Me

Chi è Marco Paolini

La storia e il curriculum dell'attore, regista e autore teatrale

Immagine di copertina
L'attore e autore Marco Paolini sul palco

Chi è Marco Paolini: gli spettacoli, i libri e il curriculum dell’attore

Marco Paolini è tra i più apprezzati attori e autori teatrali italiani. Nato a Belluno il 5 marzo 1956, il suo nome è tornato purtroppo di strettissima attualità dopo un incidente stradale che lo ha visto protagonista sulla A4 e che ha portato alla morte una donna di 53 anni e al ferimento grave di un’altra persona – “La colpa è mia, mi sono distratto un attimo a causa di un colpo di tosse” ha subito dichiarato l’attore – la cui vicenda completa abbiamo raccontato qui.

Chi è Marco Paolini: la sua storia

Dagli anni Settanta al 1994 Marco Paolini ha fatto parte di diversi gruppi teatrali: Teatro degli Stracci, Studio 900 di Treviso, Tag Teatro di Mestre e Laboratorio Teatro Settimo. Con il Laboratorio Teatro Settimo ha composto Adriatico (1987) e ha preso parte a Riso amaro (1988), Libera nos (1989), La storia di Romeo e Giulietta (1991), La trilogia della villeggiatura (1993).

Dal 1990 ai primi mesi del 2000 collabora con la cooperativa Moby Dick – Teatri della Riviera.

Nel 1999 fonda JOLE (nel 2002 la società cambia nome e diventa JOLEFILM), la casa di produzione che cura i suoi progetti teatrali, cinematografici ed editoriali.

Nel 2003 ha realizzato con Andrea Purgatori e Francesco Niccolini e con la regia di Davide Ferrario i racconti per la trasmissione televisiva Report intitolati Bhopal 2 dic. ’84, Trecentosessanta lire, Ferrari primavera, Cipolle e libertà, U 238, Binario illegale. Per questi racconti gli è stato conferito il Premiolino in Terrazza 2003.

Nel 2005 per il suo lavoro sulla memoria ha ricevuto il Premio Archivio Diaristico Italiano.

Nel 2006 ha fatto conoscere al grande pubblico televisivo i suoi Album realizzando un programma in 12 puntate trasmesso da Rai 3 intitolato Gli Album di Marco Paolini (ed. Einaudi).

Altre produzioni teatrali sono poi approdate alla diretta televisiva in prima serata su La7,: l’omaggio a Mario Rigoni Stern Il Sergente (2004), Miserabili. Io e Margaret Thatcher (2006), La macchina del capo (2009), ITIS Galileo (2010).

Ad aprile 2016 debutta con i giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme con la regia di Gabriele Vacis.

I suoi ultimi spettacoli sono Le avventure di Numero Primo e Tecno Filò entrambi dedicati alla scienza.

Marco Paolini: il disastro del Vajont | Youtube

Tra i lavori di Paolini più apprezzati dal grande pubblico c’è il racconto del disastro del Vajont, la tragedia del 9 ottobre 1963 dovuta alla caduta di una frana dal pendio del Monte Toc nelle acque del bacino lacustre alpino realizzato con l’omonima diga.

Il monologo teatrale di Paolini è datato 1993; venne trasmesso in diretta su Rai 2 il 9 ottobre 1997 e vinse l’Oscar della televisione come miglior programma.

Paolini ha così raccontato in merito allo spettacolo:

Io sono nato nel 1956: nel ’63 avevo sette anni e di Longarone imparai presto quel che c’era da sapere. Qualche anno dopo lessi Morire sul Vajont: ricordo bene la rabbia che mi prese a ‘scoprire’ questa storia così diversa da come me la ricordavo da bambino, avrei voluto che tutti sapessero, ma non sapevo come fare. Qualche anno dopo ho letto il libro di Tina Merlin Sulla pelle viva e mi sono vergognato, vergognato di non conoscere, di non sapere o di aver dimenticato. Tina parla di un piccolo popolo cancellato dall’incubo e dalla tracotanza. Questo popolo è il mio non per ragioni geografiche o di sangue, ma per scelta… questo popolo io lo conosco. Le parole di Tina Merlin avevano riacceso in me la rabbia antica e non volevo correre il rischio di dimenticare ancora e per non dimenticare dovevo, usando il mio lavoro, raccontare.

Il racconto è lungo, tra una cosa e l’altra non finisce quasi mai prima di tre ore. E’ lungo perché non è stato pensato come uno spettacolo teatrale. E’ lungo perché alla fine ci sono quelli che si fermano per sapere il seguito e si fa presto a tirar tardi. In quei momenti mi sento ‘esposto’, investito del ruolo dell’intellettuale, e non mi sento per niente a mio agio. Nessun artista di mia conoscenza vorrebbe essere oggi investito di tale onore, nessun artista studia da intellettuale. Io in quei momenti resto lì perché mi vergogno di non aver saputo e poi di aver saputo e di aver dimenticato questa Strage di Stato che come uomo non posso ancora tollerare in silenzio.