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Romano Prodi: “Per risolvere la crisi dei migranti bisogna coinvolgere la Cina”

L'ex primo ministro ha spiegato che Europa e Cina devono collaborare per risolvere i problemi legati ai flussi migratori proveniente dall'Africa, avendo entrambi forti interessi nella regione

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Romano Prodi

L’ex primo ministro Romano Prodi ha espresso il suo parere in merito a uno dei temi che da più di un mese sta infiammando il dibattito in Italia: l’immigrazione.

Il punto di partenza dell’analisi di Prodi, però, è diverso da quello che siamo abituati a sentire.

Secondo il fondatore dell’Ulivo, per risolvere i problemi dell’Africa e cercare quindi di limitare i flussi migratori che si dirigono verso l’Europa bisogna coinvolgere anche la Cina.

Il paese infatti possiede “il 7 per cento delle terre arate del pianeta e il 20 per cento della popolazione mondiale”, ha spiegato Prodi in un’intervista de La Stampa.

Per questo motivo, il governo cinese ha dovuto cercare nuovi terreni e nuove risorse per soddisfare i bisogni della sua popolazione e una delle soluzioni, spiega Prodi, è stato “cercare cibo, energia e materie prime là dove poteva trovarle: in altri paesi dell’Asia, in America Latina e in Africa”.

Da una parte, gli investimenti cinesi in questa paesi sono stati ben accolti dai governi locali, dall’altra però ha causato un impoverimento del mercato del lavoro.

La Cina infatti utilizza principalmente la propria mano d’opera e spesso le operazioni cinesi in paesi come l’Africa si trasformano in “accaparramento delle terre, che però avviene anche da parte dei sauditi, dei coreani e di molti altri paesi”.

Secondo l’ex premier, quindi, Europa e Cina dovrebbero collaborare, avendo “interessi convergenti” nella regione.

“Basta un minimo di intelligenza politica per capire che uno sviluppo ordinato dell’Africa garantirebbe flussi migratori ordinati”, spiega Romano Prodi.

A spaventare l’ex primo ministro non sono i flussi migratori in sé, quanto la loro mancata gestione: “Gheddafi era un dittatore, ma con lui si facevano accordi”.

Ritornando sulla possibilità di dar vita ad una politica europea comune per affrontare i problemi legati all’Africa, Romano Prodi spiega perché un simile piano non è ancora stato attuato.

“Perché questa è un’Europa cotta a metà. Non si trova un accordo su niente”.

Un esempio emblematico a sostegno delle parole di Prodi è “quello che è successo all’ultimo vertice di Bruxelles”, in cui i rappresentati degli Stati membri non sono riusciti a raggiungere un accordo per gestire i flussi migratori e dividere le quote dei migranti.

“Oggi io sono obbligato a un’analisi oggettiva del presente, ma non sono distruttivo sul futuro, non lo sono per natura”, sottolinea il fondatore dell’Ulivo.

La soluzione, però, resta quella di coinvolgere la Cina.

“Serve una politica profetica per immaginare un piano sino-europeo per l’Africa. È quella la via per il nostro futuro”, ha detto il professore.

“Bisogna capire che nel mondo c’è una ferita. E questa ferita è un pericolo per tutti. L’intero pianeta dovrebbe interessarsi all’Africa”.