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Le persone dicono raramente “grazie” quando vengono aiutate

I ricercatori dell'Università di Sydney hanno registrato le conversazioni in otto lingue diverse, in cinque continenti, per comprendere quanto spesso venga utilizzata l'espressione "grazie". Ecco cosa hanno scoperto

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Le registrazioni di oltre un migliaio di conversazioni casuali effettuate in tutto il mondo hanno svelato che le persone non dicono quasi mai “grazie” quando gli altri le aiutano. dire grazie

Gli scambi sociali quotidiani, che si sono svolti in otto lingue diverse in cinque continenti separati, evidenziano una riluttanza globale a riconoscere banali favori, come passare il sale a tavola.

Nel complesso, le persone hanno espresso i loro ringraziamenti solo una volta su 20.

In quasi tutte le culture interessate dalla ricerca, le persone hanno dato per scontato che ci sia aiuto reciproco al punto che non è più necessario dire grazie. 

“Nell’interazione quotidiana informale in tutto il mondo, la norma generale è quella di rispondere al comportamento cooperativo di un altro senza dire esplicitamente grazie, ma semplicemente continuando con le proprie attività”, affermano gli scienziati sulla rivista specializzata Royal Society Open Science.

I ricercatori hanno studiato 1.057 conversazioni registrate da telecamere fisse e microfoni nelle case delle persone o nei luoghi in cui le comunità si riuniscono normalmente. Tutti gli scambi registrati riguardavano persone che si conoscono bene, come amici e familiari.

In contesti più formali, come l’acquisto di cibo nei negozi, gli scienziati ritengono che le espressioni di ringraziamento siano molto più comuni.

Secondo i ricercatori, i risultati dello studio dicono molto anche sulle tradizioni linguistiche.

In tutte le otto lingue, tra cui Cha’palaa in Ecuador, Siwu in Ghana, Lao in Laos, polacco, russo, Murrinh-Patha in Australia, italiano e inglese, le persone erano molto propense ad aiutare gli altri quando veniva loro richiesto. In media, le persone hanno fornito aiuto immediato nell’88 per cento dei casi, manifestando felicità nel collaborare.

Gli scienziati hanno cercato di “catturare” tutte le espressioni che in qualche modo potessero indicare un ringraziamento. In inglese, alcuni termini come “sweet” (dolce) e “good job” (buon lavoro) hanno la stessa valenza di “grazie”.

Mentre aiutarsi è la norma, esprimere ringraziamenti non lo è affatto. “Grazie” è apparso più in inglese (14,5 per cento) e in italiano (13,5 per cento), ma molto meno in polacco (2 per cento) e Siwu (0,8 per cento). Gli abitanti di Cha’palaa, però, non hanno parole per dire “grazie”. Non è insolito che alle lingue manchi lquesta espressione, sostengono gli scienziati.

“Ciò non significa che le persone siano universalmente sgarbate, né che chi parla inglese sia meno maleducato di chi parla altre lingue”, ha dichiarato Nick Enfield, ricercatore capo dello studio presso l’Università di Sydney. “Non dovremmo confondere il sentimento di gratitudine con l’atto di esprimerlo”.

“Nell’interazione quotidiana, la cooperazione è la regola: la vita sociale prospera perché è nella nostra natura chiedere aiuto ricambiare con un gesto, piuttosto che solo a parole”, ha affermato Enfield. “C’è letteralmente un accordo non detto che le persone si aiuteranno a vicenda”.