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Diciotti, l’atto di accusa contro Salvini è stato trasmesso al tribunale dei ministri

I reati contestati sono sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. Sono ipotizzati anche quelli di sequestro di persona a scopo di coazione e omissione d'atti d'ufficio

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Credit: Giovanni Isolino/Afp/Getty

Il fascicolo con gli atti dell’inchiesta della procura di Agrigento sul caso Diciotti, che vede indagati il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il suo capogabinetto Matteo Piantedosi, ha lasciato il palazzo di giustizia della Valle dei Templi per Palermo.

Il corriere incaricato dalla Procura di Agrigento è partito alla volta di Palermo accompagnato da uomini della Guardia costiera cui sono state delegate le indagini dal procuratore Luigi Patronaggio.

A essere contestati sono i reati di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio; ipotizzati anche quelli di sequestro di persona a scopo di coazione e omissione d’atti d’ufficio.

Gli atti sono indirizzati al procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Lo Voi, che entro due settimane dovrà valutare l’incartamento e decidere se confermare o ridimensionare l’impianto accusatorio.

Poi il caso sarà nelle mani dei tre giudici che compongono il tribunale dei ministri di Palermo che, entro 90 giorni, potranno fare altri accertamenti e ascoltare le “parti interessate”.

Il ministro Salvini ha già annunciato che vorrà essere interrogato. Potrebbero chiedere un’audizione anche le “parti offese” dei reati, ovvero i migranti.

“Alcuni vogliono costituirsi parte civile contro il ministro dell’Interno”, ha detto l’europarlamentare Eleonora Forenza che ieri si è recata nell’hotspot di Messina dove sono ospitati 38 migranti.

Alla notizia della trasmissione a Palermo degli atti dell’indagine a suo carico, Salvini ha scritto su Twitter: “Cinquanta pagine di accuse nei miei confronti, cinque reati contestati, trenta anni di carcere come pena massima. Di politici ladri, incapaci e codardi l’Italia ne ha avuti abbastanza. Contate su di me, io conto su di voi”.

Quando il procuratore Patronaggio era salito a bordo della nave della Guardia costiera, ferma al porto di Catania, aveva affermato: “La politica e l’alta amministrazione sono libere di prendere le scelte che ritengono opportune. Alla magistratura resta la valutazione giuridica di quanto avviene su sfere e ambiti diversi. Ovviamente qualsiasi limitazione della libertà personale deve fare i conti con norme e regole della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, della Costituzione, del Codice penale e del Codice di procedura penale. Non si scappa”.