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Perché in Italia i prezzi dei nuovi iPhone XR, XS e XS Max sono più cari?

Per quale motivo il costo dei tre nuovi smartphone presentati da Apple è più salato sul nostro territorio rispetto al resto d'Europa e del mondo?

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La questione prezzi nuovi iPhone è sempre spinosa a ogni presentazione. Perché i vari iPhone XR, iPhone XS e iPhone XS Max in Italia sono molto più cari rispetto al resto d’Europa e del mondo?

La domanda è più che legittima visto che basta fare un valoce confronto tra quanto viene richiesto ad esempio negli Stati Uniti (dove costa meno) e quanto sul nostro territorio. Ma il discorso vale anche per altri paesi nell’eurozona. Qual è il motivo di questo surplus?

Nella serata di ieri, Apple ha presentato i nuovi smartphone per la stagione 2018-2019 e possiamo trovare il modello più basico iPhone XR il cui prezzo italiano parte da €889 e infine si sfocia con una somma davvero allucinante di €1.689 per il più caro iPhone di sempre ossia l’iPhone XS Max con memoria massima da 512 gigabyte.

Le differenze di prezzo tra Italia e USA – Per iPhone XR, i prezzi italiani sono di €889 per la versione 64GB, €949 per 128GB e €1059 per quella da 256GB. Negli USA costa l’equivalente di €649, €688 e €774 euro.

Con iPhone XS e XS Max si va ancora più su. Per XS i prezzi sono di €1189 per la versione a 64GB, €1359 per la 256GB e €1589 per la 512GB; negli USA: 860, 989 e 1161 euro. Per iPhone XS Max si parte addirittura da €1289 salendo vertiginosamente a €1459 per la versione 256GB e infine €1689 per la versione da 512GB. Negli USA: 946, 1075 e 1247 euro. Differenze abissali.

Il motivo dei rincari – Sono prezzi davvero altissimi. Basti considerare il prezzo massimo di XS Max, che può essere sufficiente per acquistare un notebook di buon livello. Questo rincaro italiano rispetto al resto del mondo e d’Europa è netto e inequivocabile e ha delle ragioni ben precise che sono dovute, guarda un po’, alle tasse.

La percentuale più pesante è sicuramente l’IVA che da noi è al 22% alla quale va aggiungersi la famigerata tassa sulle memorie digitali. Quest’ultima è proporzionale alla capacità di archiviazione. Va da sé che, con modelli da mezzo terabyte, inizia a farsi sentire in modo insistente.

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