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Un nuovo poster mostra quanto i Pearl Jam detestino Donald Trump
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Il poster "incriminato" del nuovo concerto dei Pearl Jam a Washington.

Un nuovo poster mostra quanto i Pearl Jam detestino Donald Trump

La band grunge era stata al centro delle polemiche anche durante il tour in Italia per le sue posizioni a favore dell'accoglienza

16 Ago. 2018
pearl jam trump
Il poster "incriminato" del nuovo concerto dei Pearl Jam a Washington.

I Pearl Jam tornano a far parlare di sé per le loro posizioni politiche per via del poster di un proprio concerto ritenuto “offensivo” dalla destra statunitense.

In occasione del proprio live a favore del senatore democratico Jon Tester lunedì, al Washington-Grizzly Stadium di Missoula, nello stato del Montana, la band grunge ha infatti pubblicato un poster provocatorio che mostra la Casa Bianca in fiamme e un avvoltoio che banchetta a terra sul corpo morto di quello che sembra sospettosamente il presidente Donald Trump.

Il poster rappresenta una violenta critica all’operato del governo statunitense guidato da Trump ed è stato ideato dal bassista Jeff Ament insieme all’artista Bobby Draws Skullz.

Official artwork by Jeff Ament and @BobbyDrawsSkullz from last night’s show in Missoula. #TheAwayShows #Rock2Vote

Une publication partagée par Pearl Jam (@pearljam) le

L’immagine ha ovviamente offeso la destra statunitense.

Il candidato repubblicano Matt Rosendale, che corre contro il senatore Tester, ha detto a Fox News che il poster dimostra che “Jon Tester sta dimostrando per l’ennesima volta di interessarsi più all’estrema sinistra piuttosto che agli abitanti del Montana. Questo poster dei Pearl Jam è disgustoso e riprovevole”.

Ha poi aggiunto che Tester dovrebbe denunciare “questo atto di violenza e palese dimostrazione di estremismo”.

Questo genere di posizione non è però una novità per i Pearl Jam: la band è sempre stata apertamente liberal per la sua intera carriera ed è nota per i discorsi politici ai propri concerti.

Nei primi anni 2000, il cantante Eddie Vedder aveva impalato più volte la testa mozzata del presidente George W. Bush al proprio microfono durante i live.

A giugno, in concerto a Londra, la band aveva dedicato la propria “Love Boat Captain” a Trump, mandandolo ripetutamente a quel paese durante il ritornello.

“Vorrei dedicare questa canzone al tipo che sta alla Casa Bianca negli Stati Uniti”, aveva detto Vedder in quell’occasione.

“Vorrei che la sentisse, ma lui non ascolta musica né legge libri. Qualcuno potrebbe inviargliela in un tweet o qualcosa così? È per le mamme, i papà e i bambini che vengono separati al confine degli Stati Uniti. Non è questo il paese che ricordo”, aveva continuato.

Anche durante il proprio tour in Italia, in occasione del concerto allo stadio Olimpico di Roma il 26 giugno i Pearl Jam erano stati al centro di una polemica.

Eddie Vedder e compagni avevano suonato una cover della canzone Imagine, mentre sui maxischermi veniva proiettatato il disegno di un salvagente con scritto #apriteiporti e #saveisnotacrime.

“Siamo via da casa e quando torneremo il nostro paese sarà cambiato. Pace”, ha detto Eddie Vedder introducendo Imagine di John Lennon.

“Facciamo appello al rispetto delle Convenzioni di diritto del mare, ma anche al profondo senso di umanità che ha sempre contraddistinto la Guardia Costiera Italiana: non si esima ora dalla salvaguardia delle persone”, è il testo dell’appello condiviso in rete e sul palco dello stadio Olimpico.

In risposta, Rita Pavone aveva risposto invitando la celebre band grunge a “farsi gli affari loro sui migranti”.

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