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Amazon paga i propri dipendenti per parlare bene della compagnia su Twitter
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Amazon è il più grande distributore di merci online al mondo. Credits: AFP

Amazon paga i propri dipendenti per parlare bene della compagnia su Twitter

In passato la reputazione di Amazon è stata intaccata dalle accuse di maltrattamento e sfruttamento dei propri dipendenti

27 Ago. 2018
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Amazon è il più grande distributore di merci online al mondo. Credits: AFP

L’azienda di e-commerce più grande al mondo, Amazon, ha lanciato una nuova campagna online per cambiare idea agli utenti di Twitter su come sia davvero essere un dipendente per loro.

Ad accorgersene è stato un utente, @bornwithatail_, che ha denunciato “l’armata di account, apparentemente appartenenti a dipendenti di vari ‘fulfilment center’, il cui unico scopo è quello di saltare addosso a chi twitta in modo critico sul loro magnanimo padrone con la stessa vecchia storia sulle grandiose paghe e sui benefici”.

Amazon, rispondendo alle accuse, ha spiegato a Quartz che si tratta soltanto di un loro programma, il “FC Ambassador Program“, e ha spiegato: “Gli FC Ambassador sono degli impiegati che hanno esperienza lavorativa nei nostri fulfilment center. La cosa più importante è che siano stati a lavorare da noi per abbastanza tempo da poter condividere onestamente dei fatti basati sull’esperienza personale”.

Due dei temi che questi dipendenti di Amazon su Twitter difendono a spada tratta sono le condizioni lavorativi e il compenso. Il gigante dell’e-commerce in passato è infatti stato accusato più volte di sfruttamento e maltrattamento del proprio personale, e dei dipendenti a Berlino sono arrivati a fischiare contro Jeff Brezos, il fondatore di Amazon.

Leggi anche: Io, dipendente di Amazon, vi spiego perché non sciopero al Black friday

Ad esempio, uno degli “ambasciatori” ha risposto a tono a un utente che ricordava la storia, uscita qualche tempo fa, secondo la quale sul posto di lavoro i dipendenti di Amazon “fanno la pipì nelle bottiglie perché vivono nella paura di essere puniti per tempo di inattività e di perdere il lavoro solo perché hanno bisogno del bagno”.

“Proprio come Jeff (Brazos) anch’io posso usare il bagno quanto voglio! Non serve una bottiglietta”, ha invece spiegato Jeremy, uno degli FC Ambassador.

I 14 ambasciatori che partecipano al programma non vengono però pagati per scrivere questi tweet in difesa dell’azienda con una busta paga tradizionale. Un ex membro del programma ha detto a Techcrunch che i dipendenti lo fanno volontariamente, e non ricevono per questo un’extra nel salario.

Solitamente ottengono, piuttosto, un giorno di ferie pagato e una gift card da 50 dollari da spendere proprio su Amazon.

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