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Austria, Kurz riscrive il Risorgimento: “Fu guerra di aggressione contro l’impero asburgico

I moti risorgimentali sono descritto nei libri di scuola come esempi di nazionalismo e di repressione nei confronti degli austriaci

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Credit: Getty Images

Nei libri scolastici assegnati agli studenti dell’Austria la storia del Risorgimento italiano è presentata sotto una luce totalmente diversa rispetto a quella a cui siamo abituati.

La narrazione della storia italiana infatti prende in considerazione date importanti come la proclamazione dell’unità del 1861, la breccia di Porta Pia del 1870, la morte di Garibaldi nel 1882 o ancora i Patti lateranensi del 1929.

Non c’è invece alcuna menzione dei 30 anni di moti d’indipendenza contro il potere austriaco in Italia e i pochi riferimenti sono fatti per mettere in cattiva luce gli italiani che si sono ribellati al controllo del Kaiser.

Come scrive La Stampa, leggendo il libro scolastico Geschichte live per le scuole medie, si possono trovare numerosi elogi di Francesco Giuseppe e un riferimento al fatto che “dopo il 1848 l’imperatore e il suo governatore generale (il maresciallo Radetzky, ndr) erano gli uomini più odiati in Italia del nord”.

“Agli occhi degli Italiani erano loro due ad aver fatto fallire le aspirazioni dell’Italia all‘unità e alla libertà”.

Anche il testo VG3 Neu presenta il Risorgimento come un movimento guidato da” oppressori nazionalisti”.

“Nel Diciannovesimo secolo, ambiziosi uomini di Stato capirono che l’idea nazionale si adattava in modo eccellente al raggiungimento dei loro personali obiettivi politici. Volevano espandere i loro Stati a costo degli altri, e allo scopo utilizzarono come giustificazione l’idea nazionale. In molte parti del mondo ancora oggi si fa politica in modo simile”.

L’obiettivo dei leader del Risorgimento in realtà era quello di “dividere l’impero asburgico”, secondo i testi scolastici austriaci.

“Il Piemonte nella seconda metà del Diciannovesimo secolo si sviluppò in un moderno ed efficiente Stato-modello. Appoggiò l’idea di una divisione dell’Austria”.

“Con un’abile politica estera, il regno di Piemonte-Sardegna si guadagnò l’alleanza di Francia, Gran Bretagna e Prussia. L’Austria invece era isolata (…). Quando nonostante ciò rischiò e scese in guerra, le truppe alleate di Francia e Piemonte-Sardegna sconfissero l’esercito austriaco, male organizzato, a Magenta e Solferino”.

Anche il testo di storia Bausteine, della casa editrice di Stato, il capitolo sul Risorgimento è intitolato “Il nazionalismo”.

“Dopo il congresso di Vienna venne ristabilito il vecchio ordine. I prìncipi regnanti restarono ancorati ai loro diritti ereditari. I popoli erano in maggioranza solidali con i loro governanti. Gradatamente in Europa si fece strada l’idea che in uno Stato potessero convivere solo persone con il medesimo passato storico, la medesima lingua e la stessa cultura. Coloro che non rientravano in questo disegno non avrebbero goduto di pari dignità”.

In base a questa descrizione, i moti risorgimentali italiani sono visti come mere esempi del nazionalismo italiano che si scaglia contro gli austriaci, presentati come minoranza etnica.

“Questa idea si chiamava nazionalismo. In alcuni paesi, come l’Italia o la Germania di oggi, le genti che avevano quei fattori in comune vivevano in tanti piccoli stati divisi tra loro. In altre zone geografiche, come per esempio nell’impero asburgico, vivevano insieme popoli con culture e lingue differenti. Molti nazionalisti erano pronti ad usare anche la violenza per realizzare il desiderio di avere un loro Stato e una propria nazione”.

Se gli italiani in questa storia sono i cattivi nazionalisti, Francesco Giuseppe non può che essere il buono dallo spirito globalista.

“I funzionari del Kaiser rinsaldavano il suo dominio con una amministrazione corretta e unitaria (…). L’imperatore vedeva se stesso come il signore di tutti i suoi popoli. Voleva accrescere il prestigio dello Stato nella sua interezza. Per questo le pretese delle singole nazioni vennero represse”.