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La gaffe di Jeremy Hunt: il ministro degli Esteri britannico sbaglia la nazionalità della moglie

Il nuovo segretario britannico per gli affari esteri è sposato con una donna cinese, ma lo dimentica

Immagine di copertina

Il nuovo segretario per gli affari esteri britannico, Jeremy Hunt, si è presentato ieri al suo primo incontro ufficiale con la controparte cinese, a Pechino.

Ma il solenne incontro si è presto trasformato in una gaffe enorme per il diplomatico britannico, che ha sbagliato la nazionalità della moglie davanti alla delegazione cinese mentre ricordava la propria visita nel Paese, compiuta all’età di 19 anni.

“Mia moglie è giapponese”, ha detto Hunt parlando della compagna Lucia Guo. Salvo ricordare presto che la moglie, in realtà, è proprio cinese. “È un errore terribile da commettere”, ha ammesso lo stesso segretario subito dopo.

“Mia moglie è cinese e i miei figli sono per metà cinesi. Abbiamo anche i nonni cinesi che vivono a Xian e forti legami di famiglia in Cina”, ha cercato di recuperare il segretario, tra le risate degli altri partecipanti al colloquio.

La gaffe ricorda diverse uscite infelici del predecessore di Hunt, l’ex ministro Boris Johnson.

Johnson in passato aveva detto che Sirte, in Libia, avrebbe potuto essere “la nuova Dubai” se solo avessero “spazzato via i corpi morti”.

Durante una visita in Myanmar, ha recitato un poema di Kipling dell’epoca imperialista in un tempio buddhista, mentre un’altra volta ha pubblicamente paragonato l’Unione Europea al Terzo Reich nazista.

Un’altra volta Johnson aveva accusato l’allora presidente statunitense Barack Obama di provare “un rancore ancestrale” nei confronti della Gran Bretagna per via delle suo essere “mezzo keniota”.

Parlando, un’altra volta ancora, dell’ostilità tra i conservatori britannici e il Labour Party, Johnson aveva detto che gli sembrava di star assistendo a “un’orgia di cannibalismo e assassini in stile Papua Nuova Guinea”.

Costretto a scusarsi per l’offesa al Paese, Johnson si è espresso in modo sarcastico dicendo che non voleva insultare gli abitanti della Papua Nuova Guinea, che “sicuramente vivono delle vite domestiche molto borghesi”.

Perché Jeremy Hunt era in Cina

Hunt ha sostituito di recente Boris Johnson, ex ministro degli Esteri, esponente della corrente più euroscettica dei Tories.

Si trova in Cina per discutere di un rafforzamento dei rapporti commerciali con Pechino in vista dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Altri temi che saranno discussi tra il Regno unito e la Cina sono “l’importanza del multilateralismo e del libero scambio e il modo in cui i due Paesi possono lavorare insieme sulle sfide globali come il cambiamento climatico, lo sviluppo, la sicurezza, la non-proliferazione di armi nucleari e le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord”, ha detto l’ufficio di Hunt prima della sua partenza.

La Cina è coinvolta al momento in una disputa con il presidente statunitense Donald Trump, che ha recentemente lanciato nuovi dazi contro i prodotti cinesi.

Le misure prevedono tariffe del 25 per cento su diversi prodotti importati dal paese asiatico, per un valore complessivo di 34 miliardi di dollari.

Ma da Washington sono in arrivo nelle prossime settimane nuovi dazi contro la Cina che potrebbero toccare complessivamente i 500 miliardi di dollari.

Pechino si trova anche messa in difficoltà dalla Germania, che la settimana scorsa ha impedito alla compagnia energetica cinese SGCC di comprare delle azioni di un gestore di reti energetiche tedesco, motivando la scelta con “preoccupazioni relativa alla sicurezza nazionale”.

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