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Roma, la Raggi nega a due mamme di registrare all’anagrafe la loro bambina: “La sindaca ci ha voltato le spalle”
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figli coppie omosessuali roma raggi
hoto by Credit: Ronchini/NurPhoto

Roma, la Raggi nega a due mamme di registrare all’anagrafe la loro bambina: “La sindaca ci ha voltato le spalle”

Due mamme si sono presentate agli uffici anagrafe di Roma per dichiarare congiuntamente la nascita del figlio e chiedere che la maternità fosse attribuita a entrambe ma gli ufficiali si sono rifiutati di trascrivere l'atto

04 Giu. 2018
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hoto by Credit: Ronchini/NurPhoto

La sindaca di Roma Viriginia Raggi si è rifiutata di riconoscere all’anagrafe una bambina nata da due mamme.

È quanto denunciano dall’associazione delle Famiglie Arcobaleno, dal Roma Pride, dal Circolo Mario Mieli e da Rete Lenford.

Il caso, che risale a lunedì 28 maggio, ci è stato raccontato nei dettagli da Angelo Schillaci, avvocato del gruppo legale di Famiglie Arcobaleno.

“Dopo la vicenda torinese, e quella di città come Milano e Palermo, due mamme si sono presentate agli uffici anagrafe di Roma per dichiarare congiuntamente la nascita del figlio e chiedere che la maternità fosse attribuita a entrambe, sulla base delle ragioni giuridiche che stiamo difendendo. Ossia la possibilità di riconoscere alla nascita il figlio anche per la madre non biologica che ha prestato il consenso alla fecondazione eterologa”.

“L’ufficiale dello stato civile ha negato di accettare questa azione di riconoscimento congiunto da parte delle due mamme, e per poter finalizzare la dichiarazione di nascita da parte della mamma che ha partorito ha costretto quest’ultima a dichiarare il falso. Ossia a dire che il bambino era nato a seguito di un rapporto sessuale con un maschio non parente”, spiega Schillaci.

Non essendo previsto dai moduli e dalle formule che questo bambino sia stato concepito con eterologa, la mamma ha dovuto dichiarare il falso.

(Qui l’aggiornamento sul caso e la risposta del comune di Roma interpellato da TPI).

“Nei casi di due donne”, spiega l’avvocato, “dove non c’un padre ma un donatore anonimo, quello che per prassi si fa è far dichiarare che il concepimento sia avvenuto con persona rimasta ignota”.

“Questo è avvienuto perché la sindaca non ha dato indicazioni agli ufficiali di stato civile sull’iter burocratico da seguire, ma ha ignorato la questione”.

TPI ha raccolto la testimonianza di Marilena Grassadonia, presidente Nazionale Famiglie Arcobaleno, Associazione Genitori Omosessuali che ci ha raccontato:

“Denunciamo in modo forte una situazione che va avanti da mesi. La sindaca Raggi ci ha negato qualsiasi incontro e non ha mai risposto alle nostre richieste”.

Come infatti spiega la presidente delle Famiglie Arcobaleno, “da mesi è stata inviata tutta la documentazione formale per capire quale fosse la strada per intraprendere una trascrizione legale di queste nascite”.

“Siamo riusciti”, prosegue Marilena, “ a interfacciarci con tanti sindaci di grandi e piccoli comuni, solo Roma, che è per giunta la Capitale, si è rifiutata di dare delle risposte. Chiediamo che la sindaca si assuma le responsabilità di quello che sta accadendo lasciando in difficoltà il personale degli uffici dell’anagrafe che non sanno come comportarsi ed anche le due mamme”.

“Ci sono centinaia di bambini che devono essere registrati. È assurdo che in altre città come Torino e Milano si sia fatto un ottimo lavoro di collaborazione tra i nostri legali e il comune per trovare un accordo e questo non avvenga a Roma”.

“Voglio ricordare”, conclude la presidente, “che soltanto ieri la sindaca di Torino Appendino ha annunciato che trascriverà l’atto di nascita per altri 30 bambini”.

(Qui il commento dell’attivista Lgbtq Chiara Sfregola per TPI)

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