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L’Algeria ha spento internet per due ore durante gli esami di maturità

L’intero paese è rimasto off line per evitare fughe di notizie o improvvisi accessi a internet con il cellulare, e ha così deciso di adottare una linea radicale durante gli esami di stato alle scuole superiori

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Mecoledì 20 giugno, l’Algeria ha spento internet per due ore per evitare che si copiasse durante l’esame di stato di scuola superiore.

L’intero paese è rimasto off line per evitare fughe di notizie o improvvisi accessi a internet con il cellulare, e ha così deciso di adottare una linea radicale.

Il provvedimento è stato adottato per l’inizio degli esami di maturità e impedire imbrogli da parte degli studenti.

Tutte le connessioni internet mobili e fisse sono andate fuori uso per un totale di due ore, in concomitanza con l’inizio di due prove scolastiche.

“I dispositivi con accesso a Internet, come telefoni cellulari e tablet, sono stati banditi dagli oltre 2mila centri d’esame dell’Algeria e sono stati allestiti dei metal detector all’ingresso degli istituti”, ha detto il ministro dell’istruzione Nouria Benghabrit.

In un’ulteriore mossa per evitare che le domande potessero trapelare, il ministro ha detto che sono state installate telecamere di sorveglianza nei luoghi in cui sono stati stampati i documenti degli esami.

I servizi internet sono stati tagliati “in conformità con le istruzioni del governo volte a garantire il buon svolgimento dei test dei diplomi delle scuole superiori”, ha affermato l’operatore pubblico Algerie Telecom.

I blackout prestabiliti continueranno fino a lunedì per combattere gli imbrogli tra più di 700mila studenti impegnati nelle prove scolastiche.

Ali Kahlane, presidente dell’associazione delle telecomunicazioni AOTA, ha dichiarato che gli operatori devono conformarsi alle richieste del governo.

La stagione degli esami del 2016 è stata segnata da imbrogli diffusi, con domande d’esame pubblicate sui social media prima o all’inizio del test.

L’anno scorso, le autorità hanno chiesto agli operatori di chiudere l’accesso ai social media, ma il provvedimento non ha completamente risolto il problema.