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Egitto, l’attivista sostenitrice della famiglia Regeni resta in carcere
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Egitto, l’attivista sostenitrice della famiglia Regeni resta in carcere

Mohamed Lotfy, legale e sostenitore dei Regeni al Cairo, insieme a sua moglie Amal e al figlio di 3 anni sono stati arrestati nel cuore della notte. Il tribunale di Maadi ha confermato la detenzione preventiva per altri 15 giorni.

30 Lug. 2018

Da venerdì 11 maggio, Amal Fathy è detenuta nel carcere di massima sicurezza Torah, in Egitto.

La donna e Haytham Mohamadein dovranno scontare altri 15 giorni di carcere in attesa della prossima udienza fissata per il 13 agosto.

La donna è un’attivista impegnata per il rispetto dei diritti civili in Egitto ed è la moglie di Mohamed Lotfy, responsabile della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF), nonché legale e sostenitore dei Regeni al Cairo.

Il 15 luglio 2018, si è tenuta la nuova udienza nel processo n° 621 di procedimenti di sicurezza dello stato che la vede coinvolta, con un rinnovo della detenzione di altri 15 giorni. Lo stato di salute della donna resta preoccupante: Amal lamenta insensibilità all’arto inferiore sinistro ed è incapace di camminare senza aiuto.

È stata visitata da un medico che però non le ha prescritto medicine, tranne uno stabilizzatore dell’umore e vitamine B12.

Come racconta il marito di Amal a TPI, Mohamed Lotfy, il medico avrebbe intimato alla donna di “smettere di recitare”.

Il 19 giugno, un giudice del tribunale di Maadi, nel governatorato del Cairo, aveva stabilito che Amal sarebbe stata liberata dietro il pagamento di una cauzione di 10mila sterline egiziane, pari a quasi 485 euro.

Su Amal Fathy pendono due capi d’accusa:

  • Caso n. 7991 del 2018: trasmissione di un video su Facebook come mezzo pubblico per incitare a rovesciare il regime egiziano, pubblicazione del video contenente notizie false che danneggiano la pace pubblica. Uso improprio di internet.
  • Caso n. 621 del 2018 relativo alla sicurezza dello Stato: appartenenza a un’associazione terroristica, uso di internet per promuovere idee e convinzione che richiedono atti terroristici, diffusione di notizie false che danneggiano l’ordine pubblico e l’interesse nazionale.

Per uno dei due quindi la donna resta in carcere, nonostante per l’altro capo d’accusa sia stata concessa la scarcerazione su cauzione.

Di seguito il racconto di Mohamed Lotfy che spiega a TPI i tragici istanti della notte dell’arresto, durante il quale tutta la sua famiglia è stata vittima di un’incursione notturna delle forze di sicurezza egiziane.

“Sono arrivati alle 2.30, nel bel mezzo della notte. Le forze speciali e gli agenti di sicurezza nazionale hanno fatto irruzione in casa nostra mentre dormivamo. Io, mia moglie e mio figlio di tre anni siamo stati portati in una stazione di polizia. I raid notturni sono la loro tecnica. L’ufficiale mi ha detto che aveva un mandato di arresto ma si è rifiutato di mostrarmelo”.

“Io e mio figlio siamo stati liberati poche ore dopo l’arresto, in quanto abbiamo il doppio passaporto egiziano e svizzero. L’ambasciata svizzera è intervenuta per noi. Mia moglie, Amal Fathy è ancora in stato di fermo e rischia di essere condannata a un numero imprecisato di anni di carcere per terrorismo”, spiega Mohamed.

“Secondo quanto ci hanno detto, l’accusa partirebbe da un video pubblicato su Youtube. Non è stata ancora formalizzata alcuna accusa, le indagini sono in corso, ma è indagata per aver trasmesso un video che ‘nuoce alla sicurezza nazionale, pubblicando foto che danneggiano la pace nazionale, abusando di Internet’”.

Nel video di cui parla Mohamed, la donna inveisce pesantemente contro lo Stato per un problema con la banca, e in particolare per i lunghi tempi d’attesa per accedere a un conto corrente dopo la perdita di un bancomat. La donna è in carcere preventivo per 15 giorni.

L’episodio, denunciato anche dalla ong ECRF, cade a a pochi giorni dalla visita della delegazione italiana guidata dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco in Egitto.

L’ong ha riferito che si tratta del settimo episodio di “intimidazioni e persecuzioni” compiute dalla Sicurezza. Lotfy, la moglie e il piccolo “sono stati messi sotto grande pressione, la casa perquisita, i telefoni cellulari sequestrati ed è stato negato loro il diritto di comunicare con un avvocato”, sostiene l’ong definendo “vergognoso” che questo trattamento sia stato riservato al proprio dirigente.

Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, intervenuta con il marito e l’avvocata Alessandra Ballerini al Salone del Libro di Torino, ha commentato l’accaduto:

”Sono molto inquieta per l’arresto della moglie del nostro legale egiziano, madre di un bambino di tre anni. Se questo accade vuol dire che siamo molto vicini alla verità. Ma la verità non può essere pericolosa per chi la cerca”.

“Sarei preoccupata per chiunque – ha detto – e lo sono ancora di più per una donna, sapendo quello che possono farle. Amal è stata accusata di terrorismo, una accusa che in Egitto può portare all’ergastolo e alla pena di morte. E’ stata arrestata con il marito e il figlio, ma loro sono stati poi rilasciati perché hanno la doppia cittadinanza, egiziana e svizzera”.

Il 24 maggio 2018, il tribunale del Cairo aveva condannato Amal ad altri 15 giorni di carcere preventivo. Stando alle normali procedure egiziane, i rinvii potrebbero moltiplicarsi nel tempo.

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