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L’editoriale di Feltri in cui definisce Soumayla Sacko un “ladro abbronzato”

Sull'edizione del 5 giugno di Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, il giornalista parla del bracciante sindacalista originario del Mali ucciso da alcuni colpi di fucile in Calabria

Immagine di copertina

“Chi di notte, o di giorno, si intrufola nella proprietà altrui allo scopo di fare razzie, forse non merita di essere ammazzato, ma nemmeno di passare per una brava persona uccisa solo poiché ha la pelle scura. In Calabria, nel circondario di Rosarno, non si scherza: coloro che vengono scoperti a portare a segno un furto, difficilmente la fanno franca.

È una questione di cultura, il problema non è il razzismo: viene colpito il ladro, a prescindere dalla sua nazionalità.

I neri che si stabiliscono nella zona sappiano che se sono in grado di sfuggire al codice penale, non scappano a quello degli ’ndranghetosi. Costoro non distinguono tra furfanti bianchi o abbronzati. E sparano”.

Questi sono alcuni passaggi dell’editoriale di Vittorio Feltri, direttore di Libero, sull’edizione del 5 giugno.

La persona cui si riferisce Feltri è Soumayla Sacko, il sindacalista di 29 anni ucciso in una sparatoria a San Calogero, vicino Vibo Valentia.

L’uomo è stato colpito da alcuni pallettoni sparati con un fucile mentre stava prelevando delle lamiere da utilizzare nella baraccopoli di San Ferdinando, ed è morto dopo il trasferimento in ospedale.

Secondo Feltri si tratta di un ladro che “forse” non merita di essere ammazzato. Eppure Soumayla Sacko stava prelevando quei materiali da un deposito abbandonato e l’ipotesi di una “razzia” appare alquanto lontana.

C’è l’appropriazione indebita di cose altrui – che andrebbe comunque accertata – e che rimane un reato, per quanto sanzionato in modo lieve, ma cercare lamiere per ripararsi la notte non è ascrivibile a una razzia.

E poi c’è la chiusa dell’editoriale nella quale un nordafricano – in questo caso un “farabutto” per Feltri – viene definito “abbronzato”: una definizione che non può certo passare inosservata.

Qui il problema non è l’offesa alla dignità della persona ma un razzismo subdolo e insinuante. Un nemico, in un certo senso, interno.
Pericoloso quanto quello esterno, visibile e affrontabile.

Per l’omicidio di Soumayla Sacko c’è un indagato, si tratterebbe di un 40enne del posto. Sarà sottoposto allo stub, l’esame per accertare la presenza di residui di polvere da sparo sulle mani e i vestiti.

Ieri è stato conferito l’incarico al medico legale per effettuare l’autopsia sul corpo del giovane bracciante.