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Mutilavano braccia e gambe a migranti e tossicodipendenti per truffare le assicurazioni
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mutilazioni arti Palermo

Mutilavano braccia e gambe a migranti e tossicodipendenti per truffare le assicurazioni

La polizia di Palermo ha effettuato 11 provvedimenti di fermo, sgominando due organizzazioni criminali che amputavano gli arti a persone con problemi mentali e in difficoltà economiche per simulare incidenti stradali

17 Ago. 2018
mutilazioni arti Palermo

La polizia a Palermo ha sgominato due pericolose organizzazioni criminali che truffavano le assicurazioni mutilando braccia e gambe di persone consenzienti per ottenere il rimborso su falsi incidenti stradali.

Le indagini sono tuttora in corso nel capoluogo siciliano, ma la polizia ha già emesso 11 provvedimenti di fermo.

Le vittime finivano in sedia a rotelle o erano costrette a muoversi per lunghi periodi con le stampelle.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Palermo, hanno accertato che i membri delle due organizzazioni utilizzavano metodi particolarmente violenti e dolorosi per mutilare le vittime, ad esempio scagliando su braccia e gambe dei pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati per il sollevamento pesi nelle palestre.

Ad essere coinvolti in questo progetto erano soprattutto persone ai margini della società: tossicodipendenti, persone con problemi mentali o dipendenti dall’alcol, soggetti in grave difficoltà economica.

Soggetti che, attratti dalla promessa – mai mantenuta – di ricevere del denaro, davano il loro consenso a subire ogni tipo di violenza.     

Dalle indagini è emerso che in alcune situazioni i membri delle associazioni criminali somministravano in maniera rudimentale dosi di anestetico alle vittime, per tentare di ridurre e attenuare il dolore delle mutilazioni subite. L’anestetico veniva procurato da una delle persone fermate, un’infermiera in servizio all’ospedale Civico di Palermo.

Tra le vittime delle organizzazioni c’è anche un uomo di origine tunisina che era stato trovato morto su una strada alla periferia di Palermo nel gennaio 2017.

Le indagini degli uomini della squadra mobile hanno accertato che non era in realtà rimasto ucciso in un incidente stradale ma era deceduto in seguito alle fratture provocate con l’obiettivo di simulare una disgrazia e ottenere i rimborsi assicurativi.

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