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Migranti, il no della Tunisia a Salvini: “Nessun rimpatrio fuori dagli accordi”
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Tunisia a Salvini
Il ministro degli Interni Matteo Salvini

Migranti, il no della Tunisia a Salvini: “Nessun rimpatrio fuori dagli accordi”

"Lì non c'e' guerra e non c'è carestia" ribadisce il ministro degli Interni. Martedì incontro decisivo

15 Set. 2018
Tunisia a Salvini
Il ministro degli Interni Matteo Salvini

Migranti, il no della Tunisia a Salvini: “Nessun rimpatrio fuori dagli accordi”

“Stiamo lavorando sui flussi migratori in arrivo dalla Tunisia. Martedì avrò un incontro a Roma, lì non c’è guerra e non c’è carestia e non si capisce perché barchini o barconi devono partire dalla Tunisia e arrivare in Italia”. Il virgolettato è di ministro dell’Interno Matteo Salvini che ribadisce la posizione sua e del governo a margine di un evento a Milano.

Il leader della Lega ha chiarito anche la questione in merito ai rimpatri con voli charter: “Ci stiamo lavorando. Siamo a lavoro anche per cambiare accordi che altri ci hanno lasciato che non sono assolutamente soddisfacenti. Voli charter già ne partono per la Tunisia settimanalmente, l’importante è che ne partano di più e con più gente a bordo”.

Tunisia a Salvini, arriva il no sui rimpatri

La risposta della Tunisia non si è fatta attendere. Scrive Repubblica:

“La Tunisia ha detto no a procedure velocizzate e a rientri diversi da quelli previsti dagli accordi in atto che limitano ad 80 il numero di persone da rispedire indietro con due voli charter due volte a settimana”.

Occhi puntati quindi ora sulla situazione dei 184 tunisini arrivati venerdì mattina a Lampedusa su sette imbarcazioni, i quali, nonostante l’annuncio di Salvini che pretendeva l’intervento di Malta per fermarli, dovranno attendere per il rimpatrio.

Qualora i migranti intendessero presentare domanda d’asilo, prima di un rimpatrio concordato, vanno infatti esaminate le istanze per non rischiare una condanna dalle Corti internazionali per i Diritti dell’Uomo.

Al momento i 184 sono stati trasferiti a Trapani per le ordinarie procedure di identificazione e si metteranno in fila con tutti coloro che ancora restano da riportare “a casa”, più di 1.800 dei 3.500 arrivati quest’anno e giudicati irregolari dalle commissioni.

Resta confermato l’incontro a Roma tra il ministro degli Interni italiano e il collega tunisino Hichem Fourati per affrontare più nel dettaglio la questione. Ma la tensione resta comunque alta.

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