Me

Roma, i rifugiati di via Scorticabove hanno dormito per strada. Ecco cosa si può fare per aiutarli

Servono teli e gazebo per ripararsi dal sole e materassini per dormire. L'appello delle associazioni

Immagine di copertina

Giovedì 5 luglio un’operazione di sgombero ha coinvolto i rifugiati della comunità sudanese di via Scorticabove, nel quartiere Tiburtino di Roma (qui il punto su cosa è successo).

I profughi vivevano in una struttura fino a tre anni fa gestita da una cooperativa poi coinvolta nello scandalo “Mafia Capitale”.

L’operazione, in realtà, non era propriamente uno sgombero, dal momento che non si tratta di un edificio occupato. Era uno sfratto nei confronti della cooperativa che gestiva il centro.

A farne le spese, tuttavia, sono stati i profughi sudanesi che, dopo l’abbandono da parte della coop, erano rimasti nella struttura non avendo un altro posto dove andare.

Si tratta di un centinaio di uomini, rifugiati e quindi regolarmente residenti in Italia.

Con i rifugiati erano presenti i rappresentanti del sindacato degli inquilini Asia Usb e gli attivisti del gruppo Bpm (Blocchi Precari Metropolitani).

Nel corso della mattinata è arrivato anche Aboubakar Soumahoro, sindacalista Usb che lotta per i diritti dei braccianti (qui la sua intervistacon TPI.it dopo l’uccisione di Soumayla Sacko in Calabria).

Questa notte i rifugiati hanno dormito per strada perché non intendono abbandonare via Scorticabove. Rifiutano infatti di accettare le soluzioni di posti letto temporanei offerte dal comune di Roma.

La comunità vuole restare unita e dichiara che accetterà alternative abitative solo in forma di case popolari o di uno spazio autogestito. Non vuole rientrare nel circuito dell’accoglienza, avendo già avuto esperienze negative con la cooperativa che gestiva il centro.

In attesa di un incontro fissato per giovedì 12 luglio con Laura Baldassarre, all’Assessorato alle politiche sociali del comune di Roma, i rifugiati hanno deciso quindi di dormire in strada, lungo via di Scorticabove.

“Hanno dormito come hanno potuto”, dice a TPI.it Giacomo Gresta di Asia Usb, dopo la prima notte fuori, “Loro sono molto tosti, hanno affrontato il deserto senza cibo né acqua, figuriamoci se hanno paura a dormire così. Però, certo, la prima notte va bene, poi la seconda, la terza, la quarta…Ma loro da lì non si spostano”.

“Servono teli o gazebo per ripararsi dal sole”, fa sapere a TPI.it Margherita, di Bpm Roma. “Per il cibo siamo organizzati, ma occorrono materassini per dormire”, aggiunge.

Chiunque voglia aiutare i rifugiati della comunità sudanese può farlo recandosi sul posto con ciò che serve.

Ecco alcuni appelli e gesti di solidarietà arrivati finora:

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus