Me

“Lo chiamano mostro e lo offendono di continuo: ecco cosa significa vivere in una coppia mista in questa Italia razzista”

Valentina Di Rienzo racconta a TPI come sia diventato difficile condurre una vita normale insieme al proprio ragazzo, in un'Italia che accetta sempre meno la vista di un nero

Immagine di copertina

“Io e Alas formiamo una coppia mista. Lui è senegalese, residente in Italia regolarmente, paga per soggiornare in Italia (per chi non lo sapesse, il permesso di soggiorno si paga). Lavora, paga le tasse, ha studiato, e parla la lingua italiana quasi alla perfezione”.

Valentina Di Rienzo racconta a TPI come sia diventato difficile condurre una vita normale insieme al proprio ragazzo, in un’Italia che – stando alla sua esperienza – accetta sempre meno la vista di un nero.

“Quando usciamo capita spesso di subire atti di razzismo più o meno gravi ma che comunque ci fanno soffrire. Abbiamo 26 anni, siamo fidanzati da 7, ma la situazione in Italia è peggiorata. Ecco alcuni degli episodi che più ci hanno colpito.

L’altro ieri al ristorante una bambina di 3 anni piangeva e gridava perché al tavolo accanto al suo c’era un mostro. Noi abbiamo fatto finta di niente, fino a quando la mamma è venuta al nostro tavolo e si è avvicinata al mio ragazzo con la bambina in braccio dicendo con insistenza: ‘non è un mostro’. Io le ho risposto che almeno poteva evitare di farglielo sentire.

Penso che il mondo in cui viviamo vada spiegato ai bambini, in famiglia o a scuola, ma non a discapito di persone che stanno mangiando al ristorante con la propria famiglia e devono sentirsi appellare come “mostro”, anche se per smontare la cosa.

In quell’occasione il mio ragazzo si è dispiaciuto, ha pianto, e non è uno con la lacrima facile.

Lui ama i bambini e lo fa soffrire che per gli altri venga identificato come un mostro. A quel punto siamo dovuti andare via”.

Ma non è il solo episodio che la coppia è costretta a subire.

“Dopo aver fatto lunghi discorsi sull argomento razzismo”, prosegue Valentina, “decidiamo di passare una domenica in piscina con i miei fratelli. Uno di loro chiede una sigaretta ad un uomo, lui gliela offre gentilmente.

Dopo poco, mio fratello e il mio ragazzo escono per andare a comprarle, passano davanti all’uomo, il quale a voce alta dice alla moglie: ‘Guarda quello che mi ha chiesto la sigaretta sta insieme a quel negro di me**a, perché non se l’è andata a prendere a Lampedusa’. Mio fratello torna indietro e gli restituisce la sigaretta dicendogli che la sua non la vuole. E l’uomo ancora: ‘che schifo questa l’ha toccata il negro io non la voglio’.

Il mio fidanzato, che non era distante da lì, ha sentito tutto”.

Questi episodi più evidenti, sono poi accompagnati da quelli che ormai fanno parte della consuetudine: “Alla posta dicono: ‘Guarda come vanno vestiti bene e ha pure il telefono!!!!’. Oppure al supermercato dove cercano personale ‘No, noi vogliamo solo gli italiani. E ancora: ‘Il tuo fidanzato non lo saluto perché quando lo vedo non lo riconosco, loro sono tutti uguali”.

La conclusione di Valentina è piuttosto amara: “Vedono la pelle di un altro colore e iniziano ad adirarsi, senza sapere niente di loro, senza conoscere la loro storia, tirano fuori solo parole che sentono in televisione senza pensare che le persone hanno dei sentimenti. Riuscite a capire che queste cose fanno male? Noi non sappiamo più che fare, vogliamo essere lasciati in pace in piscina, al ristorante, e ovunque decidiamo di andare”.