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Tavecchio, la Procura archivia un’accusa di molestie sessuali perché “la vittima era troppo vecchia”

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L'ex presidente della Figc Carlo Tavecchio

Carlo Tavecchio e il caso delle molestie sessuali a Elisabetta Cortani | Archiviata l’indagine

Secondo quanto riportato dal Guardian, la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione di un’indagine per molestie sessuali sull’ex presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio Carlo Tavecchio per ragioni come l’età descritta come “avanzata” della donna coinvolta.

Diversi mesi fa Elisabetta Cortani, ex presidente della squadra femminile della Lazio, diede un’intervista al Corriere della Sera in cui raccontò due episodi, avvenuti nel 2015 e nel 2016, in cui Tavecchio la molestò.

“Ero entrata nel suo ufficio per parlare di calcio, di lavoro. Lui mi ha fatto entrare, mi ha fatta sedere alla sua scrivania, nella sede della Figc, a Roma. Non ho fatto nemmeno in tempo a dire “Presidente, come sta?” che lui, guardandomi dritta negli occhi, mi ha risposto: “Ti trovo in forma, si vede che scopi tanto””. E poi: “Fammi toccare le tette, vieni, dai“. Ci sarebbe anche un video e vari audio a confermare la versione della donna.

Nel novembre 2017 Cortani fece poi causa a Tavecchio, ma secondo il Guardian la procura di Roma ha archiviato il caso perché la donna aveva un’età tale per non essere intimidita da lui – “non può essersi trovata in una condizione di soggezione psicologica. – e anche perché era passato troppo tempo dai fatti descritti. La motivazione ha provocato articoli della stampa internazionale, in particolare del Guardian e poi del New York Times: «In Italia, il Paese che ha dato vita a Silvio Berlusconi e ai suoi baccanali Bunga Bunga con le ragazze, le molestie sessuali sono spesso considerate come un’etichetta esagerata per delle avances romantiche»

Un’archiviazione che ha permesso a Tavecchio, che ha sempre negato ogni accusa di violenze o molestie, di tirare un sospiro di sollievo. Ovviamente molto contrariata la donna che ha dichiarato: “Forse sarò vecchia per loro. Ma posso assicurare che mi sentivo in una posizione di subordinazione, avevo paura”. “Essere nella stanza di Tavecchio significava essere nel cuore del calcio italiano – ha proseguito -. E in quella stanza la subordinazione e la paura non hanno età”.