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Genitori fanno sesso a tre col figlio di 11 anni per dimostrargli che non è gay: condannati dopo 20 anni

È successo a Reading, in Inghilterra: all'epoca dei fatti la vittima, che ora ha 30 anni, non era stata creduta dalla polizia

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Una storia terribile, un’infanzia e forse una vita rovinate per sempre. Come se non bastasse, una giustizia che è arrivata solo 20 anni dopo i fatti, perché all’epoca la vittima non era stata creduta fagli investigatori.

In Inghilterra, nella città di Reading, un uomo e la sua compagna hanno costretto il figlio di lui ad avere rapporti sessuali a tre con loro. Il ragazzo all’epoca dei fatti, che si sono svolti nel 1998, aveva appena 11 anni.

Il motivo di questo comportamento atroce rende la tutta la vicenda ancora più assurda: la coppia si era accorta di una presunta omosessualità del ragazzo. Un sospetto diventato giorno dopo giorno una vera e propria ossessione.

Per riportarlo sulla “retta via”, il padre e la matrigna del ragazzo avevano quindi deciso di fargli scoprire la sessualità costringendolo ad avere rapporti con loro.

Nel corso del processo sono emersi particolari raccapriccianti. Il padre obbligava il ragazzo a succhiare i capezzoli della matrigna, come dimostrazione della propria virilità.

Nel ’98, come detto, il giovane denunciò le torture subite, ma inizialmente non venne creduto dalla polizia. Solo molti anni dopo, a seguito di altre denunce, si è arrivati a celebrare un processo.

I due aguzzini, alla fine di un percorso lento, sofferto e doloroso per il ragazzo, sono stati condannati a 9 e 6 anni di carcere. La giudice che ha emesso la sentenza si è rivolta con parole durissime in particolare alla matrigna: “Questo ragazzo ti considerava una madre, e ne hai abusato per la tua personale gratificazione sessuale”.

Oggi la vittima di questi terribili abusi ha 30 anni. Alla stampa britannica ha raccontato quanto sia stato duro non solo subire quelle violenze, ma anche attendere giustizia per così tanto tempo: “All’epoca non fui creduto, venni preso per un bugiardo. Spero che la mia storia convinca altre persone vittime di abusi a denunciare i loro aguzzini”.