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L’avvocato del Baobab a TPI: “Vi spiego perché abbiamo denunciato Salvini, che ora rischia fino a un anno e sei mesi di carcere”

Secondo l'associazione che si occupa di migranti, in un tweet il ministro ha commesso il reato di diffusione di idee fondate sull'odio razziale

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Il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Credit: AFP

“Che venite a fare qua… dovete andare via”. Così un cittadino italiano di 45 anni di Gallarate si rivolse nel 2010 a due stranieri, dopo averli aggrediti fisicamente. La Cassazione ha preso in esame il commento dell’uomo e, in una sentenza del primo luglio 2018, ha stabilito che si è trattato di “reato di diffusione di idee fondate sull’odio etnico o razziale”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, lo scorso 12 luglio, riprendeva quella frase e commentava la decisione della sentenza con un tweet: “Andate via, andare via, andate via!!!”.

Dopo quel commento, un gruppo di cittadini, insieme all’associazione Baobab Experience, ha deciso di denunciare Salvini.

Secondo i cittadini, appare configurarsi per il ministro dell’Interno quello stesso reato di diffusione di idee fondate sull’odio etnico o razziale. A TPI l’avvocato del Baobab Francesco Romeo.

In che cosa consiste la denuncia?
“È una denuncia di un gruppo di cittadini e di un’associazione, il Baobab, ed è una denuncia su carta semplice. È importante rimarcare questa differenza rispetto a chi fa le denunce in carta intestata del Ministero dell’Interno. Speriamo venga analizzata con la dovuta attenzione. La denuncia riguarda il reato di diffusione di idee che conducono all’odio razziale o etnico.

Che cosa prevede il reato di diffusione di idee fondate sull’odio etnico o razziale?
Il reato è previsto dall’articolo 604 bis del codice penale e punisce con la reclusione fino a un anno e sei mesi chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sull’odio razziale o etnico o incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi.

Per integrare questo reato basta anche un solo atto di diffusione di idee fondate sull’odio razziale o sulla discriminazione etnica. Quindi quello che ha scritto Salvini, in relazione a quella sentenza della Cassazione che aveva ritenuto penalmente rilevante la frase “andate via” in un giudizio relativo a una aggressione nei confronti di migranti aggravata dall’odio razziale, costituirebbe diffusione di idee che sono basate sull’odio razziale ed etnico.

Non è la prima volta che Salvini si esprime in questo modo.
Questo, infatti, è solo un esempio: Salvini è coerente nel tempo e questa è la sua comunicazione. Queste idee le ha diffuse in più occasioni e noi partiamo proprio da questo elemento. Dopodiché la Procura di Roma, se lo riterrà opportuno, potrà trovare diversi precedenti: come il caso della Kyenge. Una delle tecniche di Salvini, poi, è quella di dire le cose peggiori camuffandole da battute.

Il formato della comunicazione è sempre quello: basta avere la pazienza di andare a guardare indietro. Salvini e la Lega in generale sono coerenti in questo: ci sono più provvedimenti ormai di magistrati e dell’autorità giudiziaria, da Milano con il caso della Kyenge, ma anche a Roma dove è stato ritenuto non diffamatorio ritenere Salvini fascista a ruota libera proprio per il tipo di comunicazione che utilizza.

Inoltre va contestualizzato il momento in cui Salvini scrive il tweet: è il 18 luglio scorso e quella sera la sua linea viene sconfitta. Viene, infatti, autorizzato lo sbarco della nave che da giorni stava al largo delle coste siciliane.

La sentenza era di quei giorni e concludeva una vicenda avvenuta un anno prima. Il commento di Salvini era assolutamente voluto perché proprio quella sera accadeva qualcosa che lui non voleva. È un modo questo, della comunicazione sotto forma di battuta o di falso motto di spirito, che lui utilizza spesso.

Il fatto che Salvini delegittimi di fatto una sentenza che cosa significa?
C’è anche questo aspetto. Per il massimo organo di Giustizia la frase “andate via” costituisce reato di odio razziale e lui ribadisce – camuffandolo da battuta ma quello è il suo reale pensiero, manifestato e espresso – di mandar via i migranti.

È una sorta di sfida: “Voi dite che è un reato? E io lo ribadisco”. E poi aggiunge una faccina che ride, come a dire che sta scherzando, ma tutto si può pensare di Salvini fuorché che scherzi in materia di immigrazione.

Inquietante il fatto che sia il ministro dell’Interno a fare un tweet del genere.
Per marcare la differenza, la nostra è una denuncia in carta semplice di semplici cittadini, a differenza di chi le fa sulla carta intestata del ministero degli Interni – come successo con Saviano. Noi da semplici cittadini ci rivolgiamo alla giustizia.

Quali sono le prospettive?
Noi abbiamo fatto la denuncia perché secondo noi c’è questo problema di rilevanza penale. Non siamo noi a decidere. Sarà la Procura, facendo delle sue valutazioni, a dare risposta a questa nostra domanda: è un reato o non è un reato? Tenendo conto, ovviamente, che la Procura potrà e dovrà andare a guardare i precedenti, che ci sono.

C’è questo filo di continuità che qualcuno può decidere di prendere in considerazione. La Procura ha tutti gli strumenti per allargare il campo, dire che si tratta solo di una battuta o che questo è un comportamento che non può essere tenuto.

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Il 18 febbraio del 2017 Salvini diceva: “Serve una pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere, anche con le maniere forti”. Ripetuta anche il 4 febbraio di quest’anno. In quel caso gli immigrati erano stati aggrediti e malmenati e in più l’aggressore avevano rivolto loro queste frasi.

Torna ancora più attuale in questi ultimissimi giorni, con l’escaltion di violenza, sia verbale che fisica, che ha visto come protagonisti migranti, in tutta Italia.
Dobbiamo attenerci ai fatti e i fatti dicono che c’è uno sviluppo di episodi di aggressioni, connotate da odio a sfondo razziale o etnico. Ad avvalorare questo discorso il fatto che essuno ha smentito, ad esempio, le preoccupazioni espresse da alcuni dirigenti del Ministero dell’Interno per quello che sta accadendo, perché il rischio è che si possono scatenare atti emulativi.

Inoltre, Salvini gioca anche con le cifre. Ha scelto di diffondere i dati solo relativi agli arresti degli immigrati e non degli italiani. Andando a guardare le cifre del periodo preso in esame, invece, si evinceva che erano stati arrestati più italiani che stranieri.

Basta guardare la pagina facebook del Baobab che annuncia la conferenza stampa per la denuncia a Salvini per avere percezione concreta di quello che sta accadendo: sono tantissimi i commenti razzisti e denigratori nei confronti dell’associazione, a riprova che la situazione è questa.

Che cosa rischierebbe Salvini?
Se la Procura si convince che il reato è stato commesso e il procedimento va avanti, è prevista una reclusione da quindici giorni fino a un anno e sei mesi.