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Afghanistan, 9 civili sono rimasti uccisi in un’operazione delle forze di sicurezza

Un'unità delle forze speciali afghane ha fatto irruzione in diverse case e ha aperto per errore il fuoco contro gli abitanti. È in corso un'indagine

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Militari afghani nella provincia di Nangarhar

Le forze di sicurezza afghane hanno ucciso nove persone in un’operazione nella provincia orientale di Nangarhar, in Afghanistan.

Un’unità d’élite delle forze speciali afghane ha fatto irruzione in diverse case e ha condotto alcune incursioni nel distretto di Chaparhar, nell’ est del paese

Altre 8 persone sono state ferite nell’operazione.

“Otto tra le persone uccise erano civili e una era un comandante della polizia locale”, ha spiegato ad Al Jazeera il portavoce del governatore provinciale, Attaullah Khoghyani.

Il portavoce dell’ospedale regionale della provincia di Nangarhar ha detto ad Al Jazeera che una donna e una ragazza erano tra i feriti.

“La maggior parte delle persone uccise avevano ferite da armi da fuoco”, ha riferito il portavoce.

Alcuni testimoni oculari rimasti feriti hanno detto che quando i soldati delle forze speciali si sono avvicinati alle loro case, i residenti hanno aperto il fuoco pensando che i combattenti talebani o dello stato islamico dell’Iraq e del Levante li stessero attaccando.

“Ieri sera le forze speciali hanno attaccato il nostro distretto e alcune case e anche i residenti hanno aperto il fuoco”, ha detto un testimone ad Al Jazeera.

“Tutti qui vogliono proteggersi a causa della costante violenza. Perché le forze speciali di sicurezza hanno attaccato le case dei residenti?”, continua l’uomo.

È stata aperta un’indagine per determinare il vero scopo dell’operazione e per capire perché ci sono state delle vittime civili.

Non è la prima volta che in Afghanistan i civili rimangono coinvolti nei combattimenti tra i talebani e le forze di sicurezza.

Le operazioni militari nel paese si sono intensificate da quando il gruppo armato ha annunciato la sua annuale offensiva di primavera il mese scorso.

La provincia di Nangarhar, inoltre, è un territorio al momento conteso tra i talebani e l’Isis per le miniere di talco presenti nella zona.

Il minerale, impiegato nei prodotti per bambini, nei cosmetici e anche per la costruzione di alcuni componenti delle auto, proviene da alcune aree dell’est dell’Afghanistan.

Attualmente lo Stato islamico controlla una gran numero di miniere di talco, marmo e cromite nell’est dell’Afghanistan, soprattutto intorno alle loro roccaforti nel distretto di Achin, nella provincia di Nangarhar.

A svelarlo è stato il gruppo Global Witness.

Quasi tutto il talco estratto in Afghanistan è venduto in Pakistan e successivamente esportato negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali.

“I consumatori americani ed europei stanno inconsapevolmente aiutando i gruppi estremisti dell’Afghanistan”, riferisce Nick Donovan, responsabile delle ricerche di Global Witness.