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L’attentato alla metropolitana di Tokyo: cosa è successo e perché i suoi esecutori sono stati impiccati

Il 20 marzo 1995 la setta religiosa dell'Aum Shinrikyo ha compiuto un attentato nella metropolitana di Tokyo, in Giappone, causando la morte di 13 persone

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Credit: Getty Images

Il 20 marzo 1995 la setta religiosa dell’Aum Shinrikyo ha compiuto un attentato nella metropolitana di Tokyo, in Giappone.

Il gruppo, guidato dal fondatore Shoko Asahara, aveva rilasciato del gas sarin nella metro, uccidendo 13 persone e ferendo migliaia di passeggeri.

Il gas, sotto forma liquida, fu messo in sacchetti di plastica avvolti da giornali che, in alcune stazioni prestabilite, furono forati dagli attentatori con la punta di ombrelli.

Mentre i membri della setta si allontanavano, la tossina si diffuse negli ambienti chiusi della metro, provocando sui passeggeri soffocamenti, paralisi, nausea e problemi agli occhi.

Tredici persone morirono e migliaia ebbero bisogno di cure mediche.

In una delle stazione colpite dalla setta la strage fu evitata solo grazie alla prontezza di un dipendente della metropolitana, Tsuneo Hishinuma, e del vice capostazione, Kazumasa Takahashi.

Il primo aveva trovato il sacchetto da cui evaporava il gas nel vagone di un treno appena arrivato nella stazione e lo aveva spostato fuori dal vagone.

Il dipendente aveva cercato di assorbire con la carta di giornale il sarin liquido per poi portarlo nell’ufficio del vice capostazione.

Entrambi sono morti a causa dell’inalazione del gas sarin.

Le prime segnalazioni arrivarono alla polizia intorno alle 8.20 e 10 minuti dopo le linee dalla metro vennero chiuse ed evacuate.

I passeggeri colpiti dal gas nervino avevano gli occhi e il naso irritati, problemi alla vista e in molti persero conoscenza.

Inizialmente i medici non capirono che i pazienti erano entrati a contatto con il gas sarini e alcuni furono dimessi senza ricevere le giuste cure.

Ad aiutare i medici nella diagnosi fu un professore universitario, Nobuo Yanagisawa, che riconobbe i sintomi e allarmò le strutture sanitarie giapponesi.

Inizialmente, le indagini della polizia si indirizzarono su alcuni gruppi di estrema destra attivi nel paese e che aveva minacciato azioni violente dopo le scuse del governo per l’attacco di Pearl Harbor.

I sospetti si concentrarono poi sul gruppo Aum Shinrikyo e sul suo leader Shoko Asahara dopo la testimonianza rilasciata da una ragazza.

La studentessa aveva visto un uomo allontanarsi dalla metropolitana con un sacchetto avvolto in un giornale e lo aveva identificato come uno dei membri della setta.

Il gruppo Aum Shinrikyo era già noto alle forze dell’ordine giapponesi, che sospettava fossero coinvolti anche nell’omicidio di una famiglia.

In seguito si scoprì che il gruppo era responsabile di un altro attacco con gas nervino avvenuto l’anno prima a Matsumoto e che aveva causato la morte di 7 persone.

Dopo due mesi dall’attacco, Asahara fu arrestato e il 27 febbraio 2004 fu condannato a morte per impiccagione.

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Stessa condanna fu applicata anche ad altri complici.

La sentenza  è stata confermata dalla Corte Suprema giapponese alla quale si era appellato.

In Giappone le condanne a morte non vengono eseguite fino a quando il verdetto contro tutti gli imputati e i complici sono definitivi, senza ricorsi pendenti contro nessuno del gruppo.

Il 6 luglio 2018 sono stati giustiziati i sette responsabili dell’attentato e altri sei seguaci del gruppo, condannati all’ergastolo, sono ancora in carcere.

La setta Aum Shinrikyo 

Fondata nel 1984 dallo stesso Ashara, la setta Aum Shinrikyo (che tradotto significa “verità suprema”) è un gruppo spirituale che mescola credenze induiste e buddiste, con qualche richiamo alle profezie cristiane apocalittiche.

Asahara si dichiarò sia Cristo che primo “illuminato” dal Buddha.

La setta ottenne lo status ufficiale di organizzazione religiosa in Giappone nel 1989 e riscosse un considerevole seguito in tutto il mondo. Al suo apice aveva decine di migliaia di seguaci in diversi paesi, soprattutto Russia e Giappone.

Aum Shinrikyo si trasformò gradualmente in un paranoico culto dell’apocalisse, credendo che il mondo stesse per finire con una guerra globale e che solo i suoi seguaci sarebbero sopravvissuti.

Il culto andò in clandestinità dopo l’attacco del 1995, ma non è scomparso, finendo per ribattezzarsi Aleph o Hikari no Wa.

Ha ancora seguaci sia in Giappone che in tutto il mondo, in particolare in alcuni paesi dell’ex Unione Sovietica.