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Sentenza Cassazione: perché gli uomini che hanno stuprato la donna ubriaca potrebbero non fare neanche un giorno di galera
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Sentenza Cassazione: perché gli uomini che hanno stuprato la donna ubriaca potrebbero non fare neanche un giorno di galera

La Corte suprema ha escluso l'aggravante dell'uso di sostanze alcoliche per i due autori dello stupro. Gli uomini, condannati a 3 anni, potrebbero non dover andare in carcere

18 Lug. 2018
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Negli ultimi giorni si è molto discusso su una sentenza della Corte di Cassazione che ha escluso l’aggravante di “aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti” ai due uomini condannati per aver stuprato una donna che prima del fatto aveva consumato consapevolmente alcol in eccesso.

Nel suo pronunciamento, la Corte di Cassazione ha confermato in toto la condanna inflitta in appello, eccetto che per l’aggravante, che i giudici ritengono non sussistere nel caso in esame.

A far discutere è stata soprattutto la questione dell’esclusione dell’aggravante. Ha fatto meno notizia, invece, che la condanna inflitta ai due stupratori dalla Corte d’appello di Torino per lo stupro di gruppo è pari a 3 anni di carcere e che quindi i due potrebbero non andare neanche un giorno in carcere.

La vicenda

I fatti risalgono al 2009. La donna aveva cenato assieme a due uomini e aveva assunto un’eccessiva quantità di vino, tale da porla in condizione di non riuscire ad autodeterminarsi.

Dopo cena, i due l’avevano condotta in camera da letto e avevano abusato di lei.

I giudici di appello hanno condannato i due uomini per violenza sessuale di gruppo ex art. 609-octies del codice penale, aggravata dalla circostanza prevista dall’art. 609-ter del codice penale, comma n. 2, ovvero per aver commesso i fatti con l’uso di sostanze alcoliche.

La questione dell’aggravante

I giudici hanno ritenuto che l’aggravante non andasse riconosciuta dal momento che la donna non è stata costretta o indotta ad ubriacarsi, ma ha assunto l’alcol in modo volontario durante una cena con i due stupratori.

Questa decisione è stata molto criticata. “Sul corpo e sulla vita delle donne la cultura, soprattutto quella giuridica, non avanza di un passo, anzi. La sentenza della Cassazione ci porta in dietro di decenni”, ha detto Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd.

“Dopo una sbronza mi aspetto un mal di testa, non uno stupro!”, ha scritto in un post su Facebook il collettivo Non una di meno, che si batte per i diritti delle donne, che parla di “una sentenza molto grave che sposta l’attenzione dallo stupro alla colpevolizzazione della donna e della sua vita”.

Ma sono emersi anche altri punti di vista.

L’avvocato Giorgia Antonia Leone ha spiegato invece a TPI.it che non è vero che la sentenza della Cassazione va contro la donna ubriaca vittima di stupro (qui il suo commento, con la spiegazione della sentenza).

Sul Fatto quotidiano, Marco Travaglio ha commentato la condanna degli autori dello stupro di gruppo definendo “impeccabile” la sentenza della Corte di Cassazione.

Poi ha aggiunto però un altro elemento. “La sentenza in difesa della stuprata viene ribaltata in un regalo agli stupratori da un branco di somari/e. I quali potrebbero più utilmente rivolgere il loro sdegno al vero scandalo di questo e di mille altri processi: gli stupratori non faranno un giorno di galera, perché in Italia le pene sotto i 4 anni si scontano comodamente a casa. Ma è improbabile che la cosa indigni FI&Pd, visto che è tutto merito di leggi volute e votate da loro”.

Ma è davvero così?

La questione del carcere

In Italia, chi viene condannato a una pena inferiore ai 4 anni ha diritto di chiedere l’applicazione di misure alternative al carcere, che possono essere concesse o meno dal giudice.

Il limite massimo di pena per questi casi è stato innalzato a 4 anni nel 2018, con la riforma dell’ordinamento penitenziario promossa dal governo Gentiloni. Prima invece il limite era di 3 anni (4 anni solo in casi particolari). Per alcolisti e tossicodipendenti il limite rimane di sei anni.

Ma come mai per uno stupro di gruppo è stata inflitta una pena così bassa?

L’articolo 609-octies del codice penale prevede che: “Chiunque commette atti di violenza sessuale di gruppo è punito con la reclusione da sei a dodici anni“.

In questo caso, però, i due imputati hanno beneficiato però delle attenuanti generiche, essendo entrambi incensurati.

Tali circostanze, notano i giudici nella sentenza, risultano anche prevalenti alla contestata aggravante, che è quella appunto dell’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti (articolo 609-ter, secondo comma, del codice penale e che ora è stata eliminata).

La condanna a tre anni per gli autori dello stupro di gruppo, quindi, è stata “neutralizzata dal giudizio di comparazione, per effetto della prevalenza dalle circostanze attenuanti generiche, come scrive la Cassazione nella sentenza.

Ciononostante, l’aggravante che i giudici di appello ritenevano esistente “potrebbe aver inciso sulla pena finale, poiché la riduzione della pena per le circostanze attenuanti generiche non è stata applicata nella massima estensione”.

Questo vuol dire che esiste la possibilità che la pena venga rivista al ribasso dal giudice del rinvio.

Ma quindi i due andranno in carcere?

I due uomini condannati potranno chiedere di scontare la pena con misure alternative al carcere, come l’affidamento i prova ai servizi sociali, la semilibertà, la liberazione anticipata, la detenzione domiciliare.

Ma la decisione sarà presa dal giudice, non c’è niente di automatico. Andranno comunque in galera se il giudice riterrà, ad esempio, che la loro personalità è pericolosa o che la concessione di una misura alternativa al carcere non possa servire alla rieducazione e alla prevenzioni di altri reati.

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