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I migranti della nave Diciotti andranno in un centro d’accoglienza dei Castelli Romani

Un centinaio di persone saranno accolte in Italia nelle strutture della Chiesa italiana, e in particolare nel centro “Mondo migliore” a Rocca di Papa. Poi, saranno distribuiti nelle diocesi che hanno dato volontariamente la loro disponibilità

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Saranno accolti nei Castelli Romani, alle porte di Roma, un centinaio di migranti della Diciotti, dopo lo sbarco di sabato 25 agosto dall’imbarcazione bloccata per una settimana al porto di Catania.

È stato papa Francesco, di ritorno dal viaggio in Irlanda, a spiegare come si è arrivati alla decisione.

“È stato il bravo padre Aldo (Aldo Bonaiuti, che ha portato avanti le trattative con il ministero dell’Interno, ndr) che segue l’opera di don Benzi, che gli italiani conoscono bene. E il cardinal Bassetti che era qui, al telefono, guidava tutto e uno dei due sottosegretari, padre Ivan Maffeis, negoziava con il ministro”.

Un centinaio di migranti saranno trasferiti in un centro nella zona dei Castelli Romani, la struttura Mondo Migliore gestita dalla cooperativa Auxilium, nel territorio del Comune di Rocca di Papa. La parte restante dovrebbe andare in Irlanda o in Albania.

“Qui inizieranno a imparare l’italiano. È importante per integrarsi conoscere la lingua”, ha detto Bergoglio.

Dedicato alla spiritualità e all’attività convegnisti, il complesso è stato terminato nel 1957: inaugurato da Papa Pio XII, è stato inizialmente affidato al Movimento Mondo Migliore di padre Riccardo Lombardi. La struttura è poi passata alla gestione della congregazione degli Oblati di Maria Vergine.

L’arrivo dei migranti è previsto per martedì 28 agosto. “Dall’hotspot di Messina i migranti della nave Diciotti ospitati dalla Chiesa italiana saranno trasferiti quanto prima, nelle prossime ore, nel centro di Rocca di Papa, in attesa di essere ospitati nelle tante diocesi che hanno dato la disponibilità: Torino, Brescia, Bologna, Agrigento, Cassano all’Jonio, Rossano Calabro, per citare solo quelle di cui sono a conoscenza”, ha spiegato al Sir, l’agenzia dei vescovi italiani, don Ivan Maffeis, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali.

“Questa è una risposta di supplenza. Non è ‘la risposta’. La risposta di un paese democratico matura attraverso ben altri processi”, ha precisato.

“Ma anche risposte di solidarietà e di umanità come questa possono aiutare a sviluppare una cultura dell’accoglienza. È stata una scelta della presidenza Cei, legata alla volontà di uscire da una situazione di stallo in cui queste persone erano da diversi giorni”, ha ribadito.

Ma c’è chi attacca. Nella mattina di lunedì 27 agosto, il sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini, ha pubblicato un posto su Facebook affermando di non avere ricevuto alcune indicazione dal ministero.

“Rispetto la decisione del Santo Padre, cha ha lavorato assieme al Ministro degli Interni per risolvere una questione politicamente difficile. Per quanto riguarda Rocca di Papa, ci stiamo già attivando, in coordinamento con la Prefettura e la cooperativa che gestisce il centro per continuare a garantire il massimo controllo sul territorio, per evitare eventuali disagi alla cittadinanza”, ha scritto il primo cittadino.

Sono stati molti i commenti negativi comparsi sotto il post. Si leggono frasi come “altri 100 parassiti, che schifo”, oppure “noi non li vogliamo, rimandateli al loro paese avete stufato adesso ci sarà molta delinquenza e furti”. “Avete rotto, ammazzateli tutti”, scrive un altro utente. E poi ancora: “E quelli malati di scabbia, e chissà di cos’altro, chi controlla che non escano andando in giro per il paese o sui mezzi pubblici insieme ai nostri figli?”.