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La Grecia devastata dalle fiamme: “Tracce di azione dolosa”

L'incendio divampato nelle pinete che circondano Atene ha distrutto case e auto: 85 vittime accertate ma si cercano ancora decine di dispersi

Immagine di copertina
Credit: Afp

Potrebbero essere dolosi gli incendi che dalla serata di lunedì 23 luglio 2018  hanno devastato l’Attica, in Grecia, e hanno causato 85 vittime accertate e decine di dispersi.

Per l’incendio che è iniziato a Mount Pendeli e si è diffuso a Mati, la città dove si trovava la maggioranza delle vittime, “ci sono molte domande e non nascondo una cosa seria che ha portato a un’indagine”, ha riferito il vice ministro alla Sicurezza pubblica Nikos Toskas in una conferenza stampa tenuta insieme al portavoce del governo Dimitris Tzanakopoulos e ai capi dei vigili del fuoco e della polizia. Il governo greco ha presentato all’autorità giudiziaria un “caso grave” di “atti criminali”.

Per l’incendio a Kineta ad ovest di Atene, che ha preceduto poche ore prima quello di Pendeli e non ha fatto vittime, il ministro ha detto che c’erano anche “elementi seri e tracce” che potrebbero far pensare a un atto doloso. “Ci sono testimonianze ma non posso dire altro ora”, ha aggiunto.

Toskas ha anche sottolineato che lunedì le condizioni climatiche erano estreme. “I venti hanno raggiunto i 120 km orari”, ha detto il tenente generale Sotiris Terzoudis.  Le fiamme si sono diffuse velocemente e hanno bruciato oltre 20 chilometri quadrati di territorio. Si stima che almeno 2.500 case siano state distrutte.

Mentre le critiche non si fermano, il portavoce del governo ha sottolineato che l’evacuazione di Mati non è stata possibile prechè tutto è avvenuto in breve tempo, appena un’ora e mezza, e che i venti erano forti.

“Le perdite sono significative e siamo tutti sconvolti”, ha detto Toskas, aggiungendo che “per ragioni di coscienza e non a causa di errori” ha presentato le proprie dimissioni al primo ministro Tsipras, il quale non le ha accettate.

I primi incendi si erano sviluppati nella periferia di Atene, lungo la costa, sia a ovest che a nord-est, dove hanno sede numerosi resort per le vacanze.

Migliaia di persone, per cercare di salvarsi, erano fuggite in spiaggia o salite su imbarcazioni. L’autostrada del Peloponneso era stata chiusa ed è stata impiegata la Guardia Costiera per passare al setaccio le coste alla ricerca dei corpi delle persone che hanno cercato di scappare alle fiamme gettandosi in mare.

Stato di emergenza

Il governo greco ha dichiarato lo stato di emergenza e il primo ministro, Alexis Tsipras, ha annunciato tre giorni di lutto nazionale.

“Nessuno rimarrà senza aiuto, nulla resterà senza risposta”, ha promesso il premier in un messaggio televisivo, sottolineando che quello che ora conta è salvare vite umane.

“Ora è il momento dell’unità e della solidarietà, il momento della mobilitazione e della lotta per salvare il salvabile”, ha detto Tsipras.

Il governo ha approvato 20 milioni di euro di aiuti.

Atene ha chiesto l’intervento dell’Unione Europea. Il centro di coordinamento di risposta alle emergenze della Commissione Ue è in costante contatto con le autorità greche.

In una lettera inviata a Tsipras, il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, ha assicurato che “verrà fatto tutto il possibile per sostenere il paese”.

Cipro, Spagna e Bulgaria hanno fatto offerte rapide di assistenza concreta tra cui aerei, vigili del fuoco, medici e veicoli.

L’Italia ha inviato due Canadair dei Vigili del fuoco: ai pompieri italiani sarà assegnata un’area operativa.

Le cause dell’incendio

Il premier Tsipras non ha commentato le ipotesi sulle cause degli incendi.

Le indagini su quanto accaduto sono in corso e secondo le prime ricostruzioni gli incendi potrebbero avere natura dolosa o potrebbero essere stati causati da una condotta negligente.

Le testimonianze

La maggioranza delle vittime è stata trovata senza vita in casa o nell’auto a Mati, un resort sulla costa orientale dell’Attica a 40 km a nordest di Atene. In una villa della zona i soccorritori hanno rinvenuto i corpi carbonizzati di 26 persone.

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Alcune vittime sono state trovate abbracciate l’una all’altra sulla spiaggia di Argyri, dove si contano 24 dei 60 morti dei roghi.

I corpi abbracciati, tra i quali quelli di bambini, giacevano a una trentina di metri dal mare, nelle vicinanze di un ristorante molto frequentato della spiaggia di Argyri. Nello stesso punto sono state trovate decina di automobili carbonizzate.

Nikos Economopoulos, il presidente della Croce Rossa greca, ha riferito a GreekReporter che i corpi abbracciati, tra i quali quelli di bambini, giacevano a una trentina di metri dal mare, nelle vicinanze di un ristorante molto frequentato del litorale. Nello stesso punto sono state rinvenute decine di automobili carbonizzate.

Un padre ha lanciato un appello per ritrovare le sue figlie, due gemelline, che sono scomparse dopo essere state recuperate da una barca di pescatori: Yiannis Philipopoulos ha riferito di aver riconosciuto Sophia e Vasiliki in un video tv dopo aver passato la giornata di ieri a cercarle tra ospedali e commissariati.

Le due bimbe erano con i nonni quando sono dovute scappare dagli incendi che hanno devastato la zona di Mati e Rafina, nell’Attica orientale vicino Atene. I pompieri sono all’opera contro gli incendi ancora in corso in alcune zone del paese.

“Abbiamo visto scene raccapriccianti, dodici ore di inferno, partite da ovest ma poi a causa del vento i danni maggiori si sono registrati sulla costa est dell’Attica”, ha dichiarato l’ambasciatore italiano in Grecia, Efisio Marras, commentando ai microfoni di RaiNews24 la tragedia che ha colpito il paese.

 

Il difensore greco della Roma, Kostas Manolas, ha voluto mandare un messaggio di coraggio e vicinanza al suo paese tramite il proprio profilo Instagram.

“Non ho parole! Un disastro incredibile! Forza e coraggio, Grecia mia!”, ha scritto il calciatore, che si trova negli Stati Uniti dove è impegnato nella tourneé estiva del club capitolino, a corredo di una foto molto significativa.

Den exw logia! Apisteuti katastrofi! Kouragio kai dunami ELLADARA MOU!!

Un post condiviso da Kostasmanolas (@kostasmanolas44) in data:

Il precedente del 2007

Si tratta del più grave incendio del paese, dopo quello che nell’agosto 2007 aveva devastato la penisola del Peloponneso ed era costato la vita a 67 persone.

Le fiamme avevano interessato principalmente il Peloponneso occidentale e meridionale e l’Eubea meridionale, minacciando la distruzione della città antica di Olimpia, poi evacuata.

Negli oltre 3mila incendi boschivi, di origine dolosa e favoriti dalle altissime temperature di quell’estate che avevano superato i 40 gradi, e dalla siccità, erano andati in fumo 2.700 metri quadri di foreste, oliveti e vigne. Oltre 2.100 edifici erano stati distrutti dalle fiamme.

In soccorso della Grecia erano intervenuti diversi paesi, tra cui l’Italia. Erano stati dichiarati tre giorni di lutto. Due anni dopo, nel 2009, sempre nel mese di agosto, una uovo incendio aveva devastato oltre 30mila acri in tutto il paese.