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“Ecco come vogliamo batterci contro Lega e M5S”: intervista al presidente del Pd Matteo Orfini
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Matteo Orfini
Matteo Orfini, presidente del Partito democratico. Credit: Federico Ferramola

“Ecco come vogliamo batterci contro Lega e M5S”: intervista al presidente del Pd Matteo Orfini

Il segretario reggente del Pd Martina ha ha parlato della volontà di fare un'opposizione che sia "un'alternativa concreta". TPI ha intervistato Matteo Orfini

Matteo Orfini
Matteo Orfini, presidente del Partito democratico. Credit: Federico Ferramola

Intervista a Matteo Orfini | Governo fiducia

È il giorno della seconda fiducia per il governo Conte, che oggi si presenta alla Camera dei deputati dopo aver ottenuto la maggioranza assoluta al Senato nella giornata di ieri, 5 giugno.

In Aula a Montecitorio si sono tenuti nella mattinata gli interventi dei deputati, tra cui quello del segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, che ha annunciato il “no” dei dem al voto di fiducia e ha parlato della volontà di fare un’opposizione che costituisca “un’alternativa concreta” al governo.

Nel pomeriggio è prevista la replica del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la votazione.

Tra un intervento e l’altro, nel Transatlantico, TPI ha incontrato e intervistato il presidente del Partito democratico Matteo Orfini.

Nel suo intervento in Aula il segretario reggente del Pd Maurizio Martina ha parlato di un’opposizione che sarà “un’alternativa concreta” all’attuale governo. In cosa si sostanzierà?

Intanto si sostanzia nella denuncia del carattere di questo governo, che è un governo di destra, come denunciano le prime dichiarazioni e le prime misure annunciate.

Oggi Salvini è stato onesto intellettualmente e l’ha detto chiaramente: “la flat tax serve a far pagare meno i ricchi perché è giusto che paghino di meno”.

Quando parliamo di opposizione concreta noi intendiamo che per ognuno di questi provvedimenti noi presenteremo un progetto alternativo. Per noi la riduzione della pressione fiscale va rimodulata soprattutto a favore di chi guadagna di meno.

È chiaro che le risorse che ci sono vanno messe sulla creazione di posti di lavoro e non sul reddito di cittadinanza (semmai si può potenziare il reddito d’inclusione che già c’è). È chiaro che i diritti vanno estesi e non si può tornare indietro come invece viene annunciato su molti aspetti, a cominciare dai diritti civili.

Lei parla di un governo di destra, ma il premier è stato scelto dal Movimento Cinque Stelle.

Che è una forza di destra. Io l’ho sempre detto, anche quando c’è stato un dibattito all’interno del nostro partito.

Due giorni dopo la sconfitta elettorale dissi pubblicamente che saremmo arrivati ad avere un governo Lega-Movimento Cinque Stelle, perché ritenevo compatibili culturalmente e programmaticamente quelle due forze, che sono due forze di destra.

Una più esplicita e storica come la Lega e un’altra sicuramente più giovane ma che su molte di queste posizioni ha trovato una convergenza naturale.

Disse anche che un governo Pd-M5S sarebbe stata la fine del Pd.

Certo. Per noi allearci strutturalmente, tra l’altro in una posizione ancillare, con una forza che su tutte le sue idee – dalla democrazia al lavoro, dalla Costituzione alla cultura politica – è il nostro opposto, avrebbe semplicemente portato alla scomparsa del Pd.

Cosa verrà fuori dalla prossima assemblea del Pd?

Questo è difficile prevederlo. Ci sarà una discussione e una decisione.

Il nostro statuto prevede che quella assemblea debba o eleggere un segretario in assemblea o convocare le primarie. Vedremo quale sarà la scelta.

È difficile oggi predeterminarne l’esito, dobbiamo confrontarci e lo faremo.

Vi opporrete anche al reddito di cittadinanza? In cosa è diverso dal potenziamento del reddito d’inclusione?

La differenza è che il reddito d’inclusione serve a sostenere chi si trova in una situazione di difficoltà, fornendogli uno strumento che non è solo economico, ma serve complessivamente a ricostruire un progetto di vita che ti aiuti a uscire da quella condizione di debolezza.

Cosa diversa è la previsione di un reddito di cittadinanza che viene indiscriminatamente promesso a una grandissima parte della popolazione e che viene economicamente coperto assorbendo tutti gli altri strumenti di sostegno che esistono.

È un po’ un gioco delle tre carte che serve a spingere le persone a non lavorare. Noi vorremmo invece che si mettessero più risorse sulla creazione dei posti di lavoro. Per noi il lavoro non è solo l’assegno che si prende a fine mese, che è fondamentale, ma è ciò che fonda la cittadinanza.

Questa è una Repubblica fondata sul lavoro, come recita l’articolo uno della Costituzione, quindi tutte le risorse vanno messe a cercare di trovare lavoro. Poi per chi non riesce a trovarlo e si trova in una situazione di difficoltà c’è il reddito d’inclusione, che può tranquillamente essere potenziato.

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