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Oscar 2019, aggiunta una nuova categoria per premiare i film più pop
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Le tipiche statuette consegnate ai vincitori degli Oscar. Credits: AFP

Oscar 2019, aggiunta una nuova categoria per premiare i film più pop

Diversi critici sono molto confusi dall'annuncio dell'Academy, arrivato su Twitter

09 Ago. 2018
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Le tipiche statuette consegnate ai vincitori degli Oscar. Credits: AFP

“Il cambiamento sta arrivando agli Oscar. Ecco cosa dovete sapere:

  • Stiamo ideando una nuova categoria per il successo nei film popolari.
  • Abbiamo deciso di andare in onda in anticipo per il 2020: segnatevi il 9 febbraio nel calendario.
  • Stiamo pianificando una messa in onda di tre ore più accessibile da tutto il globo.”

È questo il messaggio pubblicato ieri su Twitter dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences (in breve, The Academy), l’organizzazione statunitense che ogni anno consegna i premi Oscar.

A preoccupare e confondere i critici cinematografici e i cinefili di tutto il mondo è stato, soprattutto, il primo punto del messaggio. Difficile capire, infatti, cosa intenda l’Academy quando dice di voler creare una nuova categoria per i film pop e secondo quali criteri queste pellicole verranno considerate.

La manovra è legata alla volontà degli Oscar di rimanere “rilevante in un mondo che cambia”, dopo il drammatico calo di ascolti degli ultimi anni.

Ciò che è poco ma sicuro è che si tratta di un’ottima notizia per quei blockbuster dai budget giganteschi che riempiono le sale ma che raramente vengono premiati agli Oscar, se non con premi secondari come quelli per i costumi, gli effetti speciali o la colonna sonora.

Se non si sa ancora, allora, esattamente chi o cosa determini la popolarità di un film, è molto probabile che in questa categoria ricadranno i mastodontici film di supereroi Marvel ma anche gli altri franchise giganteschi, come quello di Harry Potter (che torna presto con il secondo film di Animali Fantastici e Dove Trovarli), Star Wars o Jurassic Park.

La linea di ragionamento dietro a questa manovra sembra essere quella di attirare spettatori casuali, forse non cinefili accaniti ma curiosi di scoprire quale dei loro film preferiti vincerà l’Oscar.

I critici di questa manovra fanno però notare che alcuni blockbuster come Titanic, Avatar e la trilogia originale del Signore degli Anelli hanno portato a casa, in passato, un gran numero di premi Oscar, dimostrando che anche senza una categoria pop, i grandi film sono già stati riconosciuti e premiati.

Il “premio Black Panther”

Una delle battute ricorrenti tra chi ha commentato la nuova categoria pop degli Oscar online è legata a un blockbuster in particolare che ha molto fatto parlare di sé quest’anno.

Si tratta di Black Panther della Marvel, che ha guadagnato oltre 700 milioni di dollari al botteghino ed è stato molto acclamato dalla critica per la rappresentazione innovativa delle persone di colore e una linea narrativa interessante e coinvolgente.

Ma ora, in molti pensano che Black Panther, ottimo candidato all’Oscar per il Miglior Film, potrebbe aggiudicarsi solo il premio per il film pop.

La scelta di creare una nuova categoria, infatti, è stata definita da molti come discriminatoria, in quanto sottintenderebbe che un film popolare e meno “artistico” non può in alcun caso competere con il genere di film che normalmente viene candidato all’Oscar per il Miglior Film.

La misura è stata percepita come “elitista” e dimostrerebbe proprio quella distanza dal “mondo reale” che l’Academy stava cercando di eliminare, almeno a parole.

Certo, l’Academy ha puntualizzato che un film come Black Panther – generalista ma anche dal grande impatto culturale – potrebbe essere candidato sia per il Miglior Film che per il Miglior Film Popolare, ma secondo i critici la nascita della nuova categoria continua a dimostrare “quali film vengano ancora disprezzati”.

Un premio come quello al miglior film pop “prova che i membri votanti dell’Academy non vogliono spostarsi neanche di un centimetro dagli elaborati piedistalli che si sono costruiti, pur facendo delle concessioni alla masse”, scrive Helen Holmes sull‘Observer.