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L’ambasciatore italiano in Ucraina è stato convocato dopo le parole di Salvini sulla Crimea
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L’ambasciatore italiano in Ucraina è stato convocato dopo le parole di Salvini sulla Crimea

In un'intervista al Washington Post il ministro dell'interno aveva definito “legittima l’annessione russa della Crimea” nel 2014

25 Lug. 2018
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L’ambasciatore italiano in Ucraina, Davide La Cecilia, è stato convocato lunedì 23 luglio al ministero degli Esteri di Kiev dopo le parole pronunciate dal ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, in un’intervista al Washington Post, sull’annessione della Crimea alla Russia.

Nell’intervista, pubblicata venerdì 20 luglio scorso, Salvini aveva definito l’annessione russa della Crimea “legittima” e aveva definito una “falsa rivoluzione” la rivolta che ha portato al cambio di regime nel 2014.

“Condanniamo la posizione del politico italiano come non basata su fatti reali e in contraddizione con i principi e le norme del diritto internazionale”, si legge nella nota di Kiev, “Per esprimere proteste e ricevere chiarificazioni da parte dell’Italia, il ministero degli Esteri ha invitato l’ambasciatore dell’Italia”.

La notizia è stata confermata da fonti diplomatiche.

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero-Milanesi rispondendo a una domanda di Laura Boldrini sulle dichiarazioni di Matteo Salvini, che riteneva “legittima” l’annessione della Crimea, ha dichiarato che “L’Italia non riconosce l’annessione della Crimea”.

“Il governo italiano ritiene che vadano sempre rispettate le regole del diritto internazionale, e in particolare i principi legati all’integrità territoriale. È la posizione coerente espressa dall’Ue”, ha aggiunto Moavero.

Per quanto riguarda le sanzioni alla Russia, il ministro degli Esteri ha chiarito “la posizione dell’Italia al Consiglio europeo è stata di non opporsi al consenso, e di consentirne quindi la proroga semestrale”.

“Sanzioni che devono avere un carattere strumentale per ottenere il rispetto degli accordi relativi al diritto internazionale. Non sono una punizione, ma devono servire a ripristino della situazione corretta”, ha aggiunto Moavero riferendosi all’applicazione degli accordi di Minsk per mettere fine al conflitto tra Kiev e i separatisti filo-russi.

Per il capo della Farnesina “è la posizione espressa dal Governo italiano sia nei vertice Ue, a giugno, che alla Nato a inizio luglio cosi’ come nel G7”.

Il conflitto nell’Ucraina orientale va avanti ormai dall’aprile 2014 nella regione del Donbass e vede contrapposti i miliziani separatisti filorussi e le forze governative.

Nel 2014 la tensione scoppiò in seguito al rovesciamento del presidente ucraino Viktor Ianukovich e l’annessione della Crimea da parte della Russia.

Ne conseguì l’uscita del paese dall’orbita della Russia, l’avvicinamento ai paesi della Nato e l’inizio dei combattimenti sul fronte orientale. Le province teatro degli scontri sono Donetsk e Luhansk, a maggioranza russa.

L’intervista di Salvini al Washington Post

L’intervista, realizzata dalla giornalista Lally Weymouth, spazia a tutto campo, ma si focalizza sulla Russia e sul tema dell’immigrazione.

“Ci sono alcune zone storicamente russe, in cui c’è una cultura e delle trazioni russe, e che quindi appartengono legittimamente alla Federazione Russa”, ha detto Salvini riferendosi alla penisola di Crimea.

Incalzato dal prestigioso quotidiano statunitense sui rapporti con Putin, il ministro dell’Interno ha negato di aver ricevuto finanziamenti da Mosca. “Avevamo invece firmato un accordo politico con Russia Unita che prevedeva una collaborazione tra i movimenti giovanili dei nostri partiti”, ha spiegato. “Con il ministro dell’interno russo Vladimir Kolokoltse è stato stretto un accordo per creare un database di informazioni comune, proprio come abbiamo fatto con Israele”.

Sull’immigrazione Salvini ha detto: “Il nostro obiettivo non è quello di distribuire i migranti tra i vari Paesi europei, ma di evitare che arrivino in Europa. Dobbiamo intervenire in Africa con un piano Marshall, per migliorare le condizioni di vita nei loro paesi d’origine”.

“È vero che l’Europa sta investendo in Africa – prosegue il vicepremier  – ma se 6 miliardi di euro vanno alla Turchia e solo 500 milioni di euro ai paesi africani, la nostra battaglia deve diventare quella di aumentare i fondi destinati all’Africa”.

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