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Cosa dice esattamente l’emendamento Pd sugli indennizzi per i licenziamenti che ha fatto infuriare Di Maio

Per il ministro del Lavoro il Pd è "contrario a una norma che dà un giusto indennizzo ai lavoratori che subiscono degli abusi"

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Luigi Di Maio e Maurizio Martina

Il Decreto Dignità sta alzando il livello dello scontro tra Pd e Movimento Cinque Stelle. Il primo provvedimento del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, già nelle scorse settimane, aveva dato vita a discussioni e polemiche.

I dem ritengono che le norme sui contratti a tempo determinato scoraggeranno le assunzioni da parte delle aziende e aumenteranno il numero di disoccupati, confortati anche dalle stime dell’Inps fortemente contestate dal governo.

I pentastellati, al contrario, ritengono che la legge introduca maggiori tutele e affronti in maniera efficace la piaga del precariato selvaggio.

In questi giorni si sta discutendo molto anche degli emendamenti al decreto. Uno di questi, presentato dal Pd, è stato aspramente criticato da Di Maio.

L’emendamento, secondo il vicepremier, vorrebbe sopprimere l’articolo del decreto dignità che aumenta i risarcimenti per i lavoratori che vengono licenziati ingiustamente.

“Come si può essere contrari a una norma che dà un giusto indennizzo ai lavoratori che subiscono degli abusi?”, ha scritto Di Maio. “Il loro emendamento non servirà a nulla perché finalmente ormai sono minoranza, ma il segretario del Pd potrebbe spiegare a tutti perché un partito di “sinistra” si schiera contro il riconoscimento di maggiori diritti a chi lavora? Per me è incomprensibile”.

A stretto giro gli ha risposto il segretario del Pd Maurizio Martina: “Caro Luigi Di Maio i tuoi giochi sulle indennità di licenziamento sono propaganda. Il Pd difende senza pasticci le tutele crescenti, che anche voi non abolite. Vuoi confrontarti? Ecco la nostra proposta che alza indennità ai lavoratori anche in caso di conciliazione. Lo sostieni?”.

Ma come stanno effettivamente le cose?

Il decreto dignità punta a innalzare le indennità in caso di licenziamento senza giusta causa, portando le mensilità minime di risarcimento da 4 a 6 e quelle massime da 24 a 36.

Di Maio dice il vero quando sostiene che l’emendamento del Partito Democratico vorrebbe cancellare questa norma, lasciando quindi immutato il numero delle mensilità a cui ha diritto il lavoratore ingiustamente licenziato.

A conferma di questo, va segnalato come l’emendamento sia stato contestato anche da diversi parlamentari del Pd, in particolare dell’ala sinistra del partito.

Cesare Damiano, ex sindacalista della Cgil ed ex ministro del Lavoro del secondo governo Prodi, ha detto che l’emendamento del Pd “costituisce una scelta molto grave”, sottolineando anche come la proposta del M5s ne ricalchi un’altra presentata nella scorsa legislatura, quando già il governo a guida centrosinistra voleva innalzare le mensilità di indennizzo per i licenziamenti ingiusti.

“Il fatto che i parlamentari del Pd della commissione Lavoro si schierino compattamente contro questa norma – ha detto Damiano – significa che siamo ancora all’interno delle coordinate dettate da Renzi per quanto riguarda il lavoro e lo stato sociale, quelle che ci hanno portato a gravi sconfitte”.

Persino Stefano Esposito, parlamentare Pd di area renziana, ha criticato l’emendamento dem.

Le risposte dei vari esponenti Pd a Di Maio, infatti, non sono entrate nel merito di questo emendamento, ma hanno posto l’accento su un emendamento differente.

Deborah Serracchiani ha affermato che i Cinque Stelle “prendono in giro i lavoratori perché promettono un aumento dell’indennità di licenziamento ma lasciano aperta una via di fuga per il datore che con le loro norme pagherà molto di meno conciliando, prima che il giudice condanni. Questo è un gioco delle tre carte che il Pd intende far saltare chiedendo l’aumento dell’indennità di conciliazione”.

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Il Pd, infatti, pone l’accento sul fatto che il Decreto Dignità, se da un lato aumenta le mensilità di indennizzo, dall’altro non interviene sulla conciliazione, una procedura giudiziaria che rappresenta una scappatoia per il datore di lavoro, che ricorrendovi può pagare da un minimo di 2 a un massimo di 18 mensilità di indennizzo.

Il Pd propone quindi di innalzare le mensilità in caso di procedura di conciliazione, portandole da un minimo di 3 a un massimo di 27.

Il ragionamento dei dem, nella sostanza, è che innalzare le mensilità di indennizzo tout court avrebbe l’effetto negativo di scoraggiare le assunzioni da parte delle aziende, in linea con quanto sostenuto da Confindustria.

Al contrario, intervenire sulla conciliazione permetterebbe di aumentare le tutele dei lavoratori senza “punire” eccessivamente le imprese.