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Ibrahimovic sbotta contro i media: “Colpa vostra se non vado al Mondiale”

L'attaccante svedese ha attaccato i giornalisti del suo paese

Immagine di copertina
L'attaccante svedese Zlatan Ibrahimovic

L’attaccante dei Los Angeles Galaxy, ex Manchester United, Zlatan Ibrahimovic ha sparato contro i media del suo paese – la Svezia – colpevoli, a suo dire, della sua mancata convocazione per il Mondiale di Russia 2018.

“In Russia ci saranno tutti i giocatori più forti. Sarei dovuto essere lì anche io, ma non ci sarò. I media assicurano che la Svezia ora sia una squadra migliore senza di me…”, le sue parole.

“Questa è la loro mentalità: non ho un nome tipico svedese né l’atteggiamento, ma rimango il miglior realizzatore della storia della nazionale”, ha poi rivendicato.

Il centravanti 36enne ha poi ricordato il suo passato vittorioso in Europa: “Ho vinto quello che ho vinto giocando con le maglie di Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint Germain, Manchester United e Galaxy. Se non sapessi come si vince di squadra, perché avrei giocato e vinto nelle più grandi squadre al mondo? Credetemi, so come si vince e lo so fare bene”.

Parole piccate che non nascondono la delusione di Zlatan per la mancata convocazione. Va però detto che il primo a dire “no” alla nazionale fu proprio lui quando annunciò l’addio. Poi, dopo l'”impresa” dei suoi connazionali contro l’Italia nei playoff qualificazione, il cambio di idea. Troppo tardi Zlatan. Troppo tardi.

Ibrahimovic: “Vi racconto di quella volta che fui inseguito dalla polizia”

Zlatan ha raccontato di quando da ragazzo ingaggio un inseguimento con la polizia svedese: “Nel mio quartiere (a Malmoe, ndr) quando hai un po’ di soldi la prima cosa che vuoi è una bella macchina. E io a diciotto o diciannove anni mi sono comprato una Porsche Turbo. Ci ho speso tutto quello che avevo, mi sono anche fatto prestare del denaro per averla”.

“Un giorno – ha proseguito – stavo guidando, andavo molto veloce e la polizia mi fa cenno di accostare. E secondo voi mi sono fermato? No, non mi sono fermato…”.

“Mi hanno inseguito finché a un certo punto ho trovato un tunnel sotto l’autostrada e mi sono nascosto lì – ha raccontato -. I poliziotti non se ne sono accorti. Ho aspettato che passassero e me ne sono andato”.

“Non dico che sia stata una cosa giusta o sbagliata da fare, dico solo che a quell’età si va alla ricerca di adrenalina…”. Ok, una ragazzata. Ma Ibra lo rifarebbe ora? Probabilmente no. Non tanto perché si tratterebbe di infrangere la legge, quanto perché negli Stati Uniti un reato del genere viene punito con il carcere…