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“Sistema l’hijab o ti faccio arrestare”: la donna si ribella e getta il velo

In Iran la legge punisce le donne che non indossano il velo in pubblico. In un video rilasciato dalla pagina Facebook My Stealthy Freedom, una donna in strada reagisce all'ordine di un religioso che le intima di rispettare le norme sull'abbigliamento

Immagine di copertina

In Iran le donne che non si coprono il capo in pubblico possono essere arrestate. Nel paese un organo di polizia, la cosiddetta “polizia morale”, controlla che vengano rispettate le norme sull’abbigliamento.

In un video rilasciato dalla pagina Facebook My Stealthy Freedom, aperta per protestare contro l’obbligo di coprire i capelli con l’hijab, una donna musulmana sfida un religioso che in strada le ordina di sistemare il suo velo e che minaccia di chiamare la polizia.

La donna risponde dicendo: “Sei abituato a sistemare quello di tua moglie”. Si strappa coraggiosamente il velo dalla testa e va via.

Il gruppo Facebook, che ha caricato il video venerdì 17 agosto, ha descritto il comportamento del religioso come “umiliante e arrogante”.

“Questa è la cultura sbagliata che viene imposta alle donne da quarant’anni”, si legge nella didascalia.

La pagina My Stealthy Freedom è gestita da Masih Alinejad, una giornalista iraniana che vive a New York, e pubblica fotografie di ragazze iraniane che non rispettano le regole sull’abbigliamento: chi gira a capo scoperto, alcune si tagliano i capelli e si vestono con abiti maschili. Alinejad non è contraria al velo, ma ritiene che le donne debbano scegliere liberamente se indossarlo.

Secondo un report di Amnesty International, dal dicembre 2017 oltre 35 donne sono state aggredite e arrestate nella capitale Teheran per aver aderito alle proteste contro l’obbligo, ritenuto da molte discriminatorio e abusivo, di indossare il velo.

“Siamo di fronte a un profondo passo indietro delle autorità iraniane contro le donne che osano sfidare l’obbligo di indossare il velo”, aveva dichiarato in una nota ufficiale Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. “L’annuncio della polizia pone molte donne a rischio di subire condanne ingiuste e ammonisce in modo agghiacciante tutte le altre a stare calme e al loro posto mentre i loro diritti vengono violati”.