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Stadio della Roma, Parnasi ottiene gli arresti domiciliari

L'imprenditore è accusato di essere a capo di un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati contro la pubblica amministrazione nell'ambito dell'inchiesta sugli illeciti legati alla costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle

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Luca Parnasi insieme al dg della Roma Mauro Baldissoni. Photo: Silvia Lore/NurPhoto

Il 20 luglio 2018 la giudice delle indagini preliminari Maria Paola Tomaselli ha accolto l’istanza di scarcerazione presentata dai difensori dell’imprenditore Luca Parnasi dopo l’interrogatorio reso dall’ex amministratore unico dell’Eurnova il 13 luglio scorso in procura.

Parnasi, al centro dell’inchiesta della procura di Roma Rinascimento, andrà agli arresti domiciliari dopo essere rimasto in carcere dal 13 giugno scorso, giorno in cui è stato arrestato a Milano.

L’imprenditore è accusato di essere il ‘dominus’ di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati contro la pubblica amministrazione nell’ambito dell’inchiesta sugli illeciti legati alla costruzione del nuovo stadio della Roma nell’area di Tor di Valle.

Il gip aveva respinto una prima richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Parnasi il 6 luglio, nonostante il parere favorevole della procura.

Il 28 giugno Luca Parnasi avrebbe confessato di aver pagato politici durante l’interrogatorio durato undici ore nel carcere di Rebibbia. “Ho pagato tutti”, avrebbe detto Parnasi.

L’imprenditore avrebbe così confermato quello che era contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare e che emergeva dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, andando però anche oltre e raccontando particolari finora sconosciuti.

Il costruttore, quindi, avrebbe elargito denaro e altre utilità a esponenti politici, movimenti e fondazioni per rimuovere ogni possibile ostacolo in ordine alla costruzione dello stadio della Roma.

Parnasi avrebbe confessato ai pm di aver pagato per ottenere autorizzazioni e ‘via libera’ di tipo tecnico, per velocizzare l’iter amministrativo di determinate procedure, o anche solo per accreditarsi negli ambienti che contano.

“Io pago tutti”, aveva detto in una delle intercettazioni contenute nel provvedimento restrittivo del gip Maria Paola Tomaselli.

Mercoledì 13 giugno, nove persone sono state arrestate nell’ambito dell’ inchiesta per corruzione sul nuovo stadio dell’As Roma.

Sei sono state trasportate in carcere, mentre per altre tre sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Tra i nove, ci sono: l’avvocato Luca Lanzalone, presidente di Acea e mediatore nella trattativa del febbraio 2017 tra il comune di Roma e la Eurnova per modificare il progetto dello stadio, l’imprenditore Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova che sta realizzando il progetto, il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi, eletto con Forza Italia, e Michele Civita, consigliere regionale Pd ed ex assessore con delega all’Urbanistica, che sarebbe agli arresti domiciliari.

Il 14 giugno l’avvocato Luca Alfredo Lanzalone ha rimesso il mandato di presidente del Consiglio di amministrazione di Acea SpA.

L’indagine ‘Rinascimento’, coordinata dalla procura capitolina, riguarda “un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione”, nel quadro delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo impianto.

Le misure cautelari, autorizzate dal Gip di Roma, sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale.

“Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità”, ha commentato la sindaca della capitale, Virginia Raggi.

“Aspettiamo di leggere le carte. Al momento non esprimiamo alcun giudizio. Se è tutto regolare, spero che il progetto stadio possa andare avanti”, ha aggiunto la sindaca.

Il progetto per la realizzazione del nuovo stadio della società giallorossa, presieduta dall’americano James Pallotta, è stato approvato dal comune di Roma nel 2017.

L’impianto dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle, periferia sud della capitale. Nei giorni scorsi si era ipotizzato l’avvio dei lavori entro la fine del 2018.

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