Me
Papa Francesco ha deciso di cambiare il Padre nostro. Ecco perché
Condividi su:
padre nostro preghiera
Papa Francesco

Papa Francesco ha deciso di cambiare il Padre nostro. Ecco perché

14 Ago. 2018
padre nostro preghiera
Papa Francesco

Ormai è quasi certo: da novembre, anche in Italia, cambierà un verso di una delle preghiere della religione cattolica più conosciute. Stiamo parlando del padre nostro. Da “non indurci in tentazione” si passerà a “non abbandonarci alla tentazione”.

Non si tratta di una notizia rivoluzionaria: di tanto in tanto infatti si rende necessario cambiare le traduzioni sia della Scrittura sia delle preghiere più tradizionali. Questo perché il passare del tempo crea sensibilità nuove che richiedono parole nuove.

Non sarebbe per nulla strano se nei prossimi mesi possano esserci altri cambiamenti. L’espressione per esempio “rimetti a noi i nostri debiti” ormai non è di semplice lettura per la gente qualsiasi.

Nei paesi di lingua spagnola – e tra i primi a cambiare ci fu proprio l’Argentina – hanno da tempo introdotto “rimetti a noi le nostre colpe”, dal significato senz’altro più semplice e lineare.

Anche l’inizio dell’Ave Maria andrebbe cambiato: “ave” oggi indica soltanto un richiamo al saluto romano e invece il significato originario, quello del vangelo, è “rallegrati”.

A fronte di queste ragioni che spingono al cambiamento, il motivo per cui la Chiesa va con i piedi di piombo nel rinnovare formule che da decenni passano di padre in figlio è che il Padre nostro e l’Ave Maria sono per molti, quasi le uniche preghiere davvero conosciute a memoria e spesso ripetute.

Papa Francesco però, come per molti altri aspetti della vita cristiana, spingerebbe verso questi ragionevoli cambiamenti.

Perché per tanto tempo si è pensato che andasse bene “non indurci in tentazione”? Perché c’è un senso, ormai andato in disuso della parola tentazione, che non è strettamente negativo.

Quando una mamma incoraggia il bambino a muovere i primi passi verso il papà, ad esempio, spinge il figlio a mettersi alla prova, a rischiare, accettando il rischio che cada. In questo senso lo “mette in tentazione”.

Nella Bibbia ci sono molte situazioni in cui Dio mette alla prova con l’intento di far crescere: basti pensare al sacrifico di Isacco. L’obiettivo di Dio non è sperare che Abramo cada e pecchi ma insegnare all’uomo, cioè ad Abramo, a donarsi a Dio.

Nel parlare comune questo senso positivo della “tentazione” però è ormai oscuro: prevale il demoniaco “tentare” con l’obiettivo di far cadere, di far morire, di causare danno a qualcuno che si odia. Per questa ragione, mantenere nella situazione attuale la traduzione “non c’indurre in tentazione” non darebbe all’uomo d’oggi una corretta immagine di Dio, perché confonderebbe Dio con il seduttore.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus