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Dal Jobs act alla Fornero: le prime cose che farà Di Maio da ministro del Lavoro

Di Maio ha annunciato in una diretta Facebook le sue priorità: dalla revisione del Jobs act alla legge Fornero, passando per i centri per l'impiego

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Luigi Di Maio

Dopo aver giurato come ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico venerdì primo giugno, sabato 2 Luigi Di Maio ha partecipato alla parata per la festa della Repubblica.

Dopo le celebrazioni, il capo politico del Movimento Cinque Stelle ha spiegato, attraverso una diretta Facebook, quali sono le sue priorità da ministro.

Di Maio non si è soffermato, in questo caso, sul reddito di cittadinanza, ma ha affrontato altri nodi spinosi, dal Jobs act alla Fornero.

“Sul fronte dei lavoratori, il Jobs act va rivisto perché c’è troppa precarietà. Ormai le persone non è che non hanno più la certezza per sposarsi, ma non hanno la certezza nemmeno per prenotare le proprie vacanze”, ha detto Di Maio

“Dai ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro partono i nostri cavalli di battaglia. Le iniziative da affrontare subito sono: via spesometro, via redditometro, via studi di settore. Gli imprenditori vanno lasciati in pace”, ha proseguito.

“Il datore e il dipendente in Italia non devono essere nemici. In Italia, nelle piccole e medie imprese, ci sono i datori che sono un po’ dipendenti e i dipendenti che sono un po’ imprenditori”.

“Ho chiesto al ministero dello Sviluppo economico di aprirmi le porte nonostante il giorno di festa. Ho deciso di cominciare a lavorare, almeno con il mio staff, per cercare di mettere in piedi almeno i provvedimenti che devono migliorare la qualità della vita degli italiani”, ha continuato Di Maio nella diretta Facebook.

“Il ministero dello Sviluppo economico è proprio davanti al ministero del Lavoro, a cui non ho chiesto di restare aperti perché a me serviva solo l’ufficio per fare una riunione operativa con il mio staff. Sviluppo economico e lavoro devono lavorare insieme”, aggiunge Di Maio, “e da oggi ci mettiamo al lavoro per creare lavoro, fare in modo che ci sia lavoro per chi non ce l’ha, che ci sia dignità per chi ha lavori precari e sottopagati, che ci siano pensioni”.

“I centri per l’impiego non devono essere più una umiliazione. Ieri ho fatto, alle dieci di sera, una prima riunione con il personale del Lavoro, e  abbiamo parlato di Anpal e centri per l’impiego. C’è un limite, sono di competenza regionale”.

“Io non metterò insieme tutti gli assessori al Lavoro delle Regioni italiane: faremo un tavolo e miglioreremo i centri per l’impiego con più personale, più risorse e una filosofia diversa, per dare risposte a chi non ha lavoro”, ha proseguito il capo politico del M5s.

“Fare quota cento per superare la legge Fornero. Non faccio annunci o miracoli, sono qui per fare i fatti insieme a una squadra di governo che non ha indagati e condannati, un unicum dal 1994”.

“L’Italia siede a un tavolo importante come quello del G7, faremo conoscere cosa è questo governo e che obiettivi vuole raggiungere”, ha concluso Di Maio.

Nel contratto di governo siglato da M5S e Lega sono previsti diversi punti in materia di politiche del Lavoro.

Salario minimo

Uno dei più importanti punti a cui il ministro Di Maio sarà chiamato a dare attuazione riguarda l’introduzione di un salario minimo orario.

Nell’accordo di governo M5S-Lega si legge che “appare di primaria importanza garantire una retribuzione equa al lavoratore”.

Il salario minimo orario, secondo il programma, sarà introdotto per legge “per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva”.

Cuneo fiscale e burocrazia

Il contratto di governo prevede una “riduzione strutturale del cuneo fiscale”.

Il ministro Di Maio vi dovrà provvedere d’intesa con il collega Tria, titolare del Mef. In campagna elettorale il leader pentastallato aveva annunciato una “manovra fiscale shock per creare lavoro”, comprendente la riduzione del costo del lavoro e il taglio dell’Irap.

M5S e Lega, inoltre, concordano nel ritenere di dover “liberare le imprese dal peso di oneri, spesso inutili e gravosi”.

Il nuovo governo si è prefissato l’obiettivo di attuare una “semplificazione, razionalizzazione e riduzione, anche attraverso la digitalizzazione, degli adempimenti burocratici connessi alla gestione amministrativa dei rapporti di lavoro”.

Voucher

L’introduzione dei voucher è stato uno dei punti più contestati del governo precedente, al punto che nel 2017 questo strumento è stato abolito. M5S e Lega, tuttavia, lo rimpiangono.

“La cancellazione totale dei voucher ha creato non pochi disagi ai tanti settori per i quali questo mezzo di pagamento rappresentava, invece, uno strumento indispensabile”, si legge nel contratto di governo.

In base a quanto previsto nel programma, il ministro Di Maio lavorerà per “porre in essere una riforma complessiva della normativa vigente volta ad introdurre un apposito strumento, chiaro e semplice, che non si presti ad abusi, attivabile per via telematica attraverso un’apposita piattaforma digitale, per la gestione dei rapporti di lavoro accessorio”.

Reddito di cittadinanza

Da leader del Movimento Cinque Stelle, il neo-ministro Di Maio ha più volte prospettato l’introduzione del reddito di cittadinanza.

Secondo quanto dichiarato in più occasioni, questa misura dovrà servire “ad aiutare chi cerca lavoro”. Ma “nessuno verrà pagato per stare sul divano”, ha sempre precisato Di Maio.

Nel contratto di governo stipulato tra M5S e Lega si parla di uno “strumento di sostegno al reddito per i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno”.

Il contributo è fissato in 780 euro al mese per ciascun avente diritto.

L’introduzione del reddito di cittadinanza sarà strettamente intrecciata, nei piani del nuovo governo, a una profonda riorganizzazione dei centri per l’impiego, per cui è previsto un investimento di 2 miliardi di euro.

Per ottenere l’assegno bisognerà iscriversi ai centri e non si potrà rifiutare più di tre offerte di lavoro nell’arco di due anni, pena la decadenza del contributo.

Centri per l’impiego e formazione

Il contratto di governo prevede un investimento di 2 miliardi di euro “per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego che fungeranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori che si trovano momentaneamente in stato di disoccupazione”.

La riorganizzazione mira a “incrementare la presenza, efficienza e qualità dei servizi per l’impiego”, a “identificare e definire idonei standard di prestazione dei servizi da erogare” e ad “adeguare i livelli formativi del personale operante”.

Nei piani del nuovo esecutivo c’è anche una “profonda riorganizzazione della formazione, finalizzata all’effettivo impiego e di qualità, che guardi non solo alla realtà odierna ma che investa sui settori del futuro al fine di adeguare il lavoro ai cambiamenti tecnologici e di offerta, attraverso processi di formazione continua dei lavoratori”.

Il contratto M5S-Lega parla anche di “favorire, nell’ambito delle scuole secondarie di secondo grado e dell’università, la nascita di nuove figure professionali idonee alle competenze richieste dalla quarta rivoluzione industriale” e di “prevedere misure di sostegno alle micro e piccole imprese nel rinnovamento dei loro processi produttivi”.

Pensioni

Il ministro Di Maio è fortemente critico rispetto alla riforma Fornero.

Nel contratto di governo M5S-Lega si legge che “occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. Fornero, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse”.

“Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti”, si legge nel programma di governo.

Inoltre “è necessario riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza”.

“Prorogheremo la misura sperimentale ‘opzione donna’ che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili”.