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“Liberi”, lettera aperta alla mia generazione
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lettera alla mia generazione
Raffaele La Regina

“Liberi”, lettera aperta alla mia generazione

La lettera di Raffaele La Regina è stata pubblicata in occasione del giorno della liberazione, ma apre a una riflessione più ampia sul tema della libertà

07 Giu. 2018
lettera alla mia generazione
Raffaele La Regina

Mi presento: sono Raffaele La Regina, ho 24 anni e sono di Potenza. Sono laureato in Relazioni Internazionali alla Federico II di Napoli. Sono rientrato pochi mesi fa dal mio Erasmus a Parigi, alla Sorbona, e a ottobre conseguirò la mia laurea specialistica in Pubblica Amministrazione. Sono un convinto europeista. Ho pensato di inoltrarle una lettera aperta alla mia generazione. Eccola:

Quest’anno il 25 aprile è stato davvero particolare, la festa della liberazione dopo un mese e ventuno giorni dalle elezioni politiche si rivela un momento di riflessione necessaria per il bene della democrazia.

Tutto quello che è successo prima del 4 marzo 2018 ha scaraventato l’Italia indietro di 75 anni, facendola precipitare in un abisso di violenze fisiche e verbali che hanno creato sgomento.

Ci siamo ritrovati catapultati in un clima di sospetto e timore che non deve appartenere al nostro millennio, abbiamo guardato il nostro vicino con inquietudine. Abbiamo valutato i più deboli come un pericolo, cercando di escluderli e scaricando su questi i drammi e le angosce di un momento storico sicuramente difficile.

L’attentato verso dei giovani di colore ad opera del leghista Traini a Macerata, le continue violenze di Casa Pound ad Ostia, e non solo, avallate da clan mafiosi come gli Spada, gli attacchi notturni e squadristici di Forza Nuova a minoranze etniche, le percosse agli omosessuali che fanno cronaca ogni giorno.

Sono stati davvero in pochi a sbigottirsi. È stato davvero inquietante ascoltare messaggi di solidarietà verso gli autori di queste atrocità da parte di alcuni leader politici nazionali, ancora più sconcertante leggere ogni giorno sui social insulti ed ingiurie.

Per fortuna c’è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di dire qualcosa. Chiariamoci, anche le violenze di alcune manifestazioni antifasciste sono da condannare.

Non dimentichiamo mai di guardare al mondo: la situazione in Siria. La questione palestinese. Il neo-protezionismo americano. L’antifascismo nel 2018 bisogna vederlo come un’analisi critica delle ideologie autoritarie e discriminanti.

L’antifascismo è un insieme di valori, idee, domande che riguardano i rapporti tra le persone, tra cittadini e potere, tra forze politiche. Le nuove generazioni di antifascisti, che posano lo sguardo verso il futuro con ansia e incertezza, devono prendere quello che c’è di buono nelle esperienze passate e usarlo per affrontare le sfide del presente.

Le risposte a queste sfide non sono la chiusura, la nostalgia, il nazionalismo; ma l’inclusione, la non discriminazione, la capacità di pensare al domani con una visione di crescita condivisa, con una visione europea di pace e cooperazione fra popoli.

Festeggiamo la Liberazione consapevoli di essere nati liberi da guerre in casa nostra, liberi dal razzismo, liberi di muoverci in lungo e in largo per l’Europa con pochi soldi, liberi di studiare e lavorare dove preferiamo, liberi dalla pena di morte, liberi di essere donne, liberi di amare chi ci pare.

Utilizziamo tutto il coraggio che abbiamo per abbattere i muri che il presente sta erigendo e costruiamo ponti, per un avvenire di Libertà.

La lettera di Raffaele La Regina è stata pubblicata sul blog di Concita De Gregorio e pubblicata su TPI con il consenso dell’autore.

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