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Chi è Claudio Pinti, il nuovo untore di HIV indagato per omicidio volontario dell’ex compagna
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La foto di Claudio Pinti divulgata dalla Polizia di Stato

Chi è Claudio Pinti, il nuovo untore di HIV indagato per omicidio volontario dell’ex compagna

L'uomo si dichiara un "negazionista" dell'HIV e ha detto di aver avuto rapporti non protetti con 228 persone, tra cui donne, uomini e transessuali

26 Giu. 2018
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La foto di Claudio Pinti divulgata dalla Polizia di Stato

Il nuovo “untore” di HIV si chiama Claudio Pinti ed è un autotrasportatore di Ancona. La polizia lo ha arrestato lo scorso 12 giugno con l’accusa di lesioni gravissime dolose nei confronti della sua ex fidanzata, rimasta contagiata.

A quest’accusa si è aggiunta oggi, 26 giugno, quella di omicidio volontario di un’altra donna, la compagna di Claudio, morta a 32 anni il 24 giugno 2017 per complicazioni dovute all’HIV.

Chi è Claudio Pinti

Claudio Pinti, 36 anni, è originario di Montecarotto, in provincia di Ancora.

Sono oltre 200 le persone, donne e uomini, con cui Pinti avrebbe avuto rapporti sessuali senza informarle di essere sieropositivo all’Hiv, e che quindi potrebbero essere potenziali vittime.

La polizia sta cercando di rintracciarle, e per questo ha divulgato la foto di Pinti e un numero di emergenza a cui può essere contattata da “chiunque fosse in possesso di notizie utili”.

Secondo le indagini, l’uomo era già sieropositivo da 11 anni.

A denunciarlo è stata l’ex fidanzata di Pinti, che aveva iniziato una relazione con lui dopo la morte della compagna.

I due si frequentavano e lei lo raggiungeva spesso anche nella casa dei genitori, dove lui si era trasferito dopo il lutto.

A un certo punto, però, un amico comune la mette in guardia: “Lo sai che Claudio ha l’Hiv?”.

La donna, presa dal panico, effettua il test. L’esito è positivo e il 5 maggio trova la forza di denunciare tutto alla polizia.

Al momento dell’arresto, Pinti ha dichiarato che si rifiuta di considerarsi malato, dicendo di essere un “negazionista” dell’esistenza della malattia di cui è affetto.

Ha continuato per questo, nel tempo, ad avere rapporti sessuali, anche non protetti, senza informare i partner occasionali.

In totale, ha rivelato di essere andato a letto con 228 persone tra cui donne, uomini e transessuali, soprattutto conosciuti in rete.

I “negazionisti” dell’HIV sono sieropositivi che negano di esserlo e considerano questo virus un “falso scientifico”. Per questo continuano ad avere rapporti sessuali non protetti senza informare i partner.

La morte della compagna

La polizia sta indagando su come la compagna di Pinti, morta lo scorso anno, abbia contratto la malattia. Bisogna chiarire se sia stato Pinti a contagiarla e se lei fosse consapevole della sieropositività del compagno.

La procura di Ancora ha già acquisito le cartelle cliniche della donna.

Secondo le indagini, Pinti invitava le donne con cui aveva relazioni stabili a ignorare i sintomi, ostacolando l’inizio della terapia e di fatto il potenziale percorso di cura.

La sua compagna, che viveva con lui da otto anni, potrebbe essere morta per questo motivo.

“Noi sapevamo che la sua compagna avesse un male incurabile, ma Claudio aveva minacciato un po’ tutti chiedendo di stare zitti riguardo a questa situazione”, hanno detto i vicini di casa secondo quanto riportato da Il Messaggero.

L’appello della polizia

“Per esigenze investigative e per il rilevante interesse pubblico che potrebbe riguardare eventuali altre vittime di reato, la Squadra mobile di Ancona sta cercando di contattare coloro che abbiano eventualmente avuto incontri sessuali con il Pinti Claudio, di cui si divulga la fotografia”, scrive la polizia.

“Chiunque fosse in possesso di notizie utili è pregato di contattare con urgenza personale della Polizia di Stato – Squadra Mobile di Ancona, negli orari mattina o pomeriggio al numero 0712288595”.

Carlo Pintocapo della Squadra Mobile che indaga sul caso, è andato anche alla trasmissione Chi l’ha visto su Rai3, per trovare casi simili e allargare la responsabilità di Claudio Pinti, ma anche per “preservare la salute di chi ha avuto rapporti con lui”, perché – spiega il poliziotto – “chi si attiva subito potrebbe avere un risvolto della malattia più contenuto”.

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