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Io, camionista sulle strade italiane, tra ricatti salariali e concorrenza sleale
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Credit: Getty Images

Io, camionista sulle strade italiane, tra ricatti salariali e concorrenza sleale

Tiziano, autotrasportatore da 30 anni, racconta a TPI la mancanza di tutele per chi lavora con le piccole aziende in un settore in cui il rispetto delle regole non è sempre la priorità

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“Le regole? Ci sono, adesso sono anche di più le aziende che le seguono e che impongono ai loro autisti di rispettarle, ma i camionisti costretti a guidare 12, 13, alle volte anche 15 ore senza sosta c’erano e ci saranno sempre”.

Tiziano, autotrasportatore da 30 anni, ha raccontato in esclusiva a TPI cosa vuol dire lavorare in un settore in cui il rispetto delle regole non è sempre una priorità per le aziende e in cui una piccola distrazione può mettere a repentaglio anche la vita degli altri, come ha dimostrato il tragico incidente sulla A14 di Bologna.

“Da quando abbiamo il cronotachigrafo digitale, un dispositivo che segna le ore in cui guidi, è più difficile aggirare le regole, ma manomettere il dispositivo è facile.

Come si suol dire, ‘fatta la legge, fatto l’inganno’. Ci sono tanti che modificano il cronotachigrafo, che viaggiano con due schede, o che mettono una calamita. Insomma, c’è sempre chi usa dei trucchetti per aggirare i controlli”.

“In questo modo, anche se stai guidando da più di 4 ore e sei oltre il limite consentito dalla legge, il dispositivo non lo registra.

I controlli sulla strada, poi, sono pochi perché il personale della polizia è insufficiente, soprattutto se penso a quanto accade nel nord Europa.

In Germania, Svizzera o Francia i controlli sono più rigidi e frequenti, in Italia invece vieni fermato poche volte”.

Controlli a parte, ci spiega Tiziano, le aziende dovrebbero accertarsi che i loro autisti rispettino le regole europee, per garantire la sicurezza tanto del loro personale, quanto degli altri automobilisti.

“In 5 giorni (da lunedì a venerdì) dobbiamo fare due pause di 11 ore e tre pause da 9 ore. Ogni 4-4 ore e mezza devo fare 45 minuti di pausa obbligatoria e poi posso continuare a guidare per  altre 4 ore. A quel punto decido se fare 11 ore di pausa, oppure farne 9.

La mia azienda mi obbliga a rispettare le regole europee e il codice della strada, ma non è così per tutti.

Autisti sfruttati

Prendi le piccole o medie aziende. Spesso hanno a capo persone incompetenti costringono i loro dipendenti ad aggirare le norme, ma in questo modo gli autisti diventano un vero e proprio pericolo per tutti”.

Verrebbe da pensare che nessuno sarebbe disposto a lavorare sapendo di rischiare la vita, ma la realtà non è così semplice.

“Se il tuo capo ti dice che non devi fermarti, che fai? Non puoi dire di no. Sei sotto ricatto. O fai come dice lui e continui a lavorare o te ne puoi anche andare. Qualcuno che prenda il tuo posto si trova, anche a meno.

La concorrenza con le aziende e i lavoratori che vengono dall’est Europa è molto forte e ha cambiato molto il mio settore, e non solo.

Ormai le aziende, soprattutto le più piccole, possono permettersi di proporre contratti di pochi mesi, riuscendo così a sfruttare la situazione a loro vantaggio e costringendo  l’autista a fare sempre di più per adeguarsi alle loro richieste.

Certo, alcuni si rifiutano, ma quando il contratto scade vengono mandati via.

In tanti però non posso permettersi il lusso di restare senza uno stipendio perché hanno una famiglia da mantenere e sono costretti a farsi sfruttare.

In molti casi la soluzione per le aziende è assumere persone che vengono dall’est Europa e che sono disposte a non fermarsi, a superare i limiti di velocità per una paga addirittura inferiore a quella di un italiano.

Vengono sfruttati per mille, milleduecento euro al mese. Se c’è da andare devono andare, altrimenti saranno mandati via”.

Situazioni simili non si verificano solo in Italia, ma anche nei Paesi del nord Europa.

