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Uscita dall’euro, Savona rispolvera il piano B: “Dobbiamo essere pronti a tutto”

Il ministro per gli Affari europei: "Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri"

Immagine di copertina
Paolo Savona

“Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri. Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evenienza”.

A oltre un mese dalle polemiche sul suo nome, che avevano provocato una crisi istituzionale costringendo il governo a spostarlo dal ministero dell’Economia a quello per gli Affari europei, Paolo Savona è tornato a parlare del cosiddetto “piano B” sull’uscita dell’Italia dall’euro.

L’economista sardo lo ha fatto durante una sessione congiunta delle commissioni parlamentari sulle politiche Ue.

“Una delle mie case, Banca d’Italia, mi ha insegnato che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock. La mia posizione del ‘piano B’, che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento”, ha detto il ministro.

Savona ha detto la sua anche sullo spread, la cui improvvisa impennata, tra maggio e giugno, era stata attribuita da molti ai timori dei mercati nei confronti del governo M5s-Lega, e in particolare delle posizioni euroscettiche rappresentate proprio dallo stesso Savona.

“Lo spread sarebbe salito a 250 punti perché in Italia hanno votato Lega e M5s? Alcuni hanno dato addirittura la colpa a me. Sarei felice di governare lo spread, lo farei in senso opposto ma non coinvolgetemi in queste banalità sono banalità irrilevanti, io non rappresento nessuno”.

Tornando sull’euro, il ministro per gli Affari europei ha quindi insistito sulla possibilità di un “piano B” per uscire dalla moneta unica, precisando però come si tratti, nella sostanza, di un piano di emergenza da mettere in pratica qualora fossero gli altri paesi a “cacciarci” dalla moneta unica.

Chissà se questa versione del piano B sarà sufficiente a tranquillizzare mercati e investitori.

Lo scorso maggio si era parlato molto del progetto di “uscita dall’euro in un weekend” che Savona aveva esposto alcuni anni fa durante un convegno.

Il progetto propone di condurre i primi negoziati in segreto, senza comunicare nulla ai cittadini o ai media.

“Se un giorno uno storico scoprisse che un Piano B non era stato predisposto sicuramente non darebbe un giudizio positivo sugli uomini che non lo predisposero, perfino nel caso in cui non fosse mai applicato”.

Queste le parole riferite da Paolo Savona.

Le frasi sono riportate in un articolo del 2015 del sito scenarieconomici.it: lo stesso sito che nel primo pomeriggio di domenica 27 maggio ha pubblicato una nota in cui Savona rispondeva a chi lo definisce antieuropeista (qui la nota completa).

Il piano

Per abbandonare l’euro è necessaria una “regia” che istituisca un comitato ad hoc per la pianificazione delle procedure necessarie. La riuscita del piano B, si legge nelle slide, dipende dal livello di segretezza e riservatezza che si riesce a mantenere.

Gli altri Stati membri, quindi, devono essere avvisati delle intenzioni dell’Italia con il minimo anticipo possibile, ma bisogna cercare di mantenere buoni rapporti con i partner europei e onorare i debiti contratti.

Il piano B prevedeva di stampare 8 miliardi di monete a ridosso del D-Day e di annunciare l’uscita dall’euro soltanto il venerdì sera a mercati chiusi.

Il lunedì mattina, invece, sarebbe stata lanciata la nuova lira, svalutata presumibilmente del 15-25 per cento.

Per evitare le fughe di capitali e il collasso bancario una volta resa nota l’intenzione di lasciare l’euro, il piano prevede l’imposizione di controlli più stringenti sul capitale.

Questi interventi possono essere evitati se il D-Day si verificasse nel giro di un fine settimana.

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Inoltre, l’uscita dall’euro comporterebbe la ridenominazione del debito pubblico in nuove lire, ma se ciò non fosse sufficiente il piano B prevede anche il ricorso al default controllato e alla rinegoziazione del debito pubblico con i creditori internazionali.

Dati gli effetti negativi che l’uscita dall’euro avrebbe sul sistema bancario, si prevede anche, qualora fosse necessario, la temporanea nazionalizzazione delle banche in difficoltà.

Ovviamente, ci sarebbe anche una ridenominazione in lire dei valori nominali di salari, pensioni, depositi bancari, mutui, prestiti bancari. La conversione lire euro sarebbe effettuata 1 a 1.

Ciò comporterebbe una perdita di potere di acquisto dei salari nel primo biennio post svalutazione.

I tempi del D-Day: 

– In un mese, i funzionari chiave pianificano l’uscita dall’euro in segreto;

– in tre giorni l’Italia notifica ai partner della zona euro e alle altre organizzazioni monetarie internazionali le sue intenzioni. La notizia deve essere data nel fine settimana, quando le banche e i mercati sono chiusi;

– sempre nel fine settimana il governo ridenomina il debito e avvia i negoziati;

– il lunedì viene introdotta la nuova lira a parità con l’euro;

– nei giorni successivi al D-Day si riaprono le banche nazionali e i mercati finanziari

– in un periodo che va da 3 a 6 mesi le banconote e le monete in lire saranno disponibili in quantità sufficiente per interrompere la circolazione dell’euro.