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A un mese dal crollo del Ponte Morandi è nato Pietro, figlio del ragazzo che si salvò rimanendo sospeso nel vuoto

Il piccolo è nato nell'ospedale di Voltri, il padre, Gianluca Ardini, è ricoverato ancora all'ospedale San Martino di Genova

Immagine di copertina
Gianluca Ardini e la compagna Giulia Organo. Credit: Facebook/Gianluca Ardini

Alle 23.59 del 13 settembre, nel reparto di neonatologia dell’ospedale di Voltri, periferia ovest di Genova, è nato Pietro. Il papà è Gianluca Ardini, il 29enne salvo per miracolo dopo il crollo del ponte Morandi.

Gianluca, invece, uno degli ultimi due feriti del ponte ancora ricoverati, si trova in un altro ospedale della città, al San Martino, a Levante. In mezzo, a dividere la parte ovest di Genova dall’est, il vuoto lasciato dal ponte, che si riempie oggi della gioia per la nascita di Pietro.

Ad annunciare la nascita del piccolo è stato il primario Rodolfo Sirito. “C’è tanta emozione”, dice Valter Organo di Giulia, la compagna di Gianluca. “Avrò tanto da raccontare al mio nipotino”, continua ancora il nonno del piccolo Pietro.

Lei, la madre, dal 14 agosto, quando il suo Gianluca si è salvato dalla tragedia del crollo del viadotto, continua a ripetere che se il compagno è ancora vivo “è anche perché voleva vederlo, essere padre”.

Gianluca è rimasto incastrato per quattro ore tra le lamiere di un camion che, dopo un volo nel vuoto diquaranta metri, si è schiantato al suolo. Dopo un mese trascorso nel reparto di Traumatologia d’urgenza del San Martino, il 29enne sarà trasferito alle Cure intermedie per iniziare la fisioterapia e la riabilitazione.

Dall’ospedale fanno sapere che tra qualche giorno Gianluca verrà dimesso e potrà tornare a casa. Ad aspettarlo non ci sarà solo la compagna Giulia, ma il piccolo Pietro. Il miracolo nel miracolo.

E di miracolo parlava Giulia nei momenti successi alla tragedia del crollo del ponte, che Gianluca stava attraversando proprio nel momento del crollo. Dopo il volo nel vuoto, il ragazzo si è salvato restando aggrappato alla sua auto con tutte le sue forze.

“È un miracolo, non riesco a trovare un’altra parola”, ripeteva Giulia. “È rimasto appeso, non riusciamo a capire ancora come, a oltre 20 metri di altezza, è caduto giù per una quarantina, con il furgone, e forse è rimasto incastrato tra le macerie, neppure lui riesce a ricordare perfettamente”.