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Genova: la storia della piccola Adele, che ha perso la parola dal giorno del disastro

La bambina abitava nella zona del crollo del ponte Morandi: non ha ancora superato il trauma conseguente al crollo e all'uscita di casa

Immagine di copertina

A Genova c’è una bambina che non parla dal giorno del crollo del ponte Morandi. “Lo shock visivo ed emotivo ha prodotto un blocco nella bimba”, spiegano gli psicologi.

La vicenda è raccontata dal quotidiano La Repubblica nell’edizione del 13 settembre 2018, a circa un mese di distanza dal disastro. Genova Adele bambina senza parola

La bambina, chiamata con un nome di fantasia, Adele, abita nella zona colpita dal crollo. Al momento della tragedia era a casa con la madre.

“Su Genova si stava abbattendo un temporale spettacolare e, come molti altri bambini della zona, Adele era affacciata alla finestra per vedere i lampi”, racconta una sua insegnante al giornale.

Dopo il crollo, tutti molti residenti della zona si sono riversati in strada.

“In quegli istanti carichi di ansia nessuno si è accorto che la piccola era diventata improvvisamente silenziosa. Troppo. Solo con il passare delle ore i suoi genitori hann capito che c’era qualcosa che non andava”, riferiscono gli psicologi intervistati da Repubblica.

Nei giorni successivi il blocco della parola di Adele, anziché andare risolvendosi, è peggiorato a causa anche dell’ordine di evacuazione imposto alla sua famiglia.

“Se per un adulto è complesso abbandonare le proprie cose e abituarsi a nuovi ambienti, figuriamoci con un bambino, per giunta già traumatizzato”, sottolineano ancora gli specialisti che hanno avuto a che fare con la bimba.

Adele viene aiutata in questi giorni da terapeuti specializzati, che la stanno spingendo a esprimersi attraverso il disegno.

I medici ritengono che il blocco sia comunque temporaneo e che il ritorno a scuola e un minimo di routine faranno migliorare la situazione. Superato lo shock, Adele tornerà a parlare.