“La colpa è del sistema attuale del lavoro, che ha permesso alle aziende di immatricolare i camion all’est e di assumere con contratti brevi personale straniero a poco prezzo”.

Viene da chiedersi a questo punto dove siano i sindacati, chi si  occupi di difendere i diritti dei lavoratori.

“Io ho un sindacato a cui posso rivolgermi se mi costringono a non rispettare le regole, ma sono fortunato. Nelle piccole aziende non ti assumono se sanno che paghi la tessera perché hanno paura di essere denunciati dato che ti fanno lavorare come uno schiavo su automezzi che non sono sempre in regola.

Quando c’è da andare si va e basta, non importano la revisione, le norme di sicurezza.

Concorrenza sleale

La colpa è della concorrenza sleale che regola il mercato del lavoro, perché se un’azienda viene pagata un euro a chilometro, poi non ce la fa a dare un vero stipendio ai suoi dipendenti.

Allora sfrutta gli autisti, soprattutto quelli dell’est, pagandoli in ritardo o accordandosi per dargli subito una parte dello stipendio e l’altra chissà quando, senza versare nemmeno i contributi.

La situazione va avanti così qualche mese, poi l’autista non ci sta più e se ne va, ma non è un problema: ci sarà sempre qualcuno disposto a sottostare a quelle stesse condizioni.

La cosa peggiore è sono tutti conoscenza di questa situazione, ma  nessuno fa niente, come succede con il caporalato”.

La vita da autotrasportatore, spiega Tiziano, non è sempre stata così.

“Un tempo eravamo rispettati dalle nostre aziende, potevamo avanzare delle richieste. Da quando i Paesi come Bulgaria o Romania sono entrati in Europa le cose sono cambiate e io, che faccio l’autotrasportatore da 30 anni, ho vissuto questo cambiamento sulla mia pelle.

Se io oggi decido di lasciare la mia azienda perché non mi soddisfa la qualità del lavoro ci sono tanti pronti a prendere il mio posto, ma spesso si tratta di gente che le patenti le compra, persone incompetenti messe sui camion senza sapere come portarli o che non conoscono le procedure giuste per assicurare il carico.

I rischi

In questo modo, però, le aziende mettono a repentaglio non solo la vita dei loro dipendenti, ma anche quella degli altri automobilisti.

Anche solo guidare 4 ore e mezzo di seguito è stressante, devi per forze fermarti, devi sempre essere concentrato e anche rispettando le regole può capitare una distrazione, un colpo di sonno”.

I limiti umani, però, dovrebbero essere superati grazie a sistemi elettronici che evitino che incidenti come quello di Bologna si verifichino.

” I sistemi di frenata automatica, o gli avvisi sonori che si attivano quando stai andando contro una macchina esistono, ma non sono obbligatori. Sono degli optional, così come lo è il condizionatore, che può sembrare una banalità ma non lo è.

Per esempio, se mi fermo alle 17 per rispettare le regole e poter così ripartire la mattina presto del giorno dopo, come faccio a riposare nel camion, ad agosto, con 40 gradi? Ci vuole un mezzo che abbiamo un condizionatore che funziona senza mettere in moto, ma è un optional e in tanti non ce l’hanno.

Quindi puoi anche rispettare le regole sulle pause, ma se non riposi per il caldo la sosta non è servita a niente”.

Tiziano fa una pausa, poi riprende e arriva al cuore della questione.

Le regole del mercato

“Il problema è il mercato, che ha delle regole che non combaciano con quelle della strada. Le aziende vogliono fare soldi, a dettare le regole è il capitalismo e gli autisti possono solo sottostare al volere dei datori di lavoro.

E’ una catena in cui ognuno fa i suoi comodi e a pagarne le conseguenze siamo noi, i più piccoli, gli autisti.

Questo discorso vale anche per me, che rispetto ad altri ho molte più tutele.

Il mio sindacato a marzo ha chiesto un incontro con l’azienda per un nuovo contratto, per farci avere qualcosa in più, ma non abbiamo ancora avuto risposta.

Io, nell’azienda in cui mi trovo, vengo pagato regolarmente, faccio solo l’autista, quindi devo  essere “grato” e non pretendere più soldi. Se non sono d’accordo posso anche andarmene, qualcuno disposto a prendere il mio posto, a meno e con meno competenze, si troverà sempre”.