Me

Israele: “Siamo pronti per la più ampia operazione militare che si sia mai vista a Gaza”

L'esercito si prepara all'offensiva dopo il lancio di missili da Hamas: in un primo raid contro la Striscia hanno perso la vita una donna incinta di 23 anni e sua figlia

Immagine di copertina
Credit: Anadolu Agency

Nella notte tra mercoledì 8 agosto e giovedì 9 agosto 2018 Israele ha bombardato la striscia di Gaza, come risposta al lancio di missili da parte di Hamas, indirizzati verso il sud del paese. Nel raid aereo, secondo quanto riferito dal ministero della Salute, hanno perso la vita una donna palestinese incinta di 23 anni e sua figlia di 18 mesi.

Le due vittime sono state identificate come Enas Khammash e Bayan e sono state uccise nei bombardamenti che hanno colpito Jafarawi, nel centro della Striscia. Il marito della donna è stato ferito.

Poco prima le bombe avevano ucciso un altro palestinese di 30 anni, Ali Ghandour.

“Siamo pronti ad avviare la più ampia operazione militare che si sia mai vista a Gaza”, ha affermato una fonte di alto livello dell’esercito israeliano a Ynet.com, riferendosi all’escalation delle violenze tra Hamas e Israele. “Se necessario saranno evacuati i residenti al confine con Gaza e si deciderà l’installazione del sistema antimissilistico Iron Dome”. Un’altra fonte militare ha confermato a Haaretz che “si è vicini a una operazione militare a Gaza”.

Secondo quanto riferito da Israele, sono stati bombardati 150 obiettivi di Hamas, che aveva lanciato oltre 100 razzi dalla Striscia, solo quattro dei quali sono stati intercettati dalla difesa israeliana Iron Dome, che hanno causato il ferimento lieve di undici persone colpite da schegge a Sderot. Una donna thailandese è in gravi condizioni.

Le sirene di allarme antimissili sono risuonate a Ashkelon, Sdot Negev, Eshkol. Decine di persone sono state soccorse per attacchi di ansia e alcune sono state ricoverate in ospedale.

Le ultime violenze della notte seguono l’uccisione a Gaza di due esponenti di Hamas in un attacco delle forze armate israeliane contro una postazione del movimento islamista vicino Beit Lahiya, nella zona settentrionale dell’enclave palestinese.

Secondo la stampa locale, i miliziani hanno aperto il fuoco sui soldati dello Stato ebraico, provocando la reazione dei militari. Per i palestinesi gli spari sono stati esplosi durante un addestramento e non erano diretti ai militari.

L’escalation avviene in un momento in cui appare possibile una tregua tra Hamas e Israele, con la mediazione dell’Egitto e il sostegno delle Nazioni Unite.

Mercoledì 8 agosto una delegazione di Hamas è andata al Cairo per discutere con gli egiziani la tregua con Israele. Il vice capo del Movimento islamista, Khalil Al-Hayya, in un’intervista all’emittente televisiva al Jazira, ha assicurato che i negoziati indiretti sono a uno “stadio avanzato” e si spera che “ne possa venire qualcosa di buono”.

“Quello di cui c’è bisogno è che sia riportata la calma lungo il confine tra noi e il nemico sionista”, ha aggiunto.

Le parole sono state rilanciate dal deputato israeliano, Avi Dichter, alla guida della Commissione Esteri e Difesa della Knesset, che ha predetto una possibile svolta dopo mesi di tensioni e violenze: “Spero veramente che siamo sul punto di un nuovo giorno sulla questione di Gaza”.

In ballo, ha riferito un esponente del Movimento islamico in un’intervista ai media turchi, ci sarebbe l’apertura permanente del valico di Rafah con l’Egitto, un allentamento delle condizioni al valico di Kerem Shalom con Israele, il ritorno dei corpi dei soldati israeliani e di altri due israeliani (un falascia e un beduino) ancora in vita nelle mani di Hamas, e la fine totale del lancio di aquiloni incendiari dalla Striscia in Israele.