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Fiorella Mannoia contro Salvini: “Contento dell’aggressione a Daisy?” Lui: “Canta che ti passa”

La cantante ha attaccato il leader della Lega definendolo "ministro della paura". Immediata la replica del vicepremier

Immagine di copertina
Fiorella Mannoia e Matteo Salvini

Matteo Salvini non lesina polemiche su Facebook con personaggi del mondo dello spettacolo. Il canovaccio è ormai noto: qualche celebrità lo stuzzica, lui risponde sardonico e beffardo.

Nella rete ci sono finiti in molti, da Nina Zilli ad Asia Argento. Stavolta è stato il turno di Fiorella Mannoia.

La cantante è nota per essersi espressa in passato su posizioni filo-M5s, ma anche per aver attaccato i pentastellati sulla questione dei migranti.

Un background di grillina pentita che la Mannoia ha ritirato fuori attaccando Salvini dopo l’aggressione a Daisy Osakue, l’atleta italiana di origini nigeriane colpita in faccia con delle uova da due aggressori a Moncalieri, vicino a Torino.

Per la Mannoia quanto accaduto è certamente imputabile al clima di paura creato dal leader della Lega: “Ma che ‘razza’ di gente siete? Il lavoro del ‘ministro della paura’ sta dando i suoi frutti, ci si è messo d’impegno, giorno dopo giorno. Complimenti! Ora sarà soddisfatto”, ha twittato la cantante.

Salvini, come consuetudine, ha replicato a stretto giro dal suo profilo Twitter. “Dai Fiorella, non esagerare, pensa al cielo d’Irlanda e canta che ti passa”, ha scritto il vicepremier, allegando un articolo di Libero che riportava le frasi della Mannoia.

Come detto, è solo l’ultima delle tante polemiche tra Salvini e personaggi del mondo dello spettacolo. Uno scontro che si è acuito dopo la copertina di Rolling Stone e l’appello firmato da diversi artisti contro il vicepremier.

Salvini ha sempre bollato le celebrità che lo attaccano come “radical chic”, calcando sulla loro presunta ipocrisia e sulla discrepanza tra ciò che predicano e lo stile di vita che conducono.

“Aprano le loro mega-ville per accogliere i migranti”, aveva risposto il leader della Lega agli artisti che avevano firmato il manifesto di Rolling Stone.