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“Si abbassa i pantaloni, mi dice ‘toccalo, succhialo’ e io resto pietrificata”: la denuncia di una guida turistica al capo che la molesta sul lavoro

Una ragazza di 32 anni, guida turistica di Napoli, racconta cosa ha subito sul luogo di lavoro

Immagine di copertina

“Entriamo, spegne la luce e in quello stesso istante si abbassa i pantaloni e gli slip. Me lo ritrovo nudo davanti a me. Resto pietrificata. Mi dice ‘toccalo, succhiamelo’. Non so cosa fare”.

Questo è il racconto di Filomena (nome di fantasia), una ragazza di 32 anni di Napoli, che fa la guida in un famoso sito turistico della città e che accusa il datore di averla molestata sul lavoro.

Filomena ha deciso di raccontare pubblicamente la sua storia, nonostante le indagini siano ancora in corso e nei confronti dell’uomo non sia stata ancora formalizzata alcuna accusa.

Lunedì 25 giugno 2018 l’udienza preliminare a carico dell’uomo è stata rinviata al 3 luglio. Durante l’udienza si verificherà la fondatezza delle accuse e pertanto si dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dell’uomo, datore di lavoro della donna.

Secondo la denuncia presentata dalla guida, l’uomo le avrebbe intimato di seguirla in una zona del sito dove normalmente non era sua abitudine controllare e l’avrebbe costretta a subire alcuni atti sessuali.

I fatti risalirebbero a lunedì 30 gennaio 2017: sempre secondo la denuncia, la donna avrebbe provato a opporsi, dapprima chiedendo di fermarsi, e quindi cercando di sottrarsi all’aggressione in corso.

“Era il 30 gennaio 2017, come sempre mi occupavo dell’apertura del sito e mi stavo dirigendo a farlo. Lui era fermo davanti la pizzeria sul motorino.

Mentre arrivo alla porta mi si accosta e mi chiede di controllare se fosse tutto in ordine dentro.

La domanda mi stranisce ma accetto, essendo il mio datore di lavoro.

Entriamo, dentro il telefono non prende, in fondo c’è una sorta di cucinino. La luce è accesa. Lui dice “vedi, dobbiamo fare attenzione a queste cose”. Nel momento in cui spegne la luce si abbassa il pantalone e gli slip. Lo vedevo in penombra grazie alla luce a tempo. È nudo.

Poi prova ad abbassare i miei jeans”.

Come mai non sei corsa via subito?

Perché in quel momento sono rimasta pietrificata, ho pensato che se lo avessi rifiutato o mi fossi opposta mi sarebbe potuto succedere qualcosa di peggio.

Mi sono chiesta perché non lo abbia spinto via. Non lo so. È stata una reazione. Bisogna viverle certe cose per capire le reazioni che ognuno di noi avrebbe nella realtà.

Io purtroppo non ho reagito. Ha cominciato a baciarmi sul collo e sono rimasta immobile, vestita, lui mi metteva le mani ovunque.

Mi diceva “toccalo, succhiamelo”.

Io dicevo “devo andare a lavorare, mi aspettano”.

Lui ripeteva “no, me la vedo io”. Continuava a spingere il suo membro contro di me.

Lui può aver mai pensato che tu fossi consenziente?

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“Assolutamente no. Non ha tentato degli approcci prima. Io continuavo a ripetere “cosa fa, me ne devo andare”. Lui mi rispondeva “sto io qua, me la vedo io”.

In precedenza aveva fatto già alcune battutine, ma veva questa fama di essere un piacione, pensavo fossero solo scherzi. Io ne avevo parlato anche con altre guide, con chi gestiva i turni. Mi dicevano “scherza, lui è così”.

Cercavo di non dare peso alla cosa. Avevo anche paura per il mio lavoro. La prendevo a ridere e andavo via. Mai credevo che arrivare a fare queste cose.

Poi cosa è successo?

A un certo punto si è spenta anche la luce a tempo, accendo la torcia sul telefono, riesco a distaccarmi da lui e cerco di andare via. Mi dice “aspettami, fammi sistemare” e mi invita a casa sua.

Mi chiedo ancora perché lo abbia aspettato. Ho solo ubbidito. L’ho aspettato e siamo usciti insieme.

Come è proseguita la giornata?

La cosa assurda è che io ho svolto la mia giornata lavorativa normale. Ho raccontato la cosa ad altre persone ma nessuno mi ha consigliato di denunciare ma di non parlarne con nessuno. 

Mi hanno detto solo “non ti mando più a fare i servizi da sola, tu dimentichi, lui dimentica. Questa storia va nel dimenticatoio”.

Sono rimasta basita.

Lui ti si è più avvicinato?

È tornato indietro, mi ha chiesto scusa, mi ha detto: “è stato un momento, non capiterà più. Non so che mi è preso”. Io non ho risposto.

Poi ha continuato a rivolgersi a me come se nulla fosse successo.

Io ho continuato a lavorare cercando di non restare sola con lui.

E le persone intorno a te?

Mi chiedevano “stai meglio?”, come se la cosa potesse passare da sola.

Il giorno dopo sono andata a lavorare. Ma il primo febbraio, che era un mio giorno di ferie, ho deciso di lasciare il lavoro. Sono andata a parlare con la sorella dell’uomo, altra mia responsabile, raccontandole quanto accaduto. Mi sono sentita rispondere, tra le altre cose, “pensaci, puoi tornare a lavorare”. Come se nulla fosse successo, per loro, dovevo restare lì.

Ma ho deciso di andarmene e non ho mai più visto nessuno. Il 7 febbraio ho depositato la denuncia.

Qual è la cosa che ti ha sconvolto di più?

È come se avessi vissuto la cosa da fuori, ho provato a restare a lavoro, ma l’atteggiamento degli altri, questa omertà, questo modo di far finta di nulla, dovevo stare zitta come nulla fosse successo.

È quello che mi ha spinto a denunciare il tutto. E anche il fatto che ciò che ho vissuto purtroppo lo vivono e subiscono tante altre donne nei luoghi di lavoro.