si muovono nettamente in controtendenza rispetto allo scenario italiano che vede l’Italia, secondo una ricerca pubblicata lo scorso agosto da Autoprometec, primeggiare in Europa per tasso di motorizzazione.

Dal 2008 al 2016 il tasso di motorizzazione, ovvero il rapporto tra auto e abitanti sul territorio, è passato nel nostro Paese da 60,1 a 62,4 vetture per ogni 100 abitanti.

Dietro questi numeri, si nascondono ragioni sia strutturali, mancanza di piste ciclabili e funzionamento scadente del trasporto pubblico, sia culturali, dal momento che gli italiani amano spostarsi con la propria auto anche per brevi tratti.

“Nel 2016 in Italia si registrava un valore vicino a 0,7 auto per abitante (tra questi si contano anche i bambini, gli under 18 e gli over 80)”, spiega Paolo Pileri, ordinario di pianificazione territoriale e ambientale presso il Politecnico di Milano.

“È follia: 45 milioni tra auto, furgoni e camion occupano una superficie di 540 chilometri quadrati, pari alla somma delle province di Prato e Trieste. Chissà che l’esempio lanciato da ‘Famiglie senz’auto’ possa portare sempre più cittadini a ridurre da oggi in poi il numero di auto”, osserva il docente.

“Si potrebbe iniziare dallo scoraggiare l’acquisto della seconda auto e dal facilitare la vita a chi si muove in maniera sostenibile. Non è accettabile che l’egoismo e la cecità di alcuni (gli automobilisti inutili, quelli che potrebbero tranquillamente fare a meno dell’auto… e non sono pochi nelle grandi città) producano una peggior qualità della vita e della salute a tutti (compreso loro stessi)”.

Trovare delle alternative all’uso dell’auto non è facile: numerose linee ferroviarie, secondo l’ultimo rapporto di Pendolaria, lo studio annuale di Legambiente che fa il punto sul trasporto in treno, sono state tagliate, mentre nelle città scarseggiano le piste ciclabili.

“Nel mio paese anziani e ragazzini senza patente non sanno come muoversi, devono farsi sempre scarrozzare. In tanti paesini non ci sono nemmeno i marciapiedi adeguati”, rimarca Linda Maggiori.

“È un circolo vizioso: più auto ci sono, più i mezzi pubblici vengono tagliati, oppure laddove ci sono rimangono imbottigliati nel traffico e fanno ritardo, quindi la gente si orienta sempre di più verso le auto private, alimentando il circolo. Dobbiamo invertire la tendenza e prendere esempio dal Nord Europa“.

Lì, infatti, a partire dalla Danimarca per passare ai Paesi Bassi, le esperienze virtuose di cittadini che vanno al lavoro in bici, anche attraversando lunghe tratte, si moltiplicano a macchia d’olio. Incentivi strutturali, certo, ma anche una maggiore predisposizione mentale e culturale da parte dei residenti al non utilizzo dell’auto.

“Il primo nemico della mobilità sostenibile è l’ignoranza che ovviamente si muove assieme alla comodità”, chiosa il professor Pileri. “Non basta lavorare nelle scuole educando i cittadini di domani, se nel frattempo quelli di oggi continuano a usare l’auto e magari portano pure a scuola i loro figli in auto tutti i giorni per poche centinaia di metri”.

“Non nascondiamoci, poi, dietro al fatto che le scelte urbanistiche del passato (case sparse, villettopoli, centri commerciali e quant’altro) hanno messo e moltiplicato le premesse per questa sciagurata ed eccessiva mobilità privata”.

“Le soluzioni sono difficili e forse non tutto è più risolvibile, ma occorre assolutamente fermare quell’urbanistica così egoista e cieca e non fare più errori (cosa che ad oggi non è scontato). La ricetta qui potrebbe partire da un’azione meno complicata di quanto si pensi anche se mal digeribile: fermare ora i consumi di suolo”, conclude il professore.

Parole che arrivano a pochi giorni dalla conclusione della ‘Settimana europea della mobilità sostenibile’, iniziativa comunitaria che, dal 16 al 22 settembre 2018, ha trattato in numerose città il tema di un trasporto più economico, salutare e attento all’ambiente.

Proprio durante le giornate dell’iniziativa, Linda Maggiori, accompagnata da Roberto Luffarelli, responsabile di ‘Turismo Senz’auto’, ha incontrato il deputato Luciano Cantone (M5S), della commissione Trasporti della Camera.

Al parlamentare i gruppi hanno portato le loro proposte. “A partire dalla petizione ‘Bimbi e ragazzi gratis nei mezzi pubblici’, che ha raccolto più di 10mila firme: Cantone ha espresso pareri molto positivi e fiducia che si possa realizzare in tempi brevi”, dice la Maggiori.

“Sarà suo impegno parlarne in commissione Trasporti e coinvolgere Trenitalia. Abbiamo poi parlato delle necessarie riforme del Codice della Strada e Cantone ci ha rassicurato che verranno introdotti l’obbligo per senso unico eccetto bici, Ztl e zona 30 davanti alle scuole, lo stop avanzato al semaforo per bici e altre riforme suggerite anche dalla Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus)”.

“Abbiamo sottolineato l’importanza di un bike to work nazionale e di campagne di pubblicità progresso (finora inesistenti) che spingano le persone ad andare al lavoro o a scuola in bici”, continua Linda.

“Io ho proposto di aumentare il bollo per il possesso dell’auto. Ma su questo punto, molto democratico e poco populista, i Cinque Stelle faranno probabilmente molta fatica a convincere il loro alleato. Speriamo che tengano fede alle promesse che ci hanno fatto, vorrei essere ottimista, ma la lobby automobilistica è molto radicata in Italia e quindi non mi sbilancio”.

In attesa di riscontri governativi e legislativi, le famiglie senz’auto continuano a sensibilizzare l’opinione pubblica. Fiere e motivate, in sella alle loro bici.

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