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Rotta balcanica migranti, la “nuova frontiera” è al confine tra Bosnia e Croazia. Denunce di respingimenti e violenze
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Velika Kladuša, Bosnia. Un richiedente asilo siriano mostra la cicatrice di un proiettile che dice essere stato sparato da miliziani dell'Isis in Siria. Credit: Kamila Stepien/MSF

Rotta balcanica migranti, la “nuova frontiera” è al confine tra Bosnia e Croazia. Denunce di respingimenti e violenze

Rifugiati e migranti si trovano bloccati al confine bosniaco in condizioni inadeguate, e c'è preoccupazione per l'inverno che si avvicina

21 Ago. 2018
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Velika Kladuša, Bosnia. Un richiedente asilo siriano mostra la cicatrice di un proiettile che dice essere stato sparato da miliziani dell'Isis in Siria. Credit: Kamila Stepien/MSF

Oltre 4mila migranti e rifugiati si sono radunati in campi informali e abitazioni occupate lungo il confine tra Bosnia e Croazia, definito “la nuova frontiera della rotta balcanica” da Medici senza frontiere (MSF).

L’ong denuncia che nella zona “si profila una crisi se non verrà avviata una risposta umanitaria coordinata prima che le temperature inizino a diminuire”.

“È una situazione nuova per la Bosnia, che prima di quest’anno non aveva visto un numero significativo di persone transitare attraverso il paese come parte della cosiddetta rotta balcanica”, sottolinea il comunicato di MSF.

“Anche se il flusso di persone che arrivano nel paese è in aumento da mesi, le condizioni umanitarie di base nei due punti di maggiore affluenza lungo il confine rimangono pesantemente inadeguate”.

Bihać, Bosnia. Credit: Kamila Stepien/MSF

I rifugiati arrivano da Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq e altri paesi. In particolare, due sono i luoghi specifici in cui vengono segnalate delle criticità.

Vicino la città di Bihac, circa 3mila persone vivono dentro e intorno a una struttura di cemento in stato di deterioramento. Si tratta di un ex dormitorio a cinque piani, con dei fori aperti come finestre e pozze di fango e acqua piovana sul pavimento.

Bihać, Bosnia. Credit: Kamila Stepien/MSF

Inoltre, appena fuori dalla vicina città di Velika Kladuša, un migliaio di persone vivono in tende e rifugi improvvisati fatti di teloni e altri materiali di fortuna. Intorno ai ripari vengono scavate fosse per evitare gli allagamenti durante i forti temporali estivi.

Un rifugito siriano Velika Kladuša, Bosnia. Credit: Kamila Stepien/MSF

Medici senza frontiere sta lavorando in entrambi i siti da giugno 2018.

“La mancanza di una pianificazione coordinata e di una risposta tempestiva in Bosnia-Erzegovina ha creato condizioni inadeguate per migranti e rifugiati, rischiando di peggiorare seriamente la loro sicurezza e la loro salute”, afferma Juan Matias Gil, capo missione di MSF per Serbia e Bosnia-Erzegovina. “Non solo non hanno accesso alle cure mediche, ma non hanno neanche assistenza di base come cibo, riparo, vestiti e servizi igienici”.

“L’inverno si sta avvicinando e finora ci sono voluti mesi per fornire a questa popolazione in aumento servizi minimi di base”, aggiunge Gil. “Con l’arrivo dell’inverno non c’è tempo da perdere. La mancanza di preparativi tempestivi potrebbe costare vite umane.”

Negli scorsi anni lungo i suoi confini della Serbia la mancanza di un piano per l’inverno coordinato a livello istituzionale ha lasciato migliaia di persone al freddo per diversi inverni consecutivi.

Le persone che arrivano e cercano di attraversare il confine tra Bosnia e Croazia provengono principalmente da campi e insediamenti informali in Serbia, ma alcuni hanno tentato nuove rotte dalla Grecia attraverso l’Albania e il Montenegro.

“Siamo preoccupati delle denunce di respingimenti e violenze contro i rifugiati e i migranti sul lato croato del confine”, conclude Gil. “Di fronte al protrarsi della stessa situazione anche in Bosnia-Erzegovina, ci aspettiamo che i migranti si troveranno ad affrontare lo stesso tipo di problemi che hanno avuto in altri punti della rotta balcanica: malattie della pelle e delle vie respiratorie, peggioramento delle condizioni di salute mentale e aumento della violenza.”

Bihać, Bosnia. Credit: Kamila Stepien/MSF

